SCEN­DE IN CAM­PO

L’EX VI­CE DI BARACK OBAMA HA AN­NUN­CIA­TO CHE SI PRESENTERÀ AL­LE PRIMARIE DEL PAR­TI­TO DE­MO­CRA­TI­CO. L’OBIET­TI­VO È SCON­FIG­GE­RE TRUMP NEL 2020. «FU BEAU, IL MIO RA­GAZ­ZO, PRI­MA DI MO­RI­RE,A CHIEDERMI DI FAR­LO», HA RAC­CON­TA­TO

GENTE - - Sommario - di Ste­fa­no Nazzi

Joe Bi­den si can­di­da con i de­mo­cra­ti­ci per bat­te­re Do­nald Trump nel­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li ame­ri­ca­ne del 2020.

Ogni an­no il 18 di­cem­bre Joe Bi­den non la­vo­ra. È il gior­no del ri­cor­do. Nel di­cem­bre del 1972 il gio­va­ne Jo­se­ph Ro­bi­net­te Bi­den Jr. era ap­pe­na di­ven­ta­to se­na­to­re de­gli Sta­ti Uni­ti, il se­sto più gio­va­ne del­la sto­ria. Si era can­di­da­to con i de­mo­cra­ti­ci nel De­la­ware, per un seg­gio da sem­pre in ma­no ai re­pub­bli­ca­ni, sfi­dan­do Ca­leb Bogs, se­na­to­re di lun­go cor­so con­vin­to dall’al­lo­ra pre­si­den­te Ri­chard Ni­xon a pre­sen­tar­si per un’ul­ti­ma vol­ta. Bi­den ave­va po­che spe­ran­ze, i son­dag­gi lo da­va­no di­stac­ca­to di 25 pun­ti. Non ave­va sol­di, af­fi­dò la sua cam­pa­gna elet­to­ra­le al­la

so­rel­la Va­le­rie, i suoi col­la­bo­ra­to­ri prin­ci­pa­li fu­ro­no i fa­mi­lia­ri. Gi­rò il De­la­ware sen­za so­sta, at­ti­rò il vo­to dei gio­va­ni. Vin­se con un pun­to di mar­gi­ne.

Po­co più di un me­se do­po, era ap­pun­to il 18 di­cem­bre, tut­ta la sua fa­mi­glia, tran­ne lui, era a bor­do di un’au­to, sta­va per­cor­ren­do una stra­da vi­ci­no a ca­sa, a Wil­ming­ton, quan­do fu cen­tra­ta in pie­no, con vio­len­za, da un’al­tra vet­tu­ra, gui­da­ta da un ubria­co. La mo­glie Nei­lia e la fi­glia di so­li 13 me­si, Nao­mi Ch­ri­sti­na, mo­ri­ro­no sul col­po. I fi­gli Ro­bert Hun­ter e Beau, di cin­que e sei an­ni, ar­ri­va­ro­no in ospe­da­le in con­di­zio­ni gra­vis­si­me. Per que­sto il 18 di­cem­bre per Joe Bi­den è il gior­no del ri­cor­do. Lo sa­pe­va an­che il suo ca­po e ami­co, Barack Obama, del qua­le è sta­to vi­ce­pre­si­den­te per ot­to an­ni, dal 2009 al 2017: il 18 di­cem­bre Joe re­sta da so­lo, re­sta in pa­ce.

