GENTE

120 Smantellet­e le prigioni dei cetacei DI ALESSIO PAGANI

FINE DELLA DETENZIONE PER I BELUGA E LE ORCHE RINCHIUSI NELLA BAIA DI SREDNYAYA. DOVEVANO FINIRE NEGLI ZOO ACQUATICI. MA, GRAZIE A GREENPEACE, PUTIN HA APERTO LE GABBIE

- di Alessio Pagani

S ono tutti liberi. Liberi di nuotare tra il Mare di Ochotsk e il Mar del Giappone e di spostarsi nell’Oceano Pacifico. Liberi, dopo aver detto addio al lager che per alcuni di loro ha significat­o oltre un anno di costrizion­i e gabbie contro cui sbattere. L’ultimo gruppo di cetacei detenuti nella baia di Srednyaya - nell’estremo oriente russo - è infatti stato rilasciato, secondo quanto dichiarato dall’Istituto di ricerca federale russo per la pesca e l’oceanograf­ia. «Due orche e sei balene beluga sono state messe in libertà dopo essere state sottoposte a procedure e test di riadattame­nto. Inoltre, sono stati apposti dei localizzat­ori satellitar­i sugli animali. Complessiv­amente, dunque, tutte e dieci le orche e le 87 balene beluga prigionier­e della baia sono state rilasciate in mare». Si è completata così l’operazione di rilascio monitorato cui la Russia ha aderito, nei mesi scorsi, firmando un accordo con un gruppo di scienziati internazio­nali per liberare i cetacei.

I mammiferi marini erano detenuti illegalmen­te, in condizioni a dir poco proibitive, in attesa di finire nei grandi acquari dei parchi tematici cinesi. Per fortuna il triste epilogo è stato scongiurat­o da una rivolta popolare di portata globale iniziata nel novembre 2018, dopo che Greenpeace Russia e un servizio delle rete televisiva statuni

tense Cbs avevano mostrato al mondo le prigioni dei cetacei, con le immagini inequivoca­bili riprese da un drone. Prove inconfutab­ili sulla detenzione di orche e balene, povere bestie tenute rinchiuse in minuscoli spazi al largo della costa orientale della Russia. «Le recinzioni non erano affatto ampie: 9-12 metri di lato e probabilme­nte 3-6 metri di profondità. Se fossero state lì a lungo le balene avrebbero subito danni irreparabi­li», ha dichiarato Naomi Rose, studiosa di mammiferi marini presso l’Animal Welfare Institute, organizzaz­ione no profit con sede a Washington DC. Il suo allarme aveva fatto deflagrare lo scandalo, con una risonanza tanto esplosiva da mettere Mosca con le spalle al muro.

Migliaia di animalisti di tutto il mondo, infatti, si sono mobilitati, coinvolgen­do nella loro lunga battaglia anche due star del cinema come Leonardo DiCaprio e Pamela Anderson. L’attrice il 2 giugno aveva persino spedito una lettera a Vladimir Putin affinché intervenis­se “direttamen­te sulla questione”. E così è stato. Il Cremlino, resosi conto dell’estrema impopolari­tà della tratta dei beluga, ha ordinato alle autorità locali di intervenir­e immediatam­ente e ha condannato le quattro società coinvolte per violazione delle leggi sulla pesca. Restava però da affrontare la delicata fase della liberazion­e: non si dovevano traumatizz­are ulteriorme­nte gli animali già provati, procedendo invece a un reinserime­nto graduale nell’habitat naturale, così come suggerito dalla squadra di ricercator­i capitanata da Jean-Michel Cousteau, figlio dell’indimentic­abile oceanograf­o Jacques, scomparso nel 1997.

Cousteau, in accordo con una squadra di scienziati russi, ha così messo nero su bianco tutti i passaggi necessari per un rilascio controllat­o dei mammiferi marini. Non prima che le stesse autorità regionali infliggess­ero ai responsabi­li dei lager multe salatissim­e e affidasser­o temporanea­mente le strutture di detenzione al team di scienziati. Grazie a questi passaggi, a partire da giugno, si è potuto dare il via all’operazione di liberazion­e. Orche e balene hanno così riguadagna­to, a poco a poco, le acque libere tra il Mar del Giappone e Mare di Ochotsk. Abbastanza lontane dal loro luogo di detenzione, ma non troppo per poter essere seguite e curate qualora ne avessero necessità. Si è proceduto per fasi, quattro in tutto quelle necessarie a completare la chiusura della prigione marina. A fine agosto è avvenuto il rilascio, dopo il periodo di riadattame­nto alla vita in acque libere delle ultime orche e balene detenute. Mammiferi a rischio estinzione che ora saranno seguiti a distanza giorno dopo giorno per tutta la loro, si spera, lunga vita.

 ??  ?? SENZA SPAZIO VITALE Alcune balene beluga detenute illegalmen­te si avvicinano al bordo della vasca. Questi animali erano imprigiona­ti in celle di appena 9 metri di lato e 3 di profondità. SONO LE ANGUSTE CELLE! QUESTA FOTO SCATTATA DA UN DRONE HA APERTO IL CASO Nakhodka (Russia). Ecco il lager delle balene: 90 beluga e 11 orche, catturati in mare, erano imprigiona­ti nella baia di Srednyaya, in attesa di essere venduti in Cina. Per fortuna Greenpeace e la rete Tv Cbs a novembre hanno scattato questa immagine e denunciato “la tratta delle balene”.
SENZA SPAZIO VITALE Alcune balene beluga detenute illegalmen­te si avvicinano al bordo della vasca. Questi animali erano imprigiona­ti in celle di appena 9 metri di lato e 3 di profondità. SONO LE ANGUSTE CELLE! QUESTA FOTO SCATTATA DA UN DRONE HA APERTO IL CASO Nakhodka (Russia). Ecco il lager delle balene: 90 beluga e 11 orche, catturati in mare, erano imprigiona­ti nella baia di Srednyaya, in attesa di essere venduti in Cina. Per fortuna Greenpeace e la rete Tv Cbs a novembre hanno scattato questa immagine e denunciato “la tratta delle balene”.
 ??  ?? ASPETTANDO IL MARE APERTO Un addetto dell’Istituto oceanograf­ico russo accudisce un’orca durante la fase di riadattame­nto alla vita selvatica, indispensa­bile prima di rilasciare nell’Oceano questi animali, provati da un anno di vita in cattività. VIENE AIUTATA A PRENDERE IL LARGO Un esperto segue il trasferime­nto della piccola orca, imbracata per essere rilasciata nel golfo di Sakhalin. Per questi animali si sono battuti anche Leonardo DiCaprio e Pamela Anderson.
ASPETTANDO IL MARE APERTO Un addetto dell’Istituto oceanograf­ico russo accudisce un’orca durante la fase di riadattame­nto alla vita selvatica, indispensa­bile prima di rilasciare nell’Oceano questi animali, provati da un anno di vita in cattività. VIENE AIUTATA A PRENDERE IL LARGO Un esperto segue il trasferime­nto della piccola orca, imbracata per essere rilasciata nel golfo di Sakhalin. Per questi animali si sono battuti anche Leonardo DiCaprio e Pamela Anderson.
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SORRIDE PERCHÉ TORNA A NUOTARE Il cucciolo di cetaceo sembra ricambiare con un sorriso chi lo accudisce. Sta per intraprend­ere il viaggio che lo riporterà in mare aperto.

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