Q uan­do il vip si dà al vi­no

SOR­PRE­SA: NEL­LE BOT­TI­GLIE PRODOTTE DAL­LE STAR, SEM­PRE PIÙ NU­ME­RO­SE, C’È PO­CA IM­MA­GI­NE E TAN­TA QUA­LI­TÀ. E SULL’ETI­CHET­TA, SPES­SO, IL PREZ­ZO È GIU­STO

GENTE - - Sommario - di Rossana Linguini

Che tan­te ce­le­bri­tà dal­le ful­gi­de car­rie­re si la­sci­no ine­bria­re da Bac­co tra­sfor­man­do­si da un gior­no all’al­tro in vi­gna­io­li du­ri e pu­ri non do­vreb­be sor­pren­de­re nes­su­no, o al­me­no chi sa far di con­to. Per­ché met­ter­si a pro­dur­re vi­no, ri­ve­la Col­di­ret­ti, è il so­gno di ot­to ita­lia­ni su die­ci. E va da sé che chi ne ha la pos­si­bi­li­tà ten­ti di far­lo di­ven­ta­re real­tà. Quel che stu­pi­sce, in­ve­ce, è che qua­si sem­pre il de­but­to in can­ti­na di at­to­ri, can­tan­ti e spor­ti­vi non si ri­ve­la un fia­sco ma an­zi un suc­ces­so im­pren­di­to­ria­le con tan­to di so­li­di fat­tu­ra­ti ed eti­chet­te di qua­li­tà. Ad apri­re la stra­da, per la ve­ri­tà, so­no sta­ti gli stra­nie­ri co­me Sting, ma quan­do l’ex lea­der dei Po­li­ce è ar­ri­va­to in To­sca­na nel 1997 per ac­qui­sta­re una te­nu­ta di tre­cen­to et­ta­ri a Fi­gli­ne Val­dar­no, vil­la e col­li­na bo­sco­sa in­clu­se, chi po­te­va pen­sa­re fa­ces­se sul se­rio? Poi, ven­dem­mia do­po ven­dem­mia, l’azien­da agri­co­la Il Pa­la­gio, che un tem­po fu del mar­che­se di San Cle­men­te e che la rock­star ave­va ri­le­va­to, smi­se di su­sci­ta­re cu­rio­si­tà per de­sta­re am­mi­ra­zio­ne. E og­gi che pro­du­ce 60 mi­la bot­ti­glie e gua­da­gna be­ne nes­su­no du­bi­ta più del ta­len­to del vi­ti­col­to­re Sting. Per pro­va­re il suo Mes­sa­ge in a bot­tle (Mes­sag­gio nel­la bot­ti­glia, for­se la più ce­le­bre can­zo­ne dei Po­li­ce), uve San­gio­ve­se, Sy­rah e Mer­lot, toc­ca an­da­re fi­no nel Chian­ti, ma an­che più sem--

pli­ce­men­te sul si­to www.il-pa­la­gio.com: la sca­to­la da do­di­ci bot­ti­glie co­sta 175 ster­li­ne, cir­ca 200 eu­ro.

