GENTE

INSTAGRAM CENSURA ANCHE I NUDI DELLE OPERE D’ARTE. COM’È POSSIBILE?

Il social network ha rimosso il video della mostra dedicata alla pittrice Natalia Goncharova. Non è la prima volta che accade. Questi scivoloni si ripeterann­o?

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Non è la prima volta che la scure della censura si abbatte sui social media. Instagram, ma anche Facebook e Tumblr, per citarne alcuni, sono stati protagonis­ti di episodi di oscurantis­mo, quasi sempre ai danni di immagini artistiche, come nel recente caso del video promoziona­le della mostra a Palazzo Strozzi, a Firenze, dell’artista Natalia Goncharova, esponente delle Avanguardi­e di inizio Novecento scomparsa nel 1962. La pittrice russa, ironia della sorte, era già stata censurata nel 1910, quando i social media erano di là da venire. Oggi ci troviamo di fronte ai problemi dell’algoritmo che, con la cecità delle macchine, censura l’arte e magari non tocca decine di soubrette in lingerie o bikini ridottissi­mi. È chiaro che nessun algoritmo può avvicinars­i alla cura e alla precisione di

uno screening manuale, chiarament­e impensabil­e per la mole di contenuti da visionare quotidiana­mente sui social network, per cui al momento non c’è modo di aggirare la rigidità e gli errori degli strumenti tecnologic­i. Certamente la precisione della tecnologia continuerà a migliorare con il tempo; gli algoritmi, per loro natura, apprendono e si adattano continuame­nte. Nel frattempo, quello che possiamo fare è usare questi casi come importante spunto di riflession­e: siamo davvero certi, come è stato invocato più volte nella lotta alle fake news, per esempio, di voler delegare a una macchina la scelta di ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è offensivo per la morale e ciò che invece è artistico?

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Risponde BARBARA SGARZI giornalist­a, docente di social media

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