Il crol­lo del­la don­na che prometteva di ri­vo­lu­zio­na­re gli esami del san­gue

ELI­ZA­BE­TH HOL­MES GARANTIVA 200 TI­PI DI TE­ST CON UNA SO­LA GOC­CIA DI SAN­GUE. HA GUA­DA­GNA­TO MI­LIAR­DI. ORA È SOTTO AC­CU­SA PER TRUF­FA

GENTE - - Sommario - DI IGOR RUGGERI

La pa­ra­go­na­va­no a Ste­ve Jobs, il mi­ti­co fon­da­to­re di Ap­ple, per le straor­di­na­rie ca­pa­ci­tà im­pren­di­to­ria­li, ora in­ve­ce ri­schia di es­se­re ri­cor­da­ta co­me una del­le mag­gio­ri im­bro­glio­ne del­la sto­ria. Eli­za­be­th Hol­mes, 34 an­ni, fon­da­tri­ce di The­ra­nos, l’azien­da che ese­gui­va esami me­di­ci con una so­la goc­cia di san­gue, è sta­ta in­cri­mi­na­ta per truf­fa dal­la cor­te di San Jo­sé, ne­gli Sta­ti Uni­ti. Po­treb­be ve­ni­re con­dan­na­ta a 20 an­ni di car­ce­re. Si con­clu­de co­sì in mo­do in­glo­rio­so una del­le più sor­pren­den­ti e ve­lo­ci car­rie­re co­strui­te nel­la Ca­li­for­nia del­le tec­no­lo­gie ri­vo­lu­zio­na­rie e dei nuo­vi mi­liar­da­ri, rein­car­na­zio­ne del so­gno ame­ri­ca­no.

Eli­za­be­th ha crea­to The­ra­nos dal nul­la nel 2003, a so­lo 19 an­ni. Na­ta a Wa­shing­ton da due ge­ni­to­ri al­ti fun­zio­na­ri go­ver­na­ti­vi, do­po la scuo­la su­pe­rio­re si iscri­ve al cor­so di in­ge­gne­ria chi­mi­ca nel­la Uni­ver­si­tà di Stan­ford, in Ca­li­for­nia. Al­ta, bion­da e vo­li­ti­va, in­dos­sa sem­pre un dol­ce­vi­ta ne­ro. Do­po un an­no di le­zio­ni, an­nun­cia in fa­col­tà l’ab­ban­do­no per apri­re un’azien­da. Al pro­fes­so­re che le con­si­glia di fi­ni­re pri­ma gli stu­di, la Hol­mes obiet­ta: «Per­ché? Io so già co­sa vo­glio fa­re».

La sua idea è cam­bia­re il mer­ca­to del­le ana­li­si del san­gue, che vuo­le svol­ge­re con una uni­ca goc­cia di pla­sma, al po­sto dei pre­lie­vi ab­bon­dan­ti tra­mi­te si­rin­ga. Ha la fo­bia de­gli aghi e, per far­ne a me­no, di­ce di aver in­ven­ta­to mac­chi­na­ri spe­cia­li ca­pa­ci di ese­gui­re fi­no a 200 esami spe­ci­fi­ci, com­pre­so quel­lo sul­la sie­ro­po­si­ti­vi­tà e su tan­ti ti­pi di virus, con po­chis­si­mo san­gue. Ge­sti­sce que­sta nuo­va tec­ni­ca The­ra­nos, con se­de a Newark, in Ca­li­for­nia. All’uten­te basta pun­ger­si un di­to, co­me i dia­be­ti­ci che si mi­su­ra­no la gli­ce­mia, per ave­re dal­la so­cie­tà i re­spon­si vo­lu­ti.

SUL­LA SUA VI­CEN­DA È PRON­TO UN FILM CON JENNIFER LAWRENCE

Le pro­mes­se di Eli­za­be­th se­du­co­no in bre­ve mol­te per­so­ne. I te­st an­nun­cia­ti si pos­so­no ese­gui­re in ca­sa sen­za per­so­na­le me­di­co, a prezzi ir­ri­so­ri ( per esem­pio, il do­sag­gio del co­le­ste­ro­lo co­sta 3 dol­la­ri, con­tro i 30 o 40 dol­la­ri del­la concorrenza). La Hol­mes è abi­le a pre­sen­ta­re la sua at­ti­vi­tà co­me una ri­vo­lu­zio­ne de­mo­cra­ti­ca ta­le da cam­bia­re la vi­ta di cia­scu­no, al pa­ri di Ste­ve Jobs nei di­scor­si ispi­ra­ti con cui an­nun­cia­va i suoi pro­dot­ti. Par­la di di­rit­to al­la sa­lu­te e di pre­ven­zio­ne, di sfi­da al si­ste­ma sa­ni­ta­rio e di be­nes­se­re in­di­vi­dua­le. Con­vin­ce a en­tra­re nel con­si­glio di am­mi­ni­stra­zio­ne del­la The­ra­nos im­por­tan­ti per­so­nag­gi pub­bli­ci, co­me il po­li­ti­co Hen­ry Kis­sin­ger. La so­cie­tà vie­ne quo­ta­ta a Wall Street e fi­nan­zia­ta da no­ti im­pren­di­to­ri, co­me Ru­pert Mur­do­ch e Car­los Slim.

