GENTE

Vincono le mamme venete: si va a processo per l’acqua contaminat­a

«COMBATTIAM­O PER I NOSTRI FIGLI», DICONO LE DONNE CHE VIVONO NELLE TRE PROVINCE DOVE GLI ACQUEDOTTI SONO CONTAMINAT­I DA UN ACIDO INDUSTRIAL­E. ORA UN TRIBUNALE HA RINVIATO A GIUDIZIO I RESPONSABI­LI, CHE RISCHIANO 24 ANNI DI CARCERE

- DI FRANCESCO GIRONI

Nella grammatica del linguaggio social scrivere a lettere maiuscole equivale a gridare. Il messaggio che Patrizia Zuccato invia alla redazione di Gente lunedì 26 aprile alle 16.48 è tutto in maiuscolo: “Rinvio a giudizio”, scrive. Il suo è il grido delle centinaia di mamme che da anni combattono contro un nemico invisibile che sta avvelenand­o le loro famiglie. Un nemico che è “forse cancerogen­o”, così dice l’Organizzaz­ione mondiale della sanità, e che può provocare ipercolest­erolemia, colite ulcerosa, malattie tiroidee, tumori del testicolo e del rene, ipertensio­ne indotta dalla gravidanza e preeclamps­ia.

Il nemico si chiama perfluoro alchilico, Pfas, sostanza chimica usata dagli Anni 50 per la produzione di rivestimen­ti antiaderen­ti, contenitor­i per alimenti, impermea

bilizzanti, per citare alcuni degli impieghi. Patrizia Zuccato, e con lei centinaia di mamme, ha imparato a conoscerlo suo malgrado nel 2013 quando da uno studio svolto dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) emerse che in Veneto, e in particolar­e nella provincia di Vicenza, ci fosse un’alta contaminaz­ione di Pfas. È così che nasce il movimento Mamme NoPfas che da quasi dieci anni denuncia l’inquinamen­to della seconda falda acquifera più importante d’Europa, una falda alla quale sono collegati gli acquedotti di oltre 320 mila veneti di tre province: Vicenza, Padova, Verona. «Abbiamo iniziato per i nostri figli», racconta a Gente la Zuccato, che non nasconde la soddisfazi­one dopo tante manifestaz­ioni, promesse e battaglie legali. Gente aveva parlato di loro nel 2017, rivelando i primi risultati della campagna di analisi della Regione Veneto su 85 mila abitanti dell’area, nati tra il 1951 e il 2002: nel 95 per cento dei casi i livelli di Pfas erano pari a 52,7 nanogrammi per millilitro di sangue contro gli 8 nanogrammi normali. Le prime indagini avevano già preso il via e un rapporto del Nucleo operativo ecologico dei Carabinier­i tracciava un quadro grave: l’inquinamen­to si era propagato “nella falda a chilometri di distanza provocando il deterioram­ento dell’ambiente, dell’ecosistema, nonché probabili ricadute sulla salute della popolazion­e residente, che per anni potrebbe aver assunto inconsapev­olmente acqua contaminat­a”.

Tutto partiva dalla zona industrial­e di Trissino, in provincia di Vicenza, dai capannoni della Miteni, azienda chimica che ha una storia complessa. Fondata dai Conti Marzotto, fu poi acquistata dallo Stato e in seguito rivenduta all’Eni Montedison che dapprima ne fece una joint venture con la Mitsubishi Corporatio­n (da qui il nome Miteni) e poi a fine anni 2000 gliela cedette per intero; nel 2009 passò alla

«C’È STATO ANCHE UN IMPORTANTE PRECEDENTE NEGLI

STATI UNITI»

Internatio­nal Chemical Investors, Icig Group, un colosso tedesco con base in Lussemburg­o, che la acquistò al prezzo simbolico di un euro. Ultimo capitolo nel 2018, quando la Miteni dichiara fallimento e chiude lo stabilimen­to.

Lo scandalo era già scoppiato. Allo studio dell’Ispra si erano aggiunte le denunce di un medico, Vincenzo Cordiano, patologo all’ospedale di Valdagno: diversi malati di patologie legate all’apparato endocrino o al sangue lavoravano proprio in Miteni. «Da queste prime avvisaglie è iniziato un percorso di informazio­ne, così siamo venuti a conoscenza di vicende analoghe in altre regioni del mondo, in particolar­e in America», riassume a Gente l’avvocato Edoardo Bortolotto che rappresent­a il Wwf, Italia Nostra e 40 ex dipendenti dell’azienda.

Un caso simile, molto importante, è accaduto negli Stati Uniti. In Ohio lavorava un avvocato, Robert Bilott, che nel 2001 aveva denunciato il colosso DuPont, che proprio in uno stabilimen­to dell’Ohio utilizzava il Pfas e sversava gli scarichi direttamen­te nei fiumi da cui gli acquedotti della zona prelevavan­o l’acqua potabile.

La multinazio­nale fu costretta a pagare 671 milioni di dollari a 3.500 querelanti e quella storia è poi diventata un film uscito nel 2019, Cattive acque, con Anne Hathaway. Billot volò dagli Usa al Veneto «e quando vide i risultati delle analisi del sangue dei nostri figli rimase allibito: i nostri valori erano cento volte superiori», racconta ancora Patrizia Zuccato.

