Pao­la Turci rac­con­ta: fui molestata

«Tor­nan­do in­die­tro, se mi fos­si sen­ti­ta pro­tet­ta, mi sa­rei ri­vol­ta a un cen­tro an­ti­vio­len­za», di­ce la can­tan­te, che ri­ve­dre­mo al Fe­sti­val dal 5 feb­bra­io. «Quel­la per­so­na è mor­ta, ma non l’ho mai per­do­na­ta»

GENTE - - Sommario - DI ALESSANDRA GA­VAZ­ZI

Un adul­to che uc­ci­de l’in­no­cen­za di una ra­gaz­zi­na. Il di­sgu­sto, l’or­ro­re, la ver­go­gna. E il si­len­zio, per de­cen­ni. Una vio­len­za, già rac­con­ta­ta in mu­si­ca nell’or­mai lon­ta­no 2005, ma che di­ven­ta pub­bli­ca so­lo tan­ti anni do­po. Espli­ci­ta, cru­da: «Ave­vo 13 anni. Se tor­nas­si in­die­tro e sa­pes­si di po­ter an­da­re in un cen­tro an­ti­vio­len­za, in un po­sto do­ve mi ascol­ta­no, mi pro­teg­go­no e mi di­fen­do­no, ci an­drei su­bi­to». È sta­to co­sì che Pao­la Turci, pro­fes­sio­ne can­tan­te, ha ri­ve­la­to il dram­ma del­la sua ado­le­scen­za. L’ha fat­to in Tv, du­ran­te un’in­ter­vi­sta te­le­vi­si­va, sen­za trin­ce­rar­si né die­tro ri­co­stru­zio­ni va­ghe, né in­du­gian­do nel mor­bo­so. E di­re che c’era già tut­to in Fio­re di giar­di­no, con­te­nu­ta nel di­sco Tra i fuo­chi in mez­zo al cie­lo. “Ero an­co­ra una bam­bi­na, fio­re di giar­di­no, che tu hai col­to in­cau­ta­men­te co­me un as­sas­si­no”, can­ta­no i ver­si del­la can­zo­ne. E an­co­ra: “Ti guar­da­vo e non ca­pi­vo quel che sta­va suc­ce­den­do, ur­la nel si­len­zio la tua vo­ce ru­vi­da”. Pa­ro­le che avreb­be­ro an­che po­tu­to de­scri­ve­re l’abu­so su­bi­to da un’al­tra. E in­ve­ce Pao­la ha vo­lu­to di­re che no, ri­guar­da­va­no pro­prio lei: «Ero in te­ra­pia quan­do ho scrit­to que­sta can­zo­ne. Ho ti­ra­to fuo­ri quel­lo che ave­vo se­pol­to ne­gli anni, in­som­ma. E quel­la sto­ria mi ri­guar­da». An­che nel suo svol­gi­men­to: “Qua­si non mi ri­co­no­sci e co­me dar­ti tor­to: io non so­no più la stes­sa”. E in­fat­ti, ha am­mes­so la can­tan­te, è ca­pi­ta­to poi più tar­di di ve­de­re di nuo­vo la per­so­na che l’ave­va vio­la­ta: «Cer­to, l’ho in­con­tra­ta nel tem­po. Poi è mor­ta per­ché era già gran­de. Non mi ha mai det- to nien­te: an­che da par­te di chi com­met­te la mo­le­stia, c’è la ri­mo­zio­ne». La mu­si­ci­sta, pron­ta al­la sua un­di­ce­si­ma par­te­ci­pa­zio­ne al Fe­sti­val di Sanremo, dal 5 al 9 feb­bra­io, non è nuo­va a in­ter­vi­ste a cuo­re aper­to. Nel 2017 ha ri­per­cor­so il cal­va­rio se­gui­to al gra­vis­si­mo in­ci­den­te stra­da­le del 1993. Un in­ci­den­te che l’ha la­scia­ta in par­te sfi­gu­ra­ta in vi­so e che ha se­gna­to la sua vi­ta. «Gui­da­vo io, era­va­mo sul­la Sa­ler­no-Reg­gio Ca­la­bria ed era­no le 6.30 del mat­ti­no, ero in tour­née», ha ri­cor­da­to. «Mi sen­ti­vo for­te, mi sen­ti­vo on­ni­po­ten­te. E mi so­no di­strat­ta. An­da­vo a 120 all’ora, ho ster­za­to. Nell’im­pat­to con un’al­tra au­to ho chiu­so gli oc­chi. La mac­chi­na ha con­ti­nua­to per cen­to me­tri sul guard rail e poi si è ac­car­toc­cia­ta». È una so­prav­vis­su­ta e lo sa: «Ave­vo la fac­cia aper­ta, il san­gue zam­pil­la­va. Ho su­bi­to 13 ope­ra­zio­ni, per due anni mi han­no le­va­to i ve­tri dal­la pel­le del vi­so e dall’oc­chio de­stro». Uno choc in­fi­ni­to dal qua­le si è ria­vu­ta so­lo gra­zie al­la mu­si­ca. Ora que­sta con­fes­sio­ne. «Il per­do­no?», ha det­to an­co­ra la can­tan­te, «Non è pos­si­bi­le, as­so­lu­ta­men­te».

IL TERRIBILE TRAUMA ERA GIÀ DESCRITTO IN UNA CAN­ZO­NE DEL 2005 Pao­la Turci, 54 anni, sul pal­co di Sanremo. Tra un me­se ci tor­ne­rà per l’un­di­ce­si­ma vol­ta. A si­ni­stra, un al­tro bel ri­trat­to del­la can­tan­te che già in Fio­re di giar­di­no del 2005 de­scri­ve­va nei det­ta­gli la mo­le­stia su­bi­ta. So­lo og­gi ha sve­la­to che la can­zo­ne era au­to­bio­gra­fi­ca. «Ero in psi­co­te­ra­pia e mi­si in quei ver­si tut­to ciò che ave­vo se­pol­to dentro di me».

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