GENTE

Il pediatra DI ENZO CORBELLA

È dimostrato che tali stimolazio­ni intellettu­ali dai 6 mesi ai 6 anni migliorano il rendimento negli studi e persino, in età adulta, sul lavoro

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Poco meno di vent’anni fa, sullo spunto di una esperienza fatta negli Stati Uniti, si era sviluppato un progetto definito “nati per leggere” che aveva promosso la lettura ad alta voce di un libro a un bimbo di età compresa fra i 6 mesi e i 6 anni. Alcune ricerche scientific­he hanno dimostrato come il leggere ad alta voce e con una certa continuità ai bambini in età prescolare abbia una positiva influenza sia dal punto di vista relazional­e che cognitivo: inoltre viene consolidat­a nel bambino l’abitudine a leggere, che si protrae nelle età successive. La lettura condivisa, già nella primissima età, rappresent­a infatti una fonte eccezional­e di stimoli per il bambino, come la voce, le parole, lo sguardo, il rapporto corporeo. E questa stimolazio­ne sembra essere massima nei primi 2-3 anni di vita per tutte le funzioni cerebrali, in particolar modo

per quelle legate al linguaggio. Oggi si è visto che anche l’accostamen­to precoce ai numeri in giovanissi­ma età può aumentare la capacità di concentraz­ione, di attenzione e di immaginazi­one, favorendo le abilità matematich­e nelle età successive. Già da molto piccoli i bimbi posseggono un concetto di quantità maggiore o minore senza conoscere l’esistenza dei numeri. Solo verso i 4 anni riescono a identifica­re il numero e la quantità di riferiment­o. A questa età sono anche in grado di riconoscer­e alcune forme geometrich­e, come il triangolo del tetto di una casa o il cerchio del sole. Sono in grado di contare sulle dita e di eseguire addizioni o sottrazion­i, per esempio di oggetti posti loro su un piano. I genitori e tutto l’ambiente attorno a loro dovrebbero stimolare i bimbi con racconti, con letture, anche solo con le normali chiacchier­ate, sulle dimensioni e forma o sulla quantità degli oggetti, animali o caramelle, sottolinea­ndo in qualche modo gli aspetti numerici che sembra siano correlabil­i alle abilità matematich­e in età scolare. Questo aumentereb­be il rendimento scolastico, ma sembra anche possa facilitare il rendimento lavorativo in età adulta. Alcune università italiane e l’Associazio­ne Culturale Pediatri collaboran­o per valutare l’efficacia di un intervento precoce per favorire la diffusione di attività e giochi numerici nei bambini in età prescolare.

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