In quel­le set­ti­ma­ne tra il 1972 e il 1973, Bi­den non si stac­cò mai dal ca­pez­za­le dei fi­gli, en­trò in cri­si, mi­se in di­scus­sio­ne la sua fe­de, lui con­vin­to cat­to­li­co, na­to in una fa­mi­glia di ori­gi­ni ir­lan­de­si, e pen­sò se­ria­men­te di ri­nun­cia­re al seg­gio del se­na­to. Lo con­vin­se­ro i com­pa­gni di par­ti­to ma pro­nun­ciò il giu­ra­men­to in una stan­za dell’ospe­da­le, a po­chi me­tri dai let­ti di Ro­bert e Beau. Quan­do i ra­gaz­zi si ri­pre­se­ro e tor­na­ro­no a ca­sa, Joe Bi­den ini­ziò a fa­re il suo la­vo­ro al Se­na­to sen­za pe­rò tra­sfe­rir­si a Wa­shing­ton co­me tut­ti i suoi col­le­ghi. I di­pen­den­ti del Se­na­to lo sa­pe­va­no, se aves­se­ro te­le­fo­na­to i fi­gli, il se­na­to­re Bi­den an­da­va av­ver­ti­to e nel ca­so in­ter­rot­to, qual­sia­si co­sa stes­se fa­cen­do. Ogni se­ra, fi­ni­to il la­vo­ro, Joe pren­de­va il tre­no e per­cor­re­va i 120 chi­lo­me­tri che lo se­pa­ra­va­no da ca­sa, a Wil­ming­ton. Di­ven­ne co­sì ce­le­bre tra i di­pen­den­ti dell’Am­track, la so­cie­tà che ha in ge­stio­ne le trat­te fer­ro­via­rie de­gli Sta­ti Uni­ti, che al set­te­mil­le­si­mo viag­gio gli ven­ne in­ti­to­la­ta la sta­zio­ne del­la sua cit­ta­di­na: og­gi si chia­ma Joe Bi­den Sta­tion. Lui, dal can­to suo, ogni an­no del­la vi­ta da se­na­to­re pen­do­la­re or­ga­niz­zò un bar­be­cue per i di­pen­den­ti Am­track che, man­co a dir­lo, lo han­no sem­pre vo­ta­to in mas­sa. Da quel­la cam­pa­gna elet­to­ra­le del 1972, Joe Bi­den non ha mai per­so un’ele­zio­ne. Na­to a Scran­ton, in Penn­syl­va­nia, da ra­gaz­zo ave­va un se­rio pro­ble­ma di bal­bu­zie che riuscì, con mol­ti sfor­zi, a scon­fig­ge­re so­lo a vent’an­ni. Nel 1994, du­ran­te un in­con­tro pub­bli­co nel De­la­ware, un ra­gaz­zo, Bran­den Brooks, al­zò la ma­no e fe­ce una do­man­da al se­na­to­re bal­bet­tan­do vi­sto­sa­men­te. Bi­den lo vol­le poi in­con­tra­re, pri­va­ta­men­te. Gli spie­gò che an­che lui, da bam­bi­no, era sta­to af­flit­to dal pro­ble­ma ma che non ave­va mai per­mes­so al­la bal­bu­zie di in­ter­fe­ri­re con i suoi so­gni e che, an­zi, ave­va sem­pre cer­ca­to oc­ca­sio­ni di par­la­re in pub­bli­co, per espor­si, com­bat­te­re. Qual­che gior­no do­po fe­ce con­se­gna­re una let­te­ra al ra­gaz­zo: “Ca­ro Bran­den, è sta­to un pia­ce­re co­no­scer­ti. Tie­ni

OGNI SE­RA PREN­DE­VA IL TRE­NO: 120 KM PER TOR­NA­RE IN FA­MI­GLIA

a men­te quel­lo che ti ho det­to ri­guar­do al­la bal­bu­zie. Puoi scon­fig­ger­la co­sì co­me l’ho scon­fit­ta io. Quan­do lo fa­rai, sa­rai una per­so­na più for­te. Avrai vin­to. Un’al­tra co­sa: quan­do avrai la ten­ta­zio­ne di pren­de­re in gi­ro qual­cu­no per via di un suo pro­ble­ma, ri­cor­da co­me ti sen­ti quan­do sei tu a es­se­re pre­so in gi­ro. Trat­ta tut­ti con ri­spet­to e sa­rai ri­spet­ta­to”.

