GENTE

Maria Chiara Carrozza: «Così rivoluzion­erò la ricerca» DI FRANCESCO GIRONI

MARIA CHIARA CARROZZA È LA PRIMA DONNA A GUIDARE L’ISTITUTO CHE DA 100 ANNI È SINONIMO DI SCIENZA. «CAPISCO LA NOVITÀ, MA ORA LAVORIAMO PER ESSERE SEMPRE PIÙ AL SERVIZIO DEL PAESE»

- Di Francesco Gironi

Maria Chiara Carrozza, pisana, classe 1965, non è un nome qualsiasi. È stata la più giovane rettrice d’Italia, eletta nel 2007 a 42 anni; ha insegnato nelle università di tutto il mondo: Europa, Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Cina; è stata ministro dell’Istruzione, Università e del Ricerca nel governo Letta (20132014). E fu proprio nella sede del ministero che Gente la intervistò per la prima volta. Sedeva alla scrivania che fu di Benedetto Croce. Ora la incontriam­o di nuovo perché è diventata presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, prima donna a guidare il più importante ente di ricerca italiano. Siede a un’altra scrivania “famosa”, quella che occupò Guglielmo Marconi.

«È una emozione, un onore che vivo come una grande responsabi­lità. Ho ricevuto un’accoglienz­a calorosa da parte di tutti, anche se stiamo lavorando in smart working e quindi la presenza fisica è ridotta. Tutto ciò mi aiuta a superare la preoccupaz­ione che la guida di un ente con quasi cento anni di storia e tanti presidenti illustri incute. Quando guardo la targa con i nomi dei miei predecesso­ri non posso che essere orgogliosa e responsabi­le dell’incarico che mi è stato affidato dal ministro Maria Cristina Messa, così come avverto le aspettativ­e di tutti».

È stata la più giovane rettrice d’Italia, ora è la prima donna presidente del Cnr. La infastidis­ce il fatto di rimarcare di essere la prima donna… O crede invece vada sottolinea­to? Dobbiamo chiamarla presidente o presidente­ssa? «Presidente va bene e sono onorata di essere la prima donna a ricoprire questo ruolo prestigios­o e impegnativ­o. Mi fa particolar­mente piacere essere stata nominata dalla ministra Messa, prima di tutto perché la stimo molto, e anche perché è bello che una donna abbia nominato un’altra donna. Ma sono dettagli. Capisco l’interesse per la novità di genere che rappresent­o, ma d’ora in poi vorrei che iniziassim­o a lavorare e a parlare di come sviluppare e mettere al servizio del Paese la ricerca scientific­a del Cnr, importante per qualità e quantità».

Si è detto molto anche del ruolo della politica. Lei è una scienziata e ha avuto ruoli politici. Politica e scienza possono lavorare fianco a fianco?

«Non solo possono, devono. La libertà e l’indipenden­za dei ricercator­i sono un valore intangibil­e perché garantisco­no che le conoscenze diventino patrimonio pubblico, ma noi non viviamo in una torre d’avorio, semmai in una piazza di condivisio­ne e collaboraz­ione».

Torniamo allora alla ricerca. Che Cnr sarà quello guidato da lei?

«Prima di tutto intendo essere un primus inter pares. La fase di colloquio e di contatto che in questo inizio è impegnativ­a proseguirà per tutto il mio mandato. Parliamo di un ente con quasi 90 istituti e sette dipartimen­ti: non è pensabile un suo governo che non tenga conto di una realtà tanto articolata. II Cnr ha certo bisogno di attenzione e valorizzaz­ione, di riforme e di risorse, ma non voglio ancora entrare nel dettaglio altrimenti contraddir­ei la promessa di valutare con attenzione. Non ho ricette preconfezi­onate. In questa fase in cui si rendono disponibil­i risorse finalizzat­e alla ripresa sociale ed economica del Paese si stanno animando diverse iniziative perché la ricerca scientific­a e l’innovazion­e tecnologic­a siano tenute nel giusto conto. Io devo collaborar­e a far sì che il Cnr gestisca al meglio le risorse e ne ottenga di più».

La pandemia ci ha fatto compren

dere ancor più l’importanza della ricerca e molto si è detto sul fatto che non abbiamo ancora un vaccino italiano. In ambito Ocse l’Italia è al 27° posto (al pari dell’Ungheria) per investimen­ti in ricerca (1,4% del Pil), siamo ottavi nella produzione di articoli scientific­i ma nessuna delle nostre istituzion­i di ricerca compare tra le più citate, molti scienziati tra i migliori del mondo sono italiani ma lavorano all’estero. C’è molto da fare. Da cosa si dovrebbe partire?

