Ca­te Blan­chett Gli au­stra­lia­ni so­no me­glio di Ro­ber­to Cro­ci

Che co­sa spin­ge una di­va da Oscar a cen­tel­li­na­re i ri­flet­to­ri, ti­ra­re su quat­tro fi­gli e usa­re la fa­ma in mo­do “re­spon­sa­bi­le”? Fa­ci­le: le ra­di­ci. Le sue so­no an­co­ra a Syd­ney, e l’aiu­ta­no a te­ne­re i pie­di per ter­ra, an­che quan­do pro­muo­ve un bloc­k­bu­ster. Vi

GIOIA - - Sommario - Ro­ber­to Cro­ci - Will Da­vid­son di fo­to

Si può di­re che non c’è nien­te che Ca­te Blan­chett

non ab­bia fat­to. At­tri­ce ac­cla­ma­ta, re­gi­sta, pro­prie­ta­ria di una com­pa­gnia tea­tra­le, at­ti­vi­sta im­pe­gna­ta, è un’ico­na del ci­ne­ma ma ati­pi­ca, mai schia­va di Hol­ly­wood, tan­to che ha scel­to di re­sta­re a vi­ve­re «a casa sua», lon­ta­na dal­la Ca­li­for­nia – una scel­ta che con­di­vi­de con al­tre star au­stra­lia­ne, co­me Ch­ris Hem­swor­th, che non a ca­so ha sug­ge­ri­to di gi­ra­re il lo­ro pri­mo film in­sie­me, Thor: Ra­gna­rok del 2017, tra il Queen­sland e Bri­sba­ne. Ora Ca­te si pren­de pu­re la ri­vin­ci­ta su una sa­ga pret­ta­men­te ma­schi­le co­me quel­la di Ocean’s, tri­lo­gia su ra­pi­na­to­ri in cer­ca di un col­po gros­so, un tem­po ter­re­no di gio­co esclu­si­vo di ma­schi co­me Geor­ge Cloo­ney e Brad Pitt. Blan­chett por­ta la sua in­con­fon­di­bi­le vo­ce ro­ca in Ocean’s 8, lo spin-off del­la se­rie con un ca­st di la­dre tut­to al fem­mi­ni­le: ol­tre a lei, ci so­no San­dra Bul­lock, Ri­han­na, An­ne Ha­tha­way, He­le­na Bo­n­ham Car­ter, Min­dy Ka­ling, Aw­k­wa­fi­na e Sarah Paul­son (nel­le sa­le ita­lia­ne dal 26 lu­glio).

Che co­sa ha pen­sa­to quan­do le han­no pro­po­sto il re­ma­ke di una sa­ga al ma­schi­le con un ca­st com­ple­ta­men­te fem­mi­ni­le?

Ocean’s 8 non è un re­ma­ke: non so­no con­tra­ria ai re­ma­ke, ma que­sta è una sto­ria a sé. Esi­ste un col­le­ga­men­to con i film pre­ce­den­ti, ma la sto­ria è ori­gi­na­le. E quan­do me l’han­no pro­po­sta mi so­no sor­pre­sa che nes­su­no ci aves­se mai pen­sa­to pri­ma. È il film giu­sto al mo­men­to giu­sto? Sì, an­che gra­zie a tut­to quel­lo che è suc­ces­so con il #MeToo e #Ti­me­sUp. San­dy ( San­dra Bul­lock, ndr) mi ha det­to che qual­che an­no fa, quan­do le han­no chie­sto se le in­te­res­sa­va partecipare al pro­get­to, mol­ti di­ri­gen­ti de­gli stu­dios non era­no con­vin­ti che un film con un ca­st al fem­mi­ni­le avreb­be po­tu­to ave­re suc­ces­so. Per me, ab­bia­mo aspet­ta­to fin trop­po. Ocean’s 8: per­ché non 9 o 10? Que­sta è una domanda per Oli­via Mil­ch, che ha scrit­to la sce­neg­gia­tu­ra. Com’era l’am­bien­te sul set? Mol­to al­le­gro. Il pri­mo gior­no, ap­pe­na ci sia­mo ri­tro­va­te tut­te in­sie­me al truc­co, ab­bia­mo ca­pi­to che tra noi non c’era­no di­ve e sia­mo an­da­te d’amo­re e d’ac­cor­do. Non cre­de­te

a quel­li che di­co­no che li­ti­ga­va­mo in con­ti­nua­zio­ne. Nel film or­ga­niz­za una ra­pi­na al Met Ga­la. Sa­reb­be una bra­va la­dra? No, non ho i ner­vi d’ac­cia­io. Ec­co per­ché fac­cio l’at­tri­ce, non so fa­re dav­ve­ro nient’al­tro!

Ci ha mai pro­va­to? No, non sa­prei co­sa sce­glie­re. Non so scri­ve­re, non so di­pin­ge­re, non so­no ca­pa­ce di ri­ca­ma­re, non suo­no uno stru­men­to, non so­no bra­va nei la­vo­ri ma­nua­li. So fa­re la mam­ma, ho quat­tro fi­gli, e so cu­ci­na­re. Quan­do so­no sta­ta no­mi­na­ta Am­ba­scia­tri­ce di buo­na vo­lon­tà dall’Al­to com­mis­sa­ria­to del­le Na­zio­ni uni­te per i ri­fu­gia­ti, ho sco­per­to che avrei po­tu­to pen­sa­re a una car­rie­ra di­plo­ma­ti­ca. Pe­rò co­me at­tri­ce ho un im­pat­to de­ci­sa­men­te più so­stan­zia­le, so­prat­tut­to quan­do mi in­vi­ta­no a show te­le­vi­si­vi, do­ve ho la pos­si­bi­li­tà di par­la­re da­van­ti a mi­lio­ni di per­so­ne dei pro­ble­mi più ur­gen­ti che af­flig­go­no il mon­do.