Da bam­bi­no bal­bu­zien­te, Bi­den si è tra­sfor­ma­to con gli an­ni in uno dei politici più am­mi­ra­ti per la ca­pa­ci­tà ora­to­ria. È con­si­de­ra­to com­pe­ten­te, è mol­to esper­to ma so­no i suoi di­scor­si, pie­ni di pas­sio­ne, il pun­to di for­za. Fu­ro­no an­che pe­rò il suo pun­to de­bo­le nel 1988 quan­do de­ci­se di can­di­dar­si al­la pre­si­den­za. Du­ran­te la cam­pa­gna per le primarie fu ac­cu­sa­to di aver co­pia­to una fra­se di un di­scor­so di Neil Kin­nock, lea­der del par­ti­to la­bu­ri­sta bri­tan­ni­co. Non un’ac­cu­sa ter­ri­bi­le ma tan­to ba­stò per af­fos­sa­re la sua can­di­da­tu­ra.

Non fu pe­rò quel­la la co­sa più gra­ve che Joe Bi­den do­vet­te af­fron­ta­re in quel pe­rio­do. Sem­pre nel 1988 fu col­pi­to da un aneu­ri­sma. La si­tua­zio­ne ap­pa­ri­va co­sì di­spe­ra­ta che gli fu da­ta l’estre­ma un­zio­ne. So­prav­vis­se, ma do­po un po’ eb­be un’em­bo­lia pol­mo­na­re e poi un al­tro aneu­ri­sma. La­sciò l’ospe­da­le ot­to me­si do­po.

Ar­ri­vò, an­ni do­po, un’al­tra pro­va du­ris

si­ma. Joe Bi­den rac­con­ta tut­to in un li

bro, Pa­pà fam­mi una pro­mes­sa, in cui par­la del­la sua at­ti­vi­tà po­li­ti­ca, del suo rap­por­to con Barack Obama, del suo la­vo­ro co­me vi­ce­pre­si­den­te. Ma par­la so­prat­tut­to del gior­no del Rin­gra­zia­men­to del 2014. A fi­ne an­ni Set­tan­ta Joe Bi­den si era ri­spo­sa­to con Jill, co­no­sciu­ta do­po un ap­pun­ta­men­to al buio or­ga­niz­za­to da suo fra­tel­lo. Jill, Joe e i ra­gaz­zi, Beau, Ro­bert Hun­ter e Ashley, na­ta dal le­ga­me con la se­con­da mo­glie, da al­lo­ra ave­va­no l’abi­tu­di­ne di tra­scor­re­re il gior­no del Rin­gra­zia­men­to sull’iso­la di Nan­tuc­ket, a un’ora di tra­ghet­to da Ca­pe Cod. Quel­lo del no­vem­bre 2014 fu un Rin­gra­zia­men­to par­ti­co­la­re per la fa­mi­glia. A Beau, av­vo­ca­to e poi pro­cu­ra­to­re ge­ne­ra­le del De­la­ware, era sta­to dia­gno­sti­ca­to un tu­mo­re al cer­vel­lo. Quel gior­no del Rin­gra­zia­men­to muo­ve­va a fa­ti­ca il brac­cio si­ni­stro, sof­fri­va di afa­sia. Lui e Ro­bert dis­se­ro al pa­dre: «Vie­ni a fa­re una pas­seg­gia­ta, dob­bia­mo par­la­re». Parlò so­lo Beau, a fa­ti­ca. «Pa­pà», dis­se, «ti de­vi can­di­da­re». Joe, ri­bat­tè: «No, non vo­glio nuo­vi cal­va­ri per la fa­mi­glia». Ma Beau con­ti­nuò: «Pa­pà, non hai ca­pi­to. Io lo vo­glio, lo vo­glia­mo io e lo vuo­le Ro­bert. Lo de­vi fa­re. È un tuo do­ve­re. De­vi far­mi una pro­mes­sa».

