GENTE

Sul termovalor­izzatore di Copenaghen si scia all’italiana

DI GIORGIO CALDONAZZO

- di Giorgio Caldonazzo

Manca la neve? Non c’è problema: a Bergamo hanno messo in pista un sistema infallibil­e che la garantisce dodici mesi all’anno, anche in estate, perfino in Africa o ai Caraibi. In realtà la neve made in Bergamo esiste da vent’anni, l’ha inventata una ditta di nome Neveplast, vanta diverse imitazioni e da tempo ha conquistat­o e convinto pure appassiona­ti e campioni degli sport invernali.

Adesso se ne fa un gran parlare, perché a Copenaghen, sul tetto del gigantesco incenerito­re che in Danimarca hanno da poco ultimato alle porte della capitale, l’azienda orobica, che di fantasia ne ha da vendere, ha appena installato non una, ma tre discese “in plastica” da sci (o da

snowboard). Per la gioia dei danesi e il disappunto dei nostri politici, che sono riusciti a litigare anche su questo. Sì, perché il ministro degli Interni Matteo Salvini, che da mesi invoca più incenerito­ri in Italia e soprattutt­o in Campania, ha invitato ad ammirare il caso danese. E Luigi Di Maio, suo collega di governo e fiero avversario dei termovalor­izzatori, come li chiamano i tecnici, si è limitato a replicare con uno sprezzante: « Ci manca solo di sciare nella Terra dei fuochi».

Conflitti di governo a parte, la neve “alla bergamasca” è una storia di ingegno ed eccellenza che merita un’analisi. « Siamo nati per volontà di mio padre, che voleva inventare un fondo su cui allenare i suoi figli allo sci durante tutto l’anno, dietro la porta di casa, a Bergamo», racconta Niccolò Bertocchi, 39 anni, amministra­tore delegato di una piccola, ma incredibil­e realtà imprendito­riale, di quelle che sbalordisc­ono il mondo. « Con l’aiuto di un paio di ingegneri e pochi collaborat­ori la mia famiglia ha creato una miscela di plastiche che teniamo segreta e ricrea un manto in tutto simile a una neve compatta, leggerment­e dura, quasi uguale a quella artificial­e che viene sparata in inverno sulle nostre montagne», spiega Niccolò. Dopodiché basta avere due normalissi­mi sci, dotati di una buona lamina, e si può affrontare la discesa esattament­e come si scende lungo un pendio di neve naturale. Il fondo è formato da una fitta serie di steli o dentini alti un paio di centimetri, su cui lo sci scorre agilmente. Esistono tecniche e strumenti per ripulire il nastro quando ce n’è bisogno e un liquido atossico, all’occorrenza, può renderlo più scivoloso.

«Il risultato ci ha portato a creare 1.900 impianti in giro per il mondo, dagli Stati Uniti al Medio Oriente, dall’Australia all’Africa», fa due conti Niccolò. «A Copenaghen partiremo con le nostre tre piste da sci in primavera, di cui una cosiddetta nera per chi sa sciare bene, lunga 180 metri: loro ci tengono, perché amano l’idea di sviluppare un campo sportivo sul tetto di un incenerito­re di nuova generazion­e, di quelli che bruciano rifiuti, producono energia e non emettono alcun inquinante, solo vapore acqueo». L’unico imbarazzo che può disorienta­re lo sciatore è il colore della finta neve, verde. «D’al- tra parte il bianco regge meno lo sporco», chiarisce Bertocchi, rimasto da solo a guidare la ditta dopo la morte del fratello. « Ci tengo comunque a dire che noi non produciamo soltanto piste da sci di tutto rispetto, basti pensare che la più lunga raggiunge i 900 metri di lunghezza. Noi sviluppiam­o anche piste da snow tubing, dove si corre sulla neve in plastica a bordo di gommoni che fanno morir dal ridere, e costruiamo circuiti da go kart, su cui le piccole quattroruo­te viaggiano a velocità più bassa, ma sono più divertenti da guidare perché slittano sul manto di plastica».

Con i suoi 14 dipendenti e un fatturato limitato (quattro milioni di euro) però in costante aumento, Neveplast è leader mondiale nel suo settore e offre un prodotto realizzato da capo a piedi nel raggio di una quarantina di chilometri. Gli impianti hanno una vita che raggiunge i quindici-vent’anni, dopodiché vengono ritirati e possono essere rigenerati per ricomincia­re da capo. «Non si butta via niente e si scia o si slitta in qualunque stagione, a qualunque latitudine. Dalla Polonia, dove a Natale verrà inaugurato un immenso parco giochi, all’isola tropicale di Mauritius, da dov’è giunta l’ultima richiesta. Il divertimen­to è garantito al principian­te e al profession­ista delle nevi. Il campione svizzero di sci alpino, Carlo Janka, per esempio, si è allenato più volte sui percorsi creati dal genio dei Bertocchi. Ha rifinito in estate il suo modo di partire in gara, senza bisogno di raggiunger­e chissà quali ghiacciai dalle nevi perenni. A Bergamo la neve è fatta in casa e te la portano a domicilio dove vuoi. Consegne in tutto il mondo.

ORMAI È UN SUCCESSO MONDIALE: L’ULTIMO IMPIANTO È A MAURITIUS

 ??  ?? IL COLLAUDO LO FA IL CAPO IN PERSONA Copenaghen. Niccolò Bertocchi, 39 anni, amministra­tore delegato della bergamasca Neveplast, collauda il primo tratto di pista da sci artificial­e sul termovalor­izzatore danese. Nel tondo, il dettaglio di come è composta la “neve”.
IL COLLAUDO LO FA IL CAPO IN PERSONA Copenaghen. Niccolò Bertocchi, 39 anni, amministra­tore delegato della bergamasca Neveplast, collauda il primo tratto di pista da sci artificial­e sul termovalor­izzatore danese. Nel tondo, il dettaglio di come è composta la “neve”.
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A OGNI LATITUDINE Le evoluzioni di uno snowboarde­r nel Gold Coast Snow Park in Australia. A destra, tre snoboarder guardano il panorama a Buckhill, negli Stati Uniti. Tutti e due gli impianti sono stati realizzati dalla Neveplast.
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TUTTO PRONTO A PRIMAVERA Copenaghen. Una fase della posa della pista sul tetto dell’incenerito­re. A primavera l’impianto sarà aperto al pubblico. Il manto è verde per una semplice ragione: «Il bianco regge meno allo sporco», spiega Bertocchi.

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