CHIU­DE IL CA­NA­LE RAI MO­VIE E AT­TO­RI E RE­GI­STI PRO­TE­STA­NO. PER­CHÉ?

Gli ad­det­ti ai la­vo­ri si so­no mo­bi­li­ta­ti con una pe­ti­zio­ne con­tro la de­ci­sio­ne di sop­pri­me­re il ca­na­le de­di­ca­to ai film. Han­no ra­gio­ne? La Tv di Sta­to co­me lo so­sti­tui­rà?

GENTE - - La Gente Domanda -

Èun er­ro­re chiu­de­re Rai Mo­vie per­ché è l’uni­co ca­na­le, non a pa­ga­men­to, de­di­ca­to al ci­ne­ma 24 ore al gior­no, con una pro­gram­ma­zio­ne di ol­tre cin­que­mi­la film l’an­no che spa­zia­no su tut­ti i ge­ne­ri. Rai Mo­vie go­de an­che di buo­na sa­lu­te dal pun­to di vi­sta eco­no­mi­co, per­ché as­sie­me a Rai Pre­mium (de­di­ca­to al­le fic­tion) co­sta un mi­lio­ne di eu­ro l’an­no e ne por­ta a ca­sa 36 in pub­bli­ci­tà. Inol­tre il ca­na­le è una bran­ca di Rai Ci­ne­ma, che fi­nan­zia cir­ca 70 film all’an­no, gli stes­si film che tro­va­no po­chis­si­mo spa­zio sul­la Tv ge­ne­ra­li­sta men­tre go­do­no di buo­na vi­si­bi­li­tà pro­prio su Rai Mo­vie. Per tut­ti que­sti mo­ti­vi chiu­der­lo non ha pro­prio sen­so. Al suo po­sto la Rai ha an­nun­cia­to l’aper­tu­ra di due ca­na­li, ma non ha spe­ci­fi­ca­to che sia­no te­ma­ti­ci. Piut­to­sto ha in­di­ca­to che sa­ran­no “tar­ghet­tiz­za­ti” se­con­do il pub­bli­co: uno fem­mi­ni­le e uno ma­schi­le, de­fi­ni­zio­ne che al

gior­no d’og­gi fa ve­ra­men­te ri­de­re. Che co­sa vuol di­re? Che uno dei ca­na­li pro­gram­me­rà il cal­cio e la bo­xe e l’al­tro le­zio­ni di cu­ci­to? Un ve­ro con­tro­sen­so in un’epo­ca in cui si par­la mol­to di si­ner­gie che do­vreb­be­ro pro­muo­ve­re il ci­ne­ma lun­go tut­ta la fi­lie­ra, per far­lo re­sta­re vi­vo an­che d’esta­te (con il pro­get­to Mo­vie­ment che ha l’obiet­ti­vo di ri­por­ta­re film e spet­ta­to­ri nei ci­ne­ma nei tre lun­ghis­si­mi e spes­so dram­ma­ti­ci me­si esti­vi). Io, per esem­pio, guar­do po­co la Tv ge­ne­ra­li­sta men­tre tro­vo sem­pre qual­co­sa che mi interessa su Rai Mo­vie. Ve­den­do il suc­ces­so del­la pe­ti­zio­ne che è sta­ta lan­cia­ta con­tro la chiu­su­ra del ca­na­le, è evi­den­te che la que­stio­ne non interessa so­lo agli ad­det­ti ai la­vo­ri, ma a un pub­bli­co che è de­ci­sa­men­te mol­to più va­sto.

Ri­spon­de FRAN­CE­SCO BRU­NI re­gi­sta e sce­neg­gia­to­re

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