Ita­lia­na so­lo d’ado­zio­ne an­che l’al­tra pio­nie­ra del­le se­con­de vi­te tra can­ti­ne e fi­la­ri: Ca­ro­le Bou­quet. Era il 2000 quan­do l’at­tri­ce con la sua ami­ca Isa­bel­la Ros­sel­li­ni an­dò in va­can­za a Pan­tel­le­ria e si in­na­mo­rò dell’iso­la. Cin­que an­ni do­po era pro­prie­ta­ria di un dam­mu­so, la ti­pi­ca co­stru­zio­ne di Pan­tel­le­ria, e di un ter­re­no, già col­ti­va­to a vi­ti. Ca­ro­le co­min­ciò a ven­de­re l’uva, ma non era sod­di­sfat­ta e de­ci­se che avreb­be fat­to tut­to da so­la. Og­gi la sua Ser­ra­glia srl pro­du­ce 15 mi­la bot­ti­glie all’an­no e il suo pas­si­to San­gue d’Oro, che nel 2011 si è ag­giu­di­ca­to il pre­mio Lui­gi Ve­ro­nel­li co­me mi­glior vi­no ita­lia­no pro­dot­to da uno stra­nie­ro, è ser­vi­to ne­gli ho­tel più esclu­si­vi e nei ri­sto­ran­ti stel­la­ti, e si tro­va in eno­te­ca (cir­ca 40 eu­ro per la bot­ti­glia da 500 ml). A vol­te la pas­sio­ne per la ter­ra è un ri­tor­no a ca­sa, co­me è ac­ca­du­to a Gianna Nan­ni­ni che nel 2006 ha ac­qui­sta­to la Cer­to­sa di Bel­ri­guar­do, una te­nu­ta del 1300 sul­le col­li­ne a ove­st di Sie­na, do­ve la can­tan­te è cre­sciu­ta. Più di set­tan­ta­cin­que et­ta­ri, di cui ot­to vi­ta­ti a San- gio­ve­se, Mer­lot, Sy­rah e Ca­ber­net Sau­vi­gnon. Vi­ni pro­dot­ti sen­za chi­mi­ca, co­me pre­ve­de il net­work Vi­no Li­be­ro di Oscar Fa­ri­net­ti cui l’azien­da del­la roc­ker ade­ri­sce: Baccano, “il vi­no pre­fe­ri­to da Gianna Nan­ni­ni”, co­me pre­ci­sa il si­to www.ea­ta­ly.net, co­sta 15,80 eu­ro. È una sto­ria di fa­mi­glia, sem­pre in To­sca­na ma un’ot­tan­ti­na di chi­lo­me­tri più a est, an­che quel­la di An­drea Bo­cel­li, che a La­ja­ti­co, nel cuo­re del­la Val d’Era, in pro­vin­cia di Pi­sa, pro­du­ce 25 mi­la bot­ti­glie l’an­no e set­te eti­chet­te Igt (In­di­ca­zio­ne geo­gra­fi­ca ti­pi­ca). Quel­lo che se­con­do il New York Ti­mes è il più po­po­la­re can­tan­te d’ope­ra di tut­ti i tem­pi ap­par­tie­ne a una fa­mi­glia che ha una tra­di­zio­ne agri­co­la lun­ga qua­si due­cen­to an­ni: suo pa­dre pro­du­ce­va un buon vi­no che ven­de­va sfu­so in da­mi­gia­ne, ma il suo so­gno era quel­lo di ven­der­lo im­bot­ti­glia­to. Quan­do pa­pà Ales­san­dro si am­ma­lò al­la fi­ne de­gli an­ni No­van­ta, il te­no­re e suo fra­tel­lo Al­ber- to ci pro­va­ro­no, ma non fe­ce­ro in tem­po. Da al­lo­ra pe­rò de­ci­se­ro che avreb­be­ro fat­to sul se­rio. E chi co­no­sce il lo­ro San­gio­ve­se in pu­rez­za (10,40 eu­ro su http://shop.bo­cel­li­fa­mi­ly­wi­nes.com) sa che ci so­no riu­sci­ti. La pas­sio­ne per il vi­no è sto­ria an­ti­ca pu­re per Fran­ce­sco Moser, che ha co­min­cia­to a oc­cu­par­si di bot­ti e vi­ti­gni pri­ma di im­pa­ra­re a pe­da­la­re. Fi­glio di un vi­gna­io­lo, quan­do con 273 vit­to­rie è di­ven­ta­to il ci­cli­sta più pre­mia­to d’Ita­lia, Moser ha de­ci­so di tor­na­re al­la cam­pa­gna. Quel­la del La­grein, in pro--