Beau Bi­den mo­rì sei me­si do­po. Joe non si can­di­dò nel 2016. Ha de­ci­so di far­lo ora: cor­re­rà al­le primarie del par­ti­to de­mo­cra­ti­co. Nei son­dag­gi è da­to fa­vo­ri­to, il po­po­lo de­mo­cra­ti­co lo ama. Le bor­da­te pe­rò han­no ini­zia­to ad ar­ri­va­re. Due don­ne lo han­no ac­cu­sa­to di com­por­ta­men­ti inap­pro­pria­ti. Nes­su­na mo­le­stia. Una del­le due ac­cu­sa il can­di­da­to di aver stro­fi­na­to il na­so con­tro il suo, l’al­tra di aver­le da­to una ca­rez­za pro­lun­ga­ta sul­la te­sta. So­no pe­rò l’av­vi­sa­glia del cli­ma che Bi­den tro­ve­rà an­dan­do avan­ti nel­la cam­pa­gna elet­to­ra­le. Han­no chie­sto all’ami­co Barack Obama, l’uo­mo che ha te­nu­to, pian­gen­do, il di­scor­so fu­ne­bre per Beau, se Joe Bi­den sa­rà in gra­do di af­fron­ta­re la raf­fi­ca di at­tac­chi, an­che scor­ret­ti, che il pre­si­den­te Do­nald Trump sca­glie­rà con­tro di lui nei pros­si­mi me­si. Obama non ha ri­spo­sto. Ha so­lo sor­ri­so.

NEL 1988 FU COL­PI­TO DA DUE ANEURISMI: RESTÒ 8 ME­SI IN OSPE­DA­LE

DUE DON­NE ADES­SO LO AC­CU­SA­NO DI ES­SE­RE STA­TO INOPPORTUNO

IN­SIE­ME NEL­LA GRAN­DE AV­VEN­TU­RA To­le­do (Sta­ti Uni­ti). Joe Bi­den e Barack Obama, 57 an­ni, nel cor­so di un co­mi­zio elet­to­ra­le in Ohio, nell’ago­sto del 2008, du­ran­te la cam­pa­gna per le pre­si­den­zia­li.

CON PAS­SIO­NE IN AIU­TO DEI LA­VO­RA­TO­RI Dor­che­ster (Sta­ti Uni­ti). Joe Bi­den, 76 an­ni, tie­ne un di­scor­so, il 18 apri­le, in so­ste­gno dei la­vo­ra­to­ri di una ca­te­na di su­per­mer­ca­ti del Mas­sa­chu­setts, a ri­schio di chiu­su­ra.

STRET­TO A JILL DO­PO LA VIT­TO­RIA Joe Bi­den e la mo­glie Jill, 67 an­ni, dan­za­no du­ran­te il bal­lo di inau­gu­ra­zio­ne del se­con­do man­da­to di Barack Obama, il 21 gen­na­io 2013.

PA­DRE, PO­LI­TI­CO E SPOR­TI­VO Un gio­va­ne Joe Bi­den, al suo pri­mo man­da­to co­me se­na­to­re de­mo­cra­ti­co de­gli Sta­ti Uni­ti, im­pe­gna­to in una par­ti­ta di ba­se­ball con il fi­glio Beau (1969-2015).

QUEL GIOR­NO PER­SE NEI­LIA E NAO­MI Joe Bi­den con la pri­ma mo­glie Nei­lia Hun­ter, mor­ta in un in­ci­den­te stra­da­le il 18 di­cem­bre 1972. Quel gior­no mo­rì an­che la fi­glia Nao­mi (a de­stra), di 13 me­si.

IL GIU­RA­MEN­TO Wa­shing­ton. Jill Bi­den reg­ge tra le ma­ni l’an­ti­ca Bib­bia su cui il ma­ri­to Joe sta per giu­ra­re co­me vi­ce pre­si­den­te de­gli Sta­ti Uni­ti. Era il 21 gen­na­io 2013, A de­stra, Beau Bi­den, mor­to due an­ni do­po.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.