GENTE

Scoprirono il Covid: le ricercatri­ci del Sacco ora studiano le mutazioni

DI ANNA ALBERTI

- Di Anna Alberti

Davanti a un caffè e a un dolcetto, Alessia Lai, ricercatri­ce della famosa équipe dell’ospedale Sacco che ha isolato il primo ceppo “italiano” del coronaviru­s, ricorda: «Mi sembra ieri, e invece è già passato un anno dall’arrivo dei primi campioni biologici dei pazienti di Codogno. Non avrei mai immaginato che da quel momento mi sarei chiusa in laboratori­o per giorni e serate intere con i colleghi del laboratori­o universita­rio di Malattie infettive diretto dal professor Massimo Galli. Né tantomeno che saremmo stati nominati Cavalieri della Repubblica dal presidente Mattarella. Ma, soprattutt­o, che ci saremmo ritrovati ancora una volta bardati come palombari a distanza di un anno, questa volta a caccia di mutazioni», racconta Alessia.

Cogliamo l’occasione per farci spiegare che cos’è una mutazione, e perché questa “caccia” è così importante per la salute di tutti noi. «Quando un virus si replica o crea copie di se stesso a volte cambia leggerment­e, e non dobbiamo stupircene: il cambiament­o è il motore di ogni processo evolutivo. Le mutazioni non sono altro che il “trucco” che il virus usa per adattarsi a

nuove situazioni, per migliorare la sua trasmissib­ilità e la sua capacità di eludere il sistema immunitari­o».

Dunque il virus cambia per non soccombere a farmaci e vaccini, insomma per sopravvive­re. Ed ecco spiegate le tante varianti di cui sentiamo parlare in questi giorni, la brasiliana (la variante P.1), la sudafrican­a (chiamata 501.V2), e il mutante inglese (il B.1.1.7 definito dal professor Galli un “bulletto”). Com’è cambiato il lavoro della dottoressa Lai, in seguito a queste varianti? «Sapevamo bene che il SarsCoV-2, come del resto gli altri virus a Rna, ha un’innata predisposi­zione a mutare per diffonders­i meglio: ce ne eravamo accorti sin dall’inizio, quando abbiamo isolato la prima mutazione del ceppo virale che dalla Cina era arrivata in Europa, subito ribattezza­ta D614G. Quel lavoro oggi continua, e non lo facciamo certo da soli: operiamo all’interno di una rete che collega i laboratori italiani super specializz­ati, in costante comunicazi­one tra loro». La domanda che viene subito spontanea è se queste varianti siano anche più pericolose o aggressive, e la risposta ce la offre il ministero della Sanità: «Attualment­e la malattia si presenta con le stesse caratteris­tiche, e i sintomi sono gli stessi in tutte le varianti del virus».

E per quanto riguarda l’efficacia dei vaccini? A questo proposito, la dottoressa

Lai spiega ancora: «Come tutti gli operatori sanitari sono già stata vaccinata. Chi l’avrebbe detto che in un anno la scienza sarebbe stata in grado di raggiunger­e un simile risultato! Ma ora stiamo raccoglien­do i campioni biologici di tutti i sanitari immunizzat­i per capire se i vaccini attualment­e a disposizio­ne sono attivi nei confronti delle tante varianti».

Impossibil­e farla sbilanciar­e su ciò che alcuni studi preliminar­i, svolti su gruppi limitati di persone, stanno ipotizzand­o: ovvero che il vaccino di AstraZenec­a-Oxford offrirebbe una protezione limitata contro i problemi indotti dalla variante comparsa in Sudafrica qualche tempo fa, mentre sarebbe efficace contro quella inglese. E che tutti i vaccini sembrerebb­ero avere un’efficacia limitata di fronte alla variante brasiliana. «Oggi non sappiamo con certezza per quanto tempo saremo protetti, né se le varie formulazio­ni dei vaccini andranno riadattate in base alle mutazioni. Ci vorranno molti dati per capirlo. È questa la nostra nuova sfida», spiega ancora la ricercatri­ce.

Prima di salutarci non possiamo non chiederle un ricordo del riconoscim­ento ricevuto a ottobre dalle mani di Sergio Mattarella insieme con gli altri colleghi del team, tutti definiti “eroi della pandemia”: Claudia Balotta, il capo del team ora in pensione, il professor Gianguglie­lmo Zehender, oltre ai ricercator­i Arianna Gabrieli, Annalisa Bergna e Maciej Stanislaw Tarkowski. «Il riconoscim­ento era del tutto inaspettat­o, furono i giornalist­i ad avvertirci. E mia madre, al telefono, all’inizio non mi aveva nemmeno dato retta. Sono felice che il presidente abbia premiato non solo gli studiosi più blasonati ma anche i più giovani e precari che hanno lavorato come pazzi, senza aspettarsi nulla in cambio. Quei contratti restano precari. Ma gli studenti che vogliono venire da noi aumentano».

lI CONTRATTI RESTANO PRECARI, MA GLI STUDENTI IN VIROLOGIA AUMENTANO

 ??  ?? UN ANNO FA ARRIVARONO PRIMI L’équipe di biologi del Sacco quasi al completo. Da sinistra, in senso orario, i ricercator­i Alessia Lai, 40, Maciej Stanislaw Tarkowski, 55, Annalisa Bergna, 30, Arianna Gabrieli, 38: per primi hanno isolato il ceppo “italiano” del Covid. Sotto, le tre ricercatri­ci.
UN ANNO FA ARRIVARONO PRIMI L’équipe di biologi del Sacco quasi al completo. Da sinistra, in senso orario, i ricercator­i Alessia Lai, 40, Maciej Stanislaw Tarkowski, 55, Annalisa Bergna, 30, Arianna Gabrieli, 38: per primi hanno isolato il ceppo “italiano” del Covid. Sotto, le tre ricercatri­ci.
 ??  ?? IL CAMPO DI BATTAGLIA Milano. L’ingresso dell’ospedale Luigi Sacco. Qui c’è il laboratori­o di Malattie infettive diretto dal virologo Massimo Galli.
IL CAMPO DI BATTAGLIA Milano. L’ingresso dell’ospedale Luigi Sacco. Qui c’è il laboratori­o di Malattie infettive diretto dal virologo Massimo Galli.
 ??  ?? MATTARELLA LI DEFINÌ EROI
Roma. La ricercatri­ce Alessia Lai mostra la pergamena e la medaglia di Cavaliere della Repubblica appena ricevuta dal presidente Sergio Mattarella, 79 anni. Era ottobre 2020. Il capo dello Stato definì lei e i colleghi milanesi “eroi della pandemia”. Sotto, la foto ricordo di Lai, Bergna e Gabrieli con il granatiere di guardia al Quirinale.
MATTARELLA LI DEFINÌ EROI Roma. La ricercatri­ce Alessia Lai mostra la pergamena e la medaglia di Cavaliere della Repubblica appena ricevuta dal presidente Sergio Mattarella, 79 anni. Era ottobre 2020. Il capo dello Stato definì lei e i colleghi milanesi “eroi della pandemia”. Sotto, la foto ricordo di Lai, Bergna e Gabrieli con il granatiere di guardia al Quirinale.

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