L’uo­mo che dà vi­ta ai car­to­ni ani­ma­ti

SI È SPE­CIA­LIZ­ZA­TO A RI­PRO­DUR­RE NEL­LA REAL­TÀ EROI E RUO­LI FAN­TA­SY DEI FU­MET­TI E DEL CI­NE­MA. NA­TO PER GIO­CO, IL SUO HOB­BY È UN LA­VO­RO DI SUC­CES­SO

GENTE - - Sommario - DI IGOR RUGGERI

H a co­min­cia­to in­ter­pre­tan­do i pro­ta­go­ni­sti dei car­to­ni ani­ma­ti, dal­le pro­du­zio­ni Di­sney al­la lun­ga sa­ga di Scoo­by-Doo e al­la for­tu­na­ta se­rie I Simp­son. Poi è pas­sa­to agli eroi dei vi­deo­gio­chi, co­me Su­per Ma­rio, e in­fi­ne ai ruo­li più fa­mo­si del ci­ne­ma, con una spic­ca­ta pre­di­le­zio­ne per quel­li re­ci­ta­ti da John­ny Depp. La sua so­mi­glian­za con que­sti per­so­nag­gi di fan­ta­sia è co­sì per­fet­ta che fa im­pres­sio­ne ve­der­li ri­vi­ve­re e muo­ver­si nel­la real­tà, gra­zie a lui. Jo­na­than Stry­ker, un ra­gaz­zo ar­gen­ti­no re­si­den­te a Mia­mi, ne­gli Sta­ti Uni­ti, a 22 an­ni sol­tan­to è già di­ven­ta­to uno dei più no­ti e abi­li co­splayer del mon­do. Non esi­ste un ter­mi­ne ita­lia­no per de­fi­ni­re il suo hob­by. Il neo­lo­gi­smo in­gle­se, for­ma­to dal­le pa­ro­le co­stu­me (co­stu­me) e player (at­to­re), in­di­ca la pratica di tra­ve­stir­si per

im­per­so­na­re un per­so­nag­gio im­ma­gi­na­rio, ma dal look ben de­fi­ni­to e in­con­fon­di­bi­le, per­ché im­pres­so dai fu­met­ti o dai film nel­la me­mo­ria vi­si­va del pub­bli­co.

Il fe­no­me­no ha avu­to ori­gi­ne nel Giap­po­ne de­gli an­ni No­van­ta, quan­do i pri­mi fan ado­le­scen­ti co­min­cia­ro­no a tra­ve­stir­si co­me gli eroi dei man­ga, i car­to­ni ani­ma­ti nip­po­ni­ci, e a pas­seg­gia­re per le vie di Gin­za, il quar­tie­re cen­tra­le di To­kyo. In se­gui­to que­sta mo­da ha con­ta­gia­to an­che gli adul­ti e per i più bra­vi è di­ven­ta­ta un’at­ti­vi­tà pro­fes­sio­na­le, gra­zie al­la vi­si­bi­li­tà pro­cu­ra­ta lo­ro da In­ter­net.

Co­splayer co­me l’ame­ri­ca­na Jes­si­ca Ni­gri, che ha ini­zia­to im­per­so­nan­do Pi­ca­chu, e l’au­stra­lia­na Ar­del­la D’Ava­lon, no­ta co­me con­tro­fi­gu­ra di Po­wer Girl, han­no mi­glia­ia di fan sui si­ti spe­cia­liz­za­ti e so­no cor­teg­gia­te dai pro­dut­to­ri del­le se­rie ani­ma­te più se­gui­te. Na­tu­ral­men­te c’è spa­zio an­che per gli uo­mi­ni e Stry­ker ha sa­pu­to ap­pro­fit­tar­ne.

