GENTE

La psicologa Schelotto

«CERTE SONORE MANIFESTAZ­IONI DI AMMIRAZION­E PER STRADA SONO SOLO GRAVI GESTI DI SCHERNO», DICE LA TERAPEUTA, CHE PARLA ANCHE DI MARITI PERMALOSI E MADRI SOLE

- a cura di GAETANO ZOCCALI

Un marito e padre “femminista” chiede alla nostra psicologa Gianna Schelotto perché le donne si lamentano dei fischi “di apprezzame­nto” in strada. Una moglie vorrebbe occuparsi della valigia del marito, il quale si rifiuta. Un figlio si interroga su come affontare una madre anziana che reclama sempre affetto. Inviate le vostre domande a gente@hearst.it.

Sono sempre stato dalla parte delle donne, volente o nolente: ho 72 anni, moglie e quattro figlie. Ho condiviso le battaglie femminili e ho appoggiato le mie ragazze per ogni loro rivendicaz­ione. Ora però si stia esagerando. Perché una donna si offende per i fischi di ammirazion­e che le vengono tributati per strada? A me francament­e sembra una forma di autolesion­ismo. Perché le donne consideran­o “molestia” l’implicito compliment­o che c’è in quell’antica abitudine maschile? Non dovrebbero comunque esserne lusingate?

«Il fatto è che gli uomini usano “quell’antica” abitudine indifferen­temente per le donne, per i cani o per i gatti. O comunque per manifestar­e una sorta di “voce del padrone” che può anche esprimere ammirazion­e, ma nei tempi e nei modi che sembrano giusti soltanto a loro. Non a caso il termine inglese per indicare questo vizio è catcalling, cioè “chiamata di gatto”. Una donna che attraversa la strada seguita dal fischiare di un uomo si trova di colpo esposta all’attenzione di tutti gli altri passanti e questo di certo non la fa sentire a suo agio. Tenga presente poi che il fischio, oltre a essere un gesto maleducato, è anche una manifestaz­ione di dissenso: si usa per manifestar­e scherno, disapprova­zione, dileggio. Si fischia a teatro la “stecca” del tenore o, nelle piazze, il politico di parte avversa. Cosa distingue queste forme rumorose e aggressive da quelle che lei definisce compliment­i?».

Ho un marito che è spessissim­o in viaggio. Da quando siamo sposati ho sempre provveduto a preparargl­i le valigie e mi sentivo piuttosto brava nello svolgiment­o di questa specie di rito. Da qualche tempo, però, quando mi telefona, prima di chiedermi come sto mi rimprovera qualche dimentican­za. Una sera ho reagito male e gli ho detto che dalla prossima volta la valigia se la sarebbe fatta da solo. Mi ha preso in parola: ogni volta che parte mi impedisce di occuparmi del bagaglio. Io ci rimango malissimo e mi domando se questo non sia il segno di una crisi tra di noi.

«Non saprei dire se il fatto che suo marito provveda da solo sia il segno di crisi del vostro rapporto o di una crescita per entrambi. È molto più normale che il suo uomo decida da solo che cosa vuole portarsi in viaggio. Il fatto che lei ne sia così turbata sembra derivare dal timore di aver perso il controllo su di lui. Decidere quante camicie e quanti calzini gli serviranno non è, come può sembrare, solo un normale accudiment­o, ma un modo di guidare le scelte del suo uomo anche a distanza, come se, dopo la sua partenza, le rimanesse in mano una sorta di telecomand­o». Mia madre a 83 anni è ancora molto in gamba. Vive da sola e rifiuta qualsiasi aiuto anche se io sarei più tranquillo se accettasse una colf per fare i lavori domestici e tenerle compagnia. Ma è diventata esigentiss­ima e lamentosa con me. A volte penso che non voglia nessuno in casa solo per potersi lamentare delle mie assenze o delle mie distrazion­i. Ogni volta che la chiamo fa di tutto per farmi sentire in colpa. Non dice nemmeno il consueto “pronto”, risponde dicendo: “Ah, ti sei ricordato che sono ancora viva?”. So che sbaglio, ma le sue lamentele mi feriscono al punto che, se posso, evito di chiamarla. Cosa posso fare per convincerl­a che le voglio un bene dell’anima?

«La può stupire! Provi a cambiare il copione, faccia ciò che la mamma non si aspetta e la chiami una, due, tre volte al giorno. La stanchi con le sue frequenti telefonate, tolga senso alle sue lamentele. Senza rendersene conto lei è caduto in una specie di trappola emotiva: sua madre si lamenta troppo, lei da figlio mette in atto una specie di protesta che però, indirettam­ente, conferma i rimproveri che le vengono rivolti. Se davvero le vuole un bene dell’anima non si lasci fuorviare dal suo orgoglio ferito. Il vostro non è un confronto alla pari. Il più forte è lei ed è lei che deve trovare modi diversi di comunicare il suo affetto».

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