Il pe­dia­tra. Quan­do na­sco­no i ge­mel­li La psi­co­lo­ga. Vo­glia­mo l’amo­re, ma...

GENTE - - Sommario - DI ENZO CORBELLA E GIANNA SCHELOTTO

L a gra­vi­dan­za ge­mel­la­re è un fe­no­me­no che av­vie­ne ogni 80-100 gra­vi­dan­ze e ha due o, più raramente, tre fe­ti. Ne­gli ul­ti­mi an­ni la lo­ro in­ci­den­za è au­men­ta­ta per il ri­cor­so a tec­ni­che di fe­con­da­zio­ne as­si­sti­ta, per im­pian­to di un nu­me­ro trop­po al­to di em­brio­ni o per sti­mo­la­zio­ne trop­po ele­va­ta di go­na­do­tro­pi­ne nei trat­ta­men­ti per in­fer­ti­li­tà. I ge­mel­li so­no ete­ro­zi­go­ti (70 cen­to) quan­do so­no pro­dot­ti dal­la fe­con­da­zio­ne con­tem­po­ra­nea di due ovo­ci­ti con due sper­ma­to­zoi dif­fe­ren­ti; so­no mo­no­zi­go­ti se si ha un so­lo sper­ma­to­zoo che fe­con­da un uni­co uo­vo che poi si di­vi­de dan­do ori­gi­ne a due em­brio­ni se­pa­ra­ti. A se­con­da del nu­me­ro di pla­cen­te e del sac­co am­nio­ti­co che li av­vol­ge si par­la di ge­mel­lo mo­no o bi­co­ria­le e mo­no o biam­nio­ti­co. Ge­mel­li mo­no­zi­go­ti han­no lo stes­so cor­re-

Ri­spet­to agli an­ni pas­sa­ti è più fre­quen­te la na­sci­ta di due o tre ge­mel­li. Per cre­scer­li al me­glio va fa­vo­ri­ta la conquista del­la in­di­vi­dua­li­tà

do ge­ne­ti­co, so­no del­lo stes­so ses­so e an­che l’aspet­to fi­si­co e com­por­ta­men­ta­le è si­mi­le: in ca­so di ma­lat­tie ge­ne­ti­che è mol­to pro­ba­bi­le che siano col­pi­ti en­tram­bi. I ge­mel­li ete­ro­zi­go­ti pos­so­no es­se­re di ses­so dif­fe­ren­te e ave­re aspet­to fi­si­co e aspet­to com­por­ta­men­ta­le di­ver­si. In ca­so di ma­lat­tia ge­ne­ti­ca, il fat­to che siano en­tram­bi am­ma­la­ti dipende dal ti­po di ere­di­ta­rie­tà del­la for­ma. Le gra­vi­dan­ze ge­mel­la­ri pos­so­no es­se­re con­si­de­ra­te a ri­schio, spe­cie nel ter­zo tri­me­stre di gra­vi­dan­za, co­sì co­me lo so­no le na­sci­te ge­mel­la­ri per la pos­si­bi­li­tà di pre­ma­tu­ri­tà o di ri­tar­da­to ac­cre­sci­men­to in­trau­te­ri­no. Que­sto è il mo­ti­vo per cui ne­ces­si­ta­no di at­ten­to mo­ni­to­rag­gio oste­tri­co du­ran­te la gra­vi­dan­za e di as­si­sten­za al par­to in ospe- da­li qua­li­fi­ca­ti. Su­pe­ra­ti gli even­tua­li pro­ble­mi del pe­rio­do neo­na­ta­le, so­no bam­bi­ni che si svi­lup­pa­no e si com­por­ta­no co­me tut­ti gli al­tri. Cer­ta­men­te han­no par­ti­co­la­ri­tà: un ge­mel­lo non è mai so­lo, ha sem­pre qual­cu­no con cui gio­ca­re, li­ti­ga­re, con­fron­tar­si, ha sem­pre un com­pa­gno con cui co­sti­tui­re una cop­pia for­te, au­to­no­ma a vol­te, sal­da per la co­stan­te pre­sen­za dell’al­tro. Può di­ve­ni­re dif­fi­ci­le con­qui­sta­re la pro­pria in­di­vi­dua­li­tà ed è per­ciò cor­ret­to cer­ca­re di per­met­te­re a en­tram­bi di dif­fe­ren­ziar­si, so­prat­tut­to per i ge­mel­li mo­no­zi­go­ti, ne­gli abi­ti, nel mo­do di pet­ti­nar­si, nel­la scel­ta dei gio­cat­to­li, sen­za esa­spe­ra­zio­ni o an­sie da par­te dei ge­ni­to­ri per­ché co­mun­que la lo­ro con­di­zio­ne è vo­lu­ta dal­la na­tu­ra.

ENZO CORBELLA

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