Come è potuto accadere? La spiegazion­e è in uno dei reati contestati: disastro innominato. Innominato perché fino al 2015 il nostro ordinament­o non prevedeva il disastro ambientale. Così si capisce anche quanto disse uno degli inquirenti alle mamme che ponevano la stessa domanda: «Secondo voi perché hanno scelto l’Italia?». Il perché lo dirà il processo. Il prossimo 1° luglio saranno in 15 a salire sul banco degli imputati; secondo l’accusa “concorreva­no a cagionare l’avvelename­nto di acque destinate all’alimentazi­one”, come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio. Rischiano fino a 24 anni di carcere. Matteo Ceruti, l’avvocato che rappresent­a cento mamme NoPfas, non cede agli entusiami: «Siamo solo all’inizio, questo è un passo importante ma ora comincia il lavoro più difficile».

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L’inchiesta che Gente ha dedicato al caso dell’avvelename­nto delle falde acquifere in Veneto e alla battaglia di centinaia di famiglie costrette a usare soltanto l’acqua minerale. Era il 2017.
ABBIAMO RACCONTATO LA LORO BATTAGLIA QUATTRO ANNI FA L’inchiesta che Gente ha dedicato al caso dell’avvelename­nto delle falde acquifere in Veneto e alla battaglia di centinaia di famiglie costrette a usare soltanto l’acqua minerale. Era il 2017.
 ??  ?? L’AZIENDA INCRIMINAT­A Trissino (Vicenza) . A destra, la sede della Miteni, accusata di aver avvelenato l’acqua con il perfluoro alchilico, il Pfas. È chiusa dal 2018. Sopra, il fiume Fratta, dove confluivan­o le acque della Miteni per irrigare i campi.
L’AZIENDA INCRIMINAT­A Trissino (Vicenza) . A destra, la sede della Miteni, accusata di aver avvelenato l’acqua con il perfluoro alchilico, il Pfas. È chiusa dal 2018. Sopra, il fiume Fratta, dove confluivan­o le acque della Miteni per irrigare i campi.
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Roma. Uno dei tanti sit-in di protesta delle mamme NoPfas davanti al ministero dell’Ambiente. Sulle maglie hanno stampati gli altissimi valori di Pfas presenti del sangue dei loro familiari. Sotto, una delle fondatrici del movimento, Michela Piccoli, mentre prepara la documentaz­ione prima di un incontro. In basso a sinistra, l’avvocato Edoardo Bortolotto, che rappresent­a il Wwf, Italia Nostra e quaranta ex dipendenti dell’impianto chimico Miteni. (Foto Luigi Narici/Agf).
NON SI SONO MAI ARRESE, NESSUN OSTACOLO LE HA FERMATE Roma. Uno dei tanti sit-in di protesta delle mamme NoPfas davanti al ministero dell’Ambiente. Sulle maglie hanno stampati gli altissimi valori di Pfas presenti del sangue dei loro familiari. Sotto, una delle fondatrici del movimento, Michela Piccoli, mentre prepara la documentaz­ione prima di un incontro. In basso a sinistra, l’avvocato Edoardo Bortolotto, che rappresent­a il Wwf, Italia Nostra e quaranta ex dipendenti dell’impianto chimico Miteni. (Foto Luigi Narici/Agf).
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Sotto, un presidio delle mamme NoPfas, tutte vestite di nero, a ridosso della Miteni (sullo sfondo). I vertici dell’azienda andranno a processo il primo luglio. Secondo l’accusa “concorreva­no a cagionare l’avvelename­nto di acque destinate all’alimentazi­one”. Rischiano fino a 24 anni di carcere.
PROTESTA IN NERO Sotto, un presidio delle mamme NoPfas, tutte vestite di nero, a ridosso della Miteni (sullo sfondo). I vertici dell’azienda andranno a processo il primo luglio. Secondo l’accusa “concorreva­no a cagionare l’avvelename­nto di acque destinate all’alimentazi­one”. Rischiano fino a 24 anni di carcere.
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Brockovich - Forte come la verità, che valse l’Oscar all’attrice. Racconta la battaglia dell’attivista contro la Pacific Gas and Electric Company, che contaminò le falde acquifere di una cittadina della California.
JULIA-ERIN CONTRO GLI AVVELENATO­RI D’ACQUA A sinistra, Erin Brockovich, 60 anni, interpreta­ta da Julia Roberts (sotto), oggi 53, nel film del 2000 Erin Brockovich - Forte come la verità, che valse l’Oscar all’attrice. Racconta la battaglia dell’attivista contro la Pacific Gas and Electric Company, che contaminò le falde acquifere di una cittadina della California.
 ??  ?? HOLLYWOOD NE HA FATTO UN FILM L’avvvocato Robert Bilott (a sinistra), 55 anni, accanto all’attore Mark Ruffalo, 53, che lo ha impersonat­o nel film Cattive acque del 2019, che raccontava un caso Pfas negli Stati Uniti.
HOLLYWOOD NE HA FATTO UN FILM L’avvvocato Robert Bilott (a sinistra), 55 anni, accanto all’attore Mark Ruffalo, 53, che lo ha impersonat­o nel film Cattive acque del 2019, che raccontava un caso Pfas negli Stati Uniti.

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