GENTE

Esclusivo Bud Spencer in mostra DI SARA RECORDATI

LA MOGLIE E I FIGLI RACCONTANO IL GIGANTE BUONO. «ANCHE ALLA FINE, ORMAI CIECO, ERA OTTIMISTA E FACEVA PROGETTI. SUL SET ERA SE STESSO, CON NOI NON SI ARRABBIAVA MAI»

- da Roma Sara Recordati

Èstato il pubblico a chiederlo. «La gente vuole bene a papà, ci scrive continuame­nte, perciò abbiamo deciso di dedicargli un’esposizion­e, a tre anni dalla scomparsa. Per l’occasione, mamma ha tirato fuori fotografie e oggetti che nemmeno noi vedevamo da anni, è stato emozionant­e». Bud Spencer mostra multimedia­le è alla sala Dorica di Palazzo Reale a Napoli fino all’8 dicembre. Ci si può immergere nelle ambientazi­oni dei film western più famosi dell’attore napoletano, oppure rivivere le sue imprese giovanili quando si chiamava Carlo Pedersoli, non aveva un nome d’arte ed era un campione di nuoto.

Siamo a casa Pedersoli per incontrare i tre figli dell’attore - Giuseppe, Cristiana e Diamante - assieme alla loro mamma, Maria Amato. «Per la mostra nostra madre ha ritrovato perfino la cappa tigrata che papà indossava sul ring quando faceva il lottatore di wrestling in Anche gli angeli mangiano fagioli [ del 1973, ndr]». Parlano a turno e sono tutti entusiasti di ricordare il grande Carlo. A partire dalla signora Maria, che gli ha dedicato la vita, stando dietro le quinte e allevando i figli praticamen­te da sola. «Di mio marito ricordo soprattutt­o le attese», commenta con aria vispa. «Lui sul set e io a

casa con i bambini. Poi, quando è nata Diamante, abbiamo cominciato a seguirlo anche noi in giro per il mondo. Diamante era affiancata da un insegnante sui set, perfino in Africa quando Carlo girò Piedone l’africano e Piedone d’Egitto. Infatti è la più giramondo dei miei figli, ha vissuto venticinqu­e anni negli Stati Uniti. Per fortuna ora è tornata a Roma e lavora qui come architetto».

Un padre spesso lontano. « Ma il suo esempio è bastato a trasmetter­ci buoni valori di vita. E quando tornava a casa era una festa», ricorda Cristiana, che è scultrice, pittrice e ha appena dato alle stampe una biografia tedesca del padre, Mein papa Bud, che uscirà in Italia ad aprile, per Giunti. «La sua solarità riempiva la stanza. Credeva nell’imperativo napoletano “Futtetenne”, fregatene, ma nel senso buono: cioè prendi le cose con più leggerezza, qui è tutto virtuale, non conta, la vera vita è quella dopo la morte». Era molto credente. «Non praticava, ma la fede lo aiutava a non prendersi troppo sul serio. Non si arrabbiava mai. L’unica volta che uscì dalla stanza, offeso, si ripresentò dopo pochi minuti dicendo: sono stanco di essere arrabbiato. Mamma lo chiamava l’alieno. E lui diceva che lei era il suo carrarmato». «Perché mi sono sempre occupata di tutto», spiega la signora Maria. «Fin da quando, a 27 an

ni, ho perso mio padre [ il celebre produttore cinematogr­afico Giuseppe Amato, ndr] e ho curato gli interessi di mia madre e delle mie due sorelle. Una volta sposata, ho continuato ad andare io dal commercial­ista e dall’avvocato. Carlo non apriva nemmeno la posta, diceva che era troppo occupato a vivere la vita. Era un sognatore».

E un uomo straordina­rio, pieno di energie e talenti, Non dev’essere stato facile avere un padre tanto ingombrant­e. Risponde Giuseppe: «Si dice che un ragazzo diventi capofamigl­ia quando riesce a battere suo padre a braccio di ferro, ecco allora io non lo sono mai diventato», sorride. «Con lui non c’era gara, in nessun campo. A nuoto mi batteva anche se mettevo le pinne». Oltre alla mostra, Giuseppe ha in programma di produrre un film sulla vita del padre. Titolo provvisori­o: Lo chiamavano... Bud Spencer. «Ci vorrebbe una serie, per percorrerl­a tutta, quella vita. L’infanzia sotto le bombe a Napoli dove la sua famiglia benestante perse la fabbrica di mobili in ferro; il trasferime­nto a Roma e poi in Brasile. Infine, rientrato in Italia, papà divenne una stella olimpica del nuoto».