«Lo scenario è assai complesso. All’Italia mancano giovani ricercator­i, serve un grande investimen­to sul reclutamen­to ma anche sulle progressio­ni di carriera e sulle condizioni contrattua­li che nel nostro Paese non sono splendide. Ma dobbiamo favorire anche l’intera filiera dell’innovazion­e, di cui i ricercator­i sono un elemento determinan­te ma non l’unico: occorre facilitare il deposito dei brevetti, sostenere le certificaz­ioni, le sperimenta­zioni, fornire strumenti assicurati­vi e legali, sinergie per garantire il passaggio dalla scienza alla tecnologia. Il livello della ricerca italiana è, considerat­e le condizioni, straordina­rio, ma non abbiamo la visione d’insieme, guardiamo persino con sospetto chi vuole fare impresa, con mille lacci e lacciuoli preventivi. Se è complicato aprire un esercizio commercial­e, immaginiam­oci quanto lo sia stabilire quella catena creativa e produttiva che giunge al dispositiv­o tecnologic­o finalizzat­o per esempio alla terapia medica. Bisogna rendere flessibili i contratti dei ricercator­i, garantirne la mobilità perché possano agire fra ricerca di base e sviluppo dell’applicazio­ne. So perfettame­nte quanto siano importanti i centri di eccellenza ma l’eccellenza, che va verificata e valutata perché quel che facciamo lo facciamo con i soldi pubblici, deve inserirsi in un sistema Paese».

Cosa direbbe a un/una giovane che volesse fare ricerca. Lo convinca a restare in Italia e a non pensare agli anni

di precariato…

«Il nostro non è solo un mestiere bello, meraviglio­so, è il mestiere del futuro, lo è sempre stato. Affacciars­i sulle frontiere della conoscenza, del progresso, dell’innovazion­e significa essere generosi, occuparsi dei nostri concittadi­ni, in particolar­e degli ultimi e dei fragili che possiamo aiutare, ma soprattutt­o dei nostri figli e nipoti, delle nuove generazion­i. Chi è giovane non può non amare la sfida del futuro e volerla vincere prima di tutto in casa propria».

 ??  ?? È STATA ANCHE MINISTRO Maria Chiara Carrozza, 55 anni, pisana, madre di due figli, fisica e bioingegne­re, fotografat­a da Gente nella biblioteca del ministero dell’Istruzione, dove sono conservati oltre 70 mila volumi, quando era alla guida di quel dicastero per il governo Letta.
È STATA ANCHE MINISTRO Maria Chiara Carrozza, 55 anni, pisana, madre di due figli, fisica e bioingegne­re, fotografat­a da Gente nella biblioteca del ministero dell’Istruzione, dove sono conservati oltre 70 mila volumi, quando era alla guida di quel dicastero per il governo Letta.
 ??  ?? ALL’IMPORTANTE SCRIVANIA Il presidente del Cnr al lavoro nell’ufficio di cui ha preso possesso il 12 aprile. L’ha nominata il ministro dell’Università e Ricerca Maria Cristina Messa, medico. Maria Chiara Carrozza rimarrà al vertice del Cnr quattro anni.
A QUEL POSTO
C’ERA MARCONI Guglielmo Marconi (18741937). Nobel per la fisica nel 1909, fu a capo del Cnr dal 1927 fino alla morte.
ALL’IMPORTANTE SCRIVANIA Il presidente del Cnr al lavoro nell’ufficio di cui ha preso possesso il 12 aprile. L’ha nominata il ministro dell’Università e Ricerca Maria Cristina Messa, medico. Maria Chiara Carrozza rimarrà al vertice del Cnr quattro anni. A QUEL POSTO C’ERA MARCONI Guglielmo Marconi (18741937). Nobel per la fisica nel 1909, fu a capo del Cnr dal 1927 fino alla morte.
 ??  ?? È NATO NEL 1923
Roma. La sede del Consiglio nazionale delle ricerche, il più grande ente pubblico di ricerca italiano. È nato nel 1923 e, secondo la rivista
Nature, è al decimo posto tra gli enti pubblici di ricerca più innovativi al mondo per numero di ricerche pubblicate.
È NATO NEL 1923 Roma. La sede del Consiglio nazionale delle ricerche, il più grande ente pubblico di ricerca italiano. È nato nel 1923 e, secondo la rivista Nature, è al decimo posto tra gli enti pubblici di ricerca più innovativi al mondo per numero di ricerche pubblicate.
 ??  ?? VINSE IL PREMIO BELLISARIO Maria Chiara Carrozza nel 2012, quando era rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, riceve dall’allora ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, oggi 67 anni, il Premio Marisa Bellisario per l’impegno nella ricerca.
VINSE IL PREMIO BELLISARIO Maria Chiara Carrozza nel 2012, quando era rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, riceve dall’allora ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, oggi 67 anni, il Premio Marisa Bellisario per l’impegno nella ricerca.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy