GEOR­GE VACILLA, LA MA­NO E’ RI­GI­DA

PO­STU­RA E SGUAR­DO DELL’AT­TO­RE ALLARMANO. È SUCCESSO A UN GA­LA. MALORE PASSEGGERO O SE­GNA­LE GRA­VE? TUT­TO INIZIÒ NEL 2005...

GENTE - - Esclusivo - di Fe­de­ri­ca Ca­poz­zi

Lui i ca­pel­li sale e pe­pe ce li ha da un pez­zo, e gli stan­no pu­re be­ne. Geor­ge Cloo­ney è uno di que­gli uo­mi­ni ai qua­li il tem­po che pas­sa non dà fa­sti­dio, an­zi. Uno di quel­li che con gli anni di­ven­ta an­co­ra più splen­di­do e af­fa­sci­nan­te, che sor­ri­de sor­nio­ne e chis­se­ne­fre­ga se ha le ru­ghe, per­ché a lui le ru­ghe do­na­no co­me un abi­to ele­gan­te a una bel­la don­na. Aver­ce­lo un ma­ri­to che in­gri­gi­sce co­sì, con sti­le e di­sin­vol­tu­ra, di­te­ci do­ve met­te­re la fir­ma che ce la met­tia­mo su­bi­to.

Poi pe­rò un gior­no lo ve­dia­mo tra­bal­la­re a una se­ra­ta mon­da­na, in­cer­to sul­le gam­be, i pan­ta­lo­ni del­lo smo­king len­ti e spie­gaz­za­ti co­me se fos­se­ro del­la ta­glia sba­glia­ta, trop­po lun­ghi per la sua al­tez­za, e al­lo­ra sì che ci pre­oc­cu­pia­mo, che i cam­pa­nel­li d’al­lar­me co­min­cia­no a suo­nar­ci nel­la te­sta. Suc­ce­de al ga­la dei gior­na­li­sti cor­ri­spon­den­ti del­le Na­zio­ni Uni­te, do­ve sua mo­glie Amal è ospi­te d’ono­re, chia­ma­ta a ri­ti­ra­re il pre­mio di “cit­ta­di­na glo­ba­le dell’an­no” per il suo in­stan­ca­bi­le at­ti­vi­smo. In ar­ri­vo al ri­sto­ran­te Ci­pria­ni, do­ve si tie­ne la ce­ri­mo­nia, Geor­ge sor­ri­de co­me e più del so­li­to, ma non ha una bel­la ce­ra. È sgual­ci­to, bar­col­la. La sua si­gno­ra, splen­di­da in un abi­to del­lo sti­li­sta J. Men­del per­so­na­liz­za­to per lei so­la, svo­laz­zan­te e im­pal­pa­bi­le no­no­stan­te fac­cia un freddo da cal­ze di la­na e ma­glio­ne tri­cot­ta­to, gli sta ac­can­to e gli cer­ca la ma­no - la de­stra, quel­la che Cloo­ney na­scon­de sem­pre, die­tro la schie­na o in ta­sca - ma lui la tie­ne ri­gi­da, sem­bra qua­si che fac­cia fa­ti­ca a muo­ver­la. Un ten­ta­ti­vo, due. Al ter­zo l’ope­ra­zio­ne va a buon fi­ne, Amal in­trec­cia le di­ta con le sue, fi­nal­men­te si ri­las­sa. Tut­to a po­sto? Cer­to, tut­to a po­sto. La se­ra­ta de­col­la, al­la fi­ne è un trion­fo. L’av­vo­ca­tes­sa ri­ti­ra il suo ri­co­no­sci­men­to e ne ap­pro­fit­ta per te­ne­re un di­scor­so con­tro Do­nald Trump, in di­fe­sa del­la li­ber­tà di stam­pa. Ap­plau­si.

Re­sta­no, pe­rò, i dub­bi sul­la sa­lu­te di Geor­ge. Che sia­no que­sti gli stra­sci­chi dell’in­ci­den­te di lu­glio in Sar­de­gna,

quan­do il suo scoo­ter ven­ne tra­vol­to da un’au­to? Nien­te di rot­to, ras­si­cu­rò al­lo­ra l’ad­det­to stam­pa dell’at­to­re, so­lo qual­che con­tu­sio­ne e un po’ di pau­ra, più la ri­chie­sta - o for­se l’in­giun­zio­ne - da par­te di Amal di ven­de­re la mo­to per non cor­re­re al­tri inu­ti­li ri­schi, tan­to­più che ades­so ci so­no i ge­mel­li e bi­so­gna com­por­tar­si da ge­ni­to­ri re­spon­sa­bi­li. Ma se co­sì non fos­se? Se l’ur­to aves­se avu­to con­se­guen­ze più se­rie di quel­le pub­bli­ca­men­te con­fes­sa­te, e l’as­sen­za di Geor­ge dal­la sce­na pub­bli­ca, ne­gli ul­ti­mi me­si, fos­se le­ga­ta al bi­so­gno di na­scon­der­le?

Né que­sta è l’ipo­te­si peg­gio­re. Quel­la più ne­ra ve­de il ri­tor­no di un ma­les­se­re an­ti­co, che per anni ha tor­men­ta­to Cloo­ney do­po un brut­to in­ci­den­te sul set. Era il 2005, il di­vo sta­va gi­ran­do il fim Sy­ria­na di Ste­phen Ga­ghan quan­do, le­ga­to al­la se­dia per una sce­na di tor­tu­ra, cad­de all’in­die­tro bat­ten­do la te­sta, pro­vo­can­do­si una frat­tu­ra del cra­nio. Per­se li­qui­do ce­re­bro­spi­na­le dal na­so, fu por­ta­to in ospe­da­le e ope­ra­to d’ur­gen­za: «Pra­ti­ca­men­te mi si am­mac­cò il cer­vel­lo», rac­con­tò il di­vo in se­gui­to. Gli an­dò be­ne - avreb­be po­tu­to ri­ma­ne­re pa­ra­liz­za­to - ma non be­nis­si­mo: re­stò ri­co­ve­ra­to per set­ti­ma­ne, do­vet­te im­bot­tir­si di me­di­ci­na­li per al­le­via­re le ter­ri­bi­li emi­cra­nie che non gli da­va­no tre­gua, pas­san­do da­gli an­ti­do­lo­ri­fi­ci, che gli spac­ca­va­no lo sto­ma­co, al­la mor­fi­na. Sta­va co­sì ma­le che, avreb­be con­fes­sa­to tem­po do­po, a un cer­to pun­to pen­sò per­si­no di sui­ci­dar­si.

Mi­glio­rò len­ta­men­te, un pas­so al­la vol- ta, ma per anni i do­lo­ri non gli die­de­ro tre­gua. Sof­fri­va di mal di te­sta, mal di schie­na, mal di col­lo. Nel de­cen­nio suc­ces­si­vo all’in­for­tu­nio si sot­to­po­se a una se­rie di in­ter­ven­ti di mi­cro­chi­rur­gia al­la spi­na dor­sa­le e a in­ter­mi­na­bi­li ses­sio­ni di fi­sio­te­ra­pia, lot­tò con­tro l’in­son­nia cro­ni­ca, cer­cò con­for­to nell’al­col e, a trat­ti, an­che nel­la co­cai­na. Nel 2014, ai tem­pi del­le noz­ze con Amal, sta­va an­co­ra cer­can­do uno spe­cia­li­sta che gli si­ste­mas­se la schie­na. A sor­pre­sa, quel che sem­brò cu­rar­lo fu pro­prio il ma­tri­mo­nio. «Mia mo­glie mi ac­cu­di­sce», spie­gò. Gli cor­res­se lo sti­le di vi­ta, gli fe­ce ab­ban­do­na­re i vi­zi, lo con­vin­se a ri­nun­cia­re al­le trop­pe par­ti­tel­le di ba­sket e ai lun­ghi viag­gi in mo­to. Co­me per ma­gia, la te­sta, che non gli ave­va da­to tre­gua per anni, smi­se di tor­men­tar­lo. Ma gli ac­ciac­chi non si ri­sol­se­ro mai del tut­to e ora, a quan­to pa­re, so­no tor­na­ti a col­pi­re du­ro. La mo­men­ta­nea per­di­ta di equi­li­brio al ga­la dell’Onu, la ma­no de­stra vi­si­bil­men­te ri­gi­da, te­nu­ta in po­si­zio­ne in­na­tu­ra­le, non so­no sfug­gi­te al­lo sguar­do at­ten­to dei neu­ro­lo­gi, che ipo­tiz­za­no un peg­gio­ra­men­to del­le con­di­zio­ni di sa­lu­te dell’at­to­re. La spe­ran­za è che si trat­ti di un ab­ba­glio. E che l’ef­fet­to be­ne­fi­co di Amal non sia an­co­ra sva­ni­to.

PER ANNI IL DI­VO HA SOF­FER­TO DI MAL DI TE­STA E DO­LO­RI AL­LA SCHIE­NA

CHI LA DU­RA LA VINCE Geor­ge, me­no im­pec­ca­bi­le del so­li­to con un pa­io di pan­ta­lo­ni trop­po lun­ghi, con­ti­nua a non pie­ga­re la ma­no (in que­sta fo­to). So­lo do­po va­ri ten­ta­ti­vi Amal rie­sce a pren­der­glie­la (a si­ni­stra).

FINGONO NATURALEZZA New York (Sta­ti Uni­ti). Af­fer­ra­ta la ma­no di Geor­ge, Amal sem­bra più di­ste­sa. Ma un cam­bio di po­si­zio­ne (a de­stra) la­scia di nuo­vo li­be­ro l’ar­to, che re­sta ri­gi­do a mezz’aria.

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