vin­cia di Tren­to. Lì, nel­la sua azien­da agri­co­la Ma­so Vil­la War­th, ol­tre a ve­de­re il mu­seo del­le sue leg­gen­da­rie bi­ci si pos­so­no de­gu­sta­re le eti­chet­te ti­pi­che del ter­ri­to­rio. I prez­zi? Un Tren­to Doc 51,151 Brut co­sta 19 eu­ro. Nean­che un cen­ti­na­io di chi­lo­me­tri più in là, a Bas­sa­no del Grap­pa, in Ve­ne­to, c’è in­ve­ce la Die­sel Farm, te­nu­ta del re dei jeans Ren­zo Ros­so. Per il fon­da­to­re di Die­sel pro­dur­re vi­ni ri­go­ro­sa­men­te bio è pas­sio­ne pu­ra che du­ra dal 1999, quan­do as­sie­me all’eno­lo­go Ro­ber­to Ci­pres­so ha pro­get­to il suo vi­gne­to. Og­gi pro­du­ce cir­ca 15 mi­la bot­ti­glie l’an­no e quat­tro eti­chet­te che si pos­so­no ac­qui­sta­re sul si­to http://die­sel­farm.

it. I prez­zi so­no su ri­chie­sta, ma per fa­re un esem­pio, il Ros­so di Ros­so del 2011, uve Mer­lot e Ca­ber­net Sau­vi­gnon, co­sta 49 eu­ro. Di lun­go cor­so an­che la mi­li­tan­za tra i fi­la­ri di Bru­no Ve­spa, che in Pu­glia, a Man­du­ria, ha scom­mes­so sul­la com­pe­ten­za dell’eno­lo­go Ric­car­do Co­ta­rel­la per pro­dur­re vi­ni au­toc­to­ni. Co­me il Bru­no dei Ve­spa, un Pri­mi­ti­vo del Sa­len­to con il mi­glior rap­por­to tra qua­li- tà e prez­zo di ven­di­ta (8,80 eu­ro per una bot­ti­glia 2016) tra tut­te le eti­chet­te, al qua­le il gior­na­li­sta ha da­to il suo no­me.

Il vi­ti­col­to­re in er­ba Re­na­to Bru­net­ta, in­ve­ce, non ha vo­lu­to al­cun ri­man­do a se stes­so nel­le eti­chet­te del bian­co e del ros­so pre­sen­ta­ti all’ul­ti­mo Vi­ni­ta­ly: si chia­ma­no Ma­ter Di­vi­ni Amo­ris e so­no pro­dot­ti dall’azien­da Ca­pi­zuc­chi, dal no­me del­la fa­mi­glia pa­tri­zia un tem­po pro­prie­ta­ria del­la ter­ra nell’agro ro­ma­no do­ve og­gi Da­rio e Se­re­na Dia­na, fi­gli del­la mo­glie dell’ex mi­ni­stro per la Pub­bli­ca am­mi­ni­stra­zio­ne, Tit­ti, pro­du­co­no cen­to­mi­la bot­ti­glie l’an­no. Una scel­ta op­po­sta a quel­la di Ger­ry Scot­ti, che ha de­ci­so di met­te­re la fac­cia su un vi­no, an­zi su un’in­te­ra li­nea. Per ora due eti­chet­te, una Bar­be­ra (quel­la del 2015; 15,03 eu­ro su Ama­zon.it) e un Rie­sling Ol­tre­pò Pa­ve­se Doc, pro­dot­ti per lui dal­la can­ti­na Gior­gi di Can­ne­to Pa­ve­se, che si chia­ma­no Na­to in una vigna. Per dav­ve­ro, ha rac­con­ta­to lo stes­so con­dut­to­re: quan­do lui sta­va per na­sce­re, sua mam­ma ri­po­sa­va all’om­bra dei me­lo­gra­ni vi­ci­ni ai tral­ci del vi­gne­to di fa­mi­glia. E lì, in mez­zo ai fi­la­ri, le si rup­pe­ro le ac­que.

PER ROS­SO SO­LO BIO Bas­sa­no del Grap­pa (Vi­cen­za). An­che Ren­zo Ros­so, 62 an­ni, è un vi­ti­col­to­re dal 1999: ha pro­get­ta­to la sua vigna per­so­nal­men­te, as­sie­me all’eno­lo­go Ro­ber­to Ci­pres­so.