Conobbe Maria bazzicando l’ambiente del cinema: «Lo chiamavano a fare la comparsa perché era molto bello, alto. In Quo vadis, del 1951, per esempio, era un gladiatore e in Addio alle armi (1957) un carabinier­e», ricorda lei. «Mi veniva a prendere a scuola, ma sono passati anni prima che si decidesse a sposarmi. A un certo punto è anche fuggito in Venezuela, diceva che doveva trovare se stesso, ma sono convinta - anche se non l’ha mai confessato - che fuggiva da me». Poi per fortuna è tornato. «Era anche il periodo in cui si concludeva la carriera di atleta e cominciava quella nel cinema», prosegue Giuseppe. «Del Venezuela raccontava sempre un aneddoto: fu preso come bagnino nella piscina di un hotel di Caracas e un giorno arrivò il campione nazionale di nuoto. Un amico organizzò la sfida, lui riuscì a batterlo, lo umiliò davanti a tutti». Sembrava che gli venisse tutto facile. «Anche recitare. Non si sentiva un attore perché non aveva studiato e faceva se stesso, magari era limitato, ma vero e autentico. Era molto sicuro di sé, umile, ma non modesto. Il suo successo era in gran parte dovuto alla solarità. Pensa che a causa del cloro, della miopia e poi dei fari del cinema era diventato quasi cieco, eppure non l’ha mai fatto pesare. Prima di entrare in scena levava gli occhiali e riusciva a menare cazzotti senza sbagliare mira perché aveva affinato tutti gli altri sensi». Anche in questo aveva trovato il lato positivo. «Diceva: non vedo, quindi mi sembra tutto bello. A 86 anni, pochi mesi prima di morire, faceva ancora progetti: sognava una serie di concerti perché ha sempre avuto una bellissima voce. Diceva di avere la testa di un diciottenn­e in un corpo anziano e solo alla fine gli ho sentito dire, per la prima volta, che si sentiva vecchio», conclude Diamante con una punta di emozione.

Si rammaricav­a del fatto che la critica avesse sempre ignorato i film suoi e di Terence Hill? «Veramente, no. Però quando fu assegnato loro il David di Donatello alla carriera nel 2010 fu un momento commovente per tutti». È vero che anche lui, come Terence, avrebbe dovuto fare il sacerdote in Tv? «Sì, era stata girata una puntata pilota di Padre Speranza, ma poi, visto il successo di Don Matteo, la cosa è stata lasciata cadere». E l’amicizia con Terence prosegue anche ora che Carlo non c’è più? «Sì, ma, come sempre, Terence prima c’è e poi sparisce per mesi. Sono sempre stati così diversi: uno compagnone e spumeggian­te, l’altro solitario e silenzioso. Opposti in tutto, per questo perfetti insieme».

Una frase per riassumere vostro padre? «È stato un uomo fortunato che dalla vita ha avuto tutto. Nato sotto una buona stella, come Obelix».

AVREBBE DOVUTO FARE UNA SERIE TV: PADRE SPERANZA

 ??  ?? «LUI ERA PER TUTTI NOI COME IL SOLE» Roma. La famiglia Pedersoli nel salotto di casa, accanto a un ritratto di Bud Spencer (vero nome Carlo Pedersoli), scomparso il 27 giugno 2016, a 86 anni, che pare voler dire: vi tengo d’occhio tutti. Da sinistra, intorno a mamma Maria Amato, 83, Diamante, 47, Cristiana, 56, e Giuseppe, 58. «Papà era il nostro sole», dicono i figli. (Foto Livio Anticoli).
«LUI ERA PER TUTTI NOI COME IL SOLE» Roma. La famiglia Pedersoli nel salotto di casa, accanto a un ritratto di Bud Spencer (vero nome Carlo Pedersoli), scomparso il 27 giugno 2016, a 86 anni, che pare voler dire: vi tengo d’occhio tutti. Da sinistra, intorno a mamma Maria Amato, 83, Diamante, 47, Cristiana, 56, e Giuseppe, 58. «Papà era il nostro sole», dicono i figli. (Foto Livio Anticoli).
 ??  ?? SETACCIANO L’ALBUM DI FAMIGLIA Sul tavolo da pranzo fotografie e locandine di Bud Spencer che Giuseppe, Diamante, Maria e Cristiana hanno selezionat­o per Bud Spencer, mostra multimedia­le, aperta alla Sala Dorica del Palazzo Reale di Napoli fino all’8 dicembre. L’attore era molto orgoglioso di essere napoletano.
SETACCIANO L’ALBUM DI FAMIGLIA Sul tavolo da pranzo fotografie e locandine di Bud Spencer che Giuseppe, Diamante, Maria e Cristiana hanno selezionat­o per Bud Spencer, mostra multimedia­le, aperta alla Sala Dorica del Palazzo Reale di Napoli fino all’8 dicembre. L’attore era molto orgoglioso di essere napoletano.
 ??  ?? «UNA VOCE SPLENDIDA» La signora Maria posa con l’album Futtetenne, una raccolta di canzoni del marito dal 1961 al 2015. «Aveva una voce bellissima», dice.
«UNA VOCE SPLENDIDA» La signora Maria posa con l’album Futtetenne, una raccolta di canzoni del marito dal 1961 al 2015. «Aveva una voce bellissima», dice.
 ??  ?? C’È ANCHE LA BIOGRAFIA La giornalist­a Sara Recordati (a destra) intervista la famiglia Pedersoli nel soggiorno di casa. Sul pouf si vede il libro in tedesco Mein Papa Bud scritto da Cristiana, che uscirà anche in Italia ad aprile.
C’È ANCHE LA BIOGRAFIA La giornalist­a Sara Recordati (a destra) intervista la famiglia Pedersoli nel soggiorno di casa. Sul pouf si vede il libro in tedesco Mein Papa Bud scritto da Cristiana, che uscirà anche in Italia ad aprile.
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«HA FATTO TUTTO LEI» Roma. Diamante (a sinistra) e Cristiana abbraccian­o mamma Maria. «Ci ha cresciute lei», dicono, «papà era spesso via per lavoro».

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