Ha no­ta­to che nell’am- bi­to dei car­to­ni ani­ma­ti Di­sney il

co­splay era de­di­ca­to qua­si so­lo al­le eroi­ne e quin­di si è mes­so a in­ter­pre­ta­re i pro­ta­go­ni­sti ma­schi­li. Le sue ver­sio­ni di Tar­zan, Ala­di­no, Er­co­le, Flynn Ri­der, Ku­z­co e prin­ci­pe Eric han­no avu­to un enor­me suc­ces­so. Si è ci­men­ta­to poi con Fred del­la se­rie Scoo­byDoo, con Mon­ty Burns de I Simp­son e con mol­ti al­tri per­so­nag­gi dei car­to­ni, pri­ma di de­di­car­si al ci­ne­ma. Si è in­na­mo­ra­to dei per­so­nag­gi di John­ny Depp, co­me Ed­ward Ma­ni di for­bi­ce, il Cap­pel­la­io Mat­to, Ton­to, Jack Spar­row e al­tri. Og­gi spa­zia con in­dif­fe­ren­za dai ruo­li del gran­de scher­mo, co­me Go­mez ne La fa­mi­glia Ad­dams, ai su­pe­roi dei fu­met­ti, per esem­pio l’Uo­mo Ra­gno e Ca­pi­tan Ame­ri­ca.

No­to co­me JS­try­ker o Stry­ker­kun, Jo­na­than ha ol­tre 35 mi­la fan sul­la sua pa­gi­na di In­sta­gram. Rea­liz­za da so­lo tut­ti i par­ti­co­la­ri dei suoi co­stu­mi, che in al­cu­ni ca­si han­no ri­chie­sto fi­no a 20 ore di la­vo­ro. Poi li in­dos­sa, si met­te la par­ruc­ca adat­ta e si piaz­za da­van­ti al­lo spec­chio a truc­car­si, fin­ché non è sod­di­sfat­to del ri­sul­ta­to. Ha co­min­cia­to per gio­co al li­ceo, do­ve i com­pa­gni lo emar­gi­na­va­no per­ché gay e lui pas­sa­va lun­ghe ore da so­lo a leg­ge­re i fu­met­ti. Da que­sta for­ma di con­so­la­zio­ne è na­ta una gran­de ri­vin­ci­ta. Ora Jo­na­than è un co­splayer af­fer­ma­to e mol­ti fan lo ac­cla­ma­no co­me un sex sym­bol. Il brut­to ana­troc­co­lo si è mu­ta­to in ci­gno.

DI­RET­TA­MEN­TE DAL­LA GIUN­GLA So­pra, Tar­zan nell’omo­ni­mo car­to­ne ani­ma­to del­la Di­sney. A si­ni­stra, il re del­la giun­gla im­per­so­na­to da Stry­ker.

QUE­STO È IL SUO VE­RO VOL­TO Mia­mi (Sta­ti Uni­ti). Jo­na­than Stry­ker, 22 an­ni, al na­tu­ra­le sen­za truc­co e co­stu­me. Ha co­min­cia­to a tra­ve­stir­si al li­ceo, do­ve i com­pa­gni lo emar­gi­na­va­no per­ché gay.

CO­ME NEL VI­DEO­GIO­CO So­pra, Jo­na­than nel­la sua ver­sio­ne di Su­per Ma­rio, pro­ta­go­ni­sta di un fa­mo­so vi­deo­gio­co. A si­ni­stra, l’ori­gi­na­le. Que­sto ti­po di fe­de­le riproduzione si chia­ma co­splay.

È IDEN­TI­CO ALL’ORI­GI­NA­LE John­ny Depp, 54, nei pan­ni del pi­ra­ta Jack Spar­row. In al­to a si­ni­stra, il me­de­si­mo per­so­nag­gio nel­la in­ter­pre­ta­zio­ne di Stry­ker. Le dif­fe­ren­ze tra i due so­no dav­ve­ro mi­ni­me. L’AMI­CO DI SCOO­BY A si­ni­stra, Stry­ker si tra­sfor­ma in Fred, per­so­nag­gio del­la se­rie ani­ma­ta Scoo­by-Doo. Sot­to, l’ori­gi­na­le. Jo­na­than rea­liz­za da so­lo i suoi co­stu­mi. Al­cu­ni ri­chie­do­no fi­no a 20 ore di la­vo­ro. UNA IMI­TA­ZIO­NE PER­FET­TA A si­ni­stra, Jo­na­than nel per­so­nag­gio di Go­mez Ad­dams. Sot­to, Raul Ju­lia (1940-1994) nel­lo stes­so ruo­lo nel film del 1991 La fa­mi­glia Ad­dams. La pa­gi­na In­sta­gram di Stry­ker è se­gui­ta da ol­tre 35 mi­la fan. Mol­ti lo con­si­de­ra­no un sex sym­bol.

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