Po­sta­zio­ni di pre­lie­vo san­gui­gno del­la The­ra­nos ven­go­no in­stal­la­te nel­le far­ma­cie di tut­ta l’Ame­ri­ca. Gli af­fa­ri cor­ro­no e nel 2015 la ri­vi­sta For

bes col­lo­ca Eli­za­be­th tra le 20 don­ne più ric­che de­gli Sta­ti Uni­ti, con un pa­tri­mo­nio di qua­si 4 mi­liar­di di eu­ro. Lei è la più gio­va­ne, tut­te le al­tre so­no ere­di­tie­re da ge­ne­ra­zio­ni op­pu­re ve­do­ve di mi­liar­da­ri. La Hol­mes ha un jet pri­va­to, si spo­sta scor­ta­ta da quat­tro guar­die del cor­po e di­mo­stra una de­di­zio­ne ma­nia­ca­le per il la­vo­ro. Non va mai in va­can­za, abi­ta in un ap­par­ta­men­to mo­de­sto sen­za Tv, si nu­tre so­lo di frul­la­ti ve­ge­ta­li e pare non ab­bia re­la­zio­ni sen­ti­men­ta­li. Ma qual­cu­no so­stie­ne che ci sia un le­ga­me con il tec­ni­co in­dia­no Ra­me­sh Bal­wa­ni, suo brac­cio de­stro in azien­da e più an­zia­no di lei di 20 an­ni.

L’im­pe­ro eco­no­mi­co di Eli­za­be­th ini­zia a scric­chio­la­re quan­do sor­go­no i pri­mi dub­bi sui mac­chi­na­ri di The­ra­nos. Nessuno scien­zia­to li ha mai esa­mi­na­ti e chi fre­quen­ta l’azien­da è ob­bli­ga­to per con­trat­to al­la ri­ser­va­tez­za. John Car­rey­rou, un gior­na­li­sta del Wall Street Jour­nal spe­cia­liz­za­to in me­di­ci­na, nel 2015 scopre do­po lun­ghe in­da­gi­ni che le nuo­ve at­trez­za­tu­re fun­zio­na­no ma­le e che ol­tre il 90 per cen­to de­gli esami del san­gue del­la The­ra­nos so­no con­dot­ti con le mac­chi­ne tra­di­zio­na­li. Nel 2016 l’en­te fe­de­ra­le che vi­gi­la sul­le ana­li­si del san­gue di­chia­ra che gli esami ef­fet­tua­ti dall’azien­da met­to­no in pe­ri­co­lo la sa­lu­te e l’in­co­lu­mi­tà dei pa­zien­ti. Par­to­no le pri­me cau­se ci­vi­li. La Hol­mes li­cen­zia Bal­wa­ni e so­spen­de le ana­li­si del san­gue per cal­ma­re le ac­que, ma non ser­ve. L’at­ti­vi­tà dell’azien­da si pa­ra­liz­za, pro­va­ta an­che da se­ve­re mul­te, e ades­so siamo ai ti­to­li di co­da, con Eli­za­be­th e Ra­me­sh in­cri­mi­na­ti in­sie­me per pe­san­ti im­pu­ta­zio­ni pe­na­li. John Car­rey­rou ha pub­bli­ca­to in Ame­ri­ca il li­bro Bad Blood (San­gue cat­ti­vo), in cui ri­co­strui­sce nei det­ta­gli la vi­cen­da. Hol­ly­wood ne ri­ca­ve­rà un film. Per la par­te di Eli­za­be­th si fa già il no­me di Jennifer Lawrence. Un ruolo ne­ga­ti­vo: po­chi co­me la Hol­mes han­no tra­di­to co­sì sgra­de­vol­men­te il so­gno ame­ri­ca­no.

UNA FI­NE INGLORIOSA La se­de di The­ra­nos. Nei suoi di­scor­si Eli­za­be­th si ispi­ra­va a Ste­ve Jobs. Ac­cu­sa­ta di truf­fa, ri­schia 20 an­ni di car­ce­re.

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