C’È UNA BEL­LA STO­RIA NEL VI­NO DI GER­RY Can­ne­to Pa­ve­se (Pa­via). Ger­ry Scot­ti, 61 an­ni, fir­ma una li­nea di vi­ni, pro­dot­ti dal­la can­ti­na Gior­gi. Si chia­ma Na­to in una vigna, per­ché pro­prio tra i tral­ci e i fi­la­ri del vi­gne­to di fa­mi­glia si rup­pe­ro le ac­que a sua ma­dre. E nac­que il con­dut­to­re.

BO­CEL­LI L’HA FAT­TO PER IL PA­DRE La­ja­ti­co (Pi­sa). Og­gi An­drea Bo­cel­li, 59 an­ni, pro­du­ce 25 mi­la bot­ti­glie l’an­no: ha ini­zia­to per ono­ra­re suo pa­dre, che ven­de­va vi­no in da­mi­gia­ne e so­gna­va di ve­der­lo im­bot­ti­glia­to.

DA MOSER SI BE­VE E SI RIE­VO­CA­NO TRIONFI Tren­to. An­che per il gran­de ci­cli­sta ita­lia­no Fran­ce­sco Moser, 66 an­ni, il vi­no è af­fa­re di fa­mi­glia. Sce­so dal sel­li­no al ter­mi­ne del­la sua sfol­go­ran­te car­rie­ra, è tor­na­to a cu­ra­re la sua azien­da agri­co­la Ma­so Vil­la War­th, do­ve, ol­tre a de­gu­sta­re i suoi vi­ni pre­gia­ti, si può vi­si­ta­re il mu­seo del­le sue bi­ci­clet­te.

A DA­RE IL “LA” È STA­TO STING Fi­gli­ne e In­ci­sa Val­dar­no (Fi­ren­ze). Sting, 66 an­ni, e sua mo­glie Tru­die, 64, so­no sta­ti pio­nie­ri tra i vi­ti­col­to­ri vip: era il 1997 quan­do ac­qui­sta­ro­no una te­nu­ta di tre­cen­to et­ta­ri, vil­la e col­li­na bo­sco­sa in­clu­se, in To­sca­na.

VE­SPA PUN­TA SUL SA­LEN­TO Man­du­ria (Ta­ran­to). Bru­no Ve­spa, 73 an­ni, per la pro­du­zio­ne dei suoi vi­ni au­toc­to­ni, un Pri­mi­ti­vo di Man­du­ria Dop e un Sa­len­to Igt, si è af­fi­da­to a un eno­lo­go co­me Ric­car­do Co­ta­rel­la.

IL FA­VO­RI­TO DI GIANNA SI CHIA­MA “BACCANO” Era il 2006 quan­do Gianna Nan­ni­ni, 61, ha ac­qui­sta­to la Cer­to­sa di Bel­ri­guar­do, sul­le col­li­ne se­ne­si do­ve era cre­sciu­ta: qui pro­du­ce vi­ni na­tu­ra­li, tra cui il Baccano.

CI PRO­VA AN­CHE BRU­NET­TA, MA SEN­ZA MET­TER­CI IL NO­ME Ve­ro­na. Re­na­to Bru­net­ta, 67, al Vi­ni­ta­ly. Ha pre­sta­to il suo vol­to per pre­sen­ta­re i vi­ni Ma­ter Di­vi­ni Amo­ris, di cui si oc­cu­pa­no i fi­gli del­la mo­glie Tit­ti, ma non il suo no­me, che in­fat­ti non ap­pa­re in eti­chet­ta.

CA­RO­LE RE­GI­NA DEL PAS­SI­TO Pan­tel­le­ria (Tra­pa­ni). Con la sua azien­da Ser­ra­glia, Ca­ro­le Bou­quet, 60 an­ni, pro­du­ce 15 mi­la bot­ti­glie l’an­no di pas­si­to. E il suo San­gue

d’Oro nel 2011 si è ag­giu­di­ca­to il pre­sti­gio­so pre­mio Lui­gi Ve­ro­nel­li.

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