Dov’è sta­ta di re­cen­te? In Ban­gla­de­sh, do­ve ci so­no più di 650.000 pro­fu­ghi ro­hin­gya, scap­pa­ti dal Myan­mar lo scor­so ago­sto. I ro­hin­gya non so­no con­si­de­ra­ti cit­ta­di­ni del Myan­mar e vi­vo­no in una si­tua­zio­ne di apar­theid. In Ban­gla­de­sh ci so­no va­ri pro­ble­mi, tra cui il traf­fi­co di mi­no­ri, le vio­len­ze car­na­li, i fur­ti, e la sta­gio­ne dei mon­so­ni che sta per arrivare la­sce­rà più di 100.000 per­so­ne sen­za tet­to. È una si­tua­zio­ne tra­gi­ca, chi vuo­le può aiu­tar­li con una do­na­zio­ne online ( un­re­fu­gees. org.au/ro­hin­gya, ndr). Io aiuto co­me pos­so, an­che par­lan­do­ne il più pos­si­bi­le.

Pri­ma ha ci­ta­to #Ti­me­sUp. Qua­li so­no le sue spe­ran­ze ri­guar­do la pa­ri­tà di re­tri­bu­zio­ne tra don­ne e uo­mi­ni? È im­por­tan­te che le per­so­ne che han­no vi­si­bi­li­tà nel mon­do del­lo spet­ta­co­lo sia­no por­ta­vo­ci del cam­bia­men­to, co­sì che le don­ne che la­vo­ra­no in al­tri set­to­ri rie­sca­no ad ap­prof­fi­ta­re del­le scos­se che con­tri­bui­ran­no a mi­glio­ra­re la so­cie­tà la­vo­ra­ti­va. Per me l’ugua­glian­za non è una que­stio­ne po­li­ti­ca, ma un pro­ble­ma uma­ni­ta­rio. I pro­gres­si ar­ri­ve­ran­no, ma ci vor­rà tem­po. È im­por­tan­te pa­ga­re equa­men­te le don­ne che fanno lo stes­so la­vo­ro de­gli uo­mi­ni: non vo­glia­mo di più, vo­glia­mo es­se­re trat­ta­te al­la pa­ri.

Que­st’an­no ha pre­sie­du­to la giu­ria di Can­nes. Co­me ha vis­su­to quell’espe­rien­za? È sta­to un gran­de pri­vi­le­gio ma an­che una re­spon­sa­bi­li­tà enor­me; so­no con­ten­ta che sia sta­to un pro­ces­so de­mo­cra­ti­co. Cre­do sia dav­ve­ro fon­da­men­ta­le ascol­ta­re quel­lo che han­no da di­re i mem­bri del­la tua giu­ria, è giu­sto che tut­ti pos­sa­no espri­me­re la pro­pria opi­nio­ne. Kha­d­ja Nin ( can­tan­te e mu­si­ci­sta del Bu­run­di, ndr), che era uno dei giu­ra­ti, sag­gia­men­te ha det­to che non era­va­mo al fe­sti­val per giu­di­ca­re, ma per sce­glie­re i film mi­glio­ri. Par­lia­mo del suo amo­re per la mo­da. In Ocean’8 indossa ca­pi straor­di­na­ri. La de­si­gner Sarah Ed­wards ha ca­pi­to su­bi­to il mio sti­le. Per il Met Ga­la ha scel­to un Gi­ven­chy d’epo­ca, per il re­sto del mio guar­da­ro­ba ha pun­ta­to su tail­leur di vel­lu­to Bur­ber­ry ispi­ra­ti al look rock di Kei­th Ri­chards. De­vo mol­to a Gior­gio Ar­ma­ni con il qua­le col­la­bo­ro da de­cen­ni e che ho sem­pre am­mi­ra­to. La pri­ma co- sa che ho com­pra­to con i sol­di del mio pri­mo la­vo­ro è sta­to un suo ve­sti­to in sal­do! Que­st’an­no a Can­nes ho in­dos­sa­to so­lo abi­ti di­se­gna­ti da don­ne, an­che per­ché mi pia­ce col­la­bo­ra­re con sti­li­ste emergenti. Ho un back­ground tea­tra­le, amo tra­ve­stir­mi e ado­ro i co­stu­mi di sce­na, per­ciò spes­so in­dos­so abi­ti “dram­ma­ti­ci”. Pen­so che un at­to­re, in quan­to ar­ti­sta, non de­ve es­se­re edu­ca­to, ma pro­vo­ca­re. Si in­na­mo­ra mai dei per­so­nag­gi che in­ter­pre­ta? No. Cer­co di ca­pir­li, di im­me­de­si­mar­mi in lo­ro, ma non vo­glio en­tra­re trop­po in con­fi­den­za. Non mi in­te­res­sa la per­fe­zio­ne. An­zi, vo­glio cat­tu­ra­re pro­prio l’op­po­sto: il lo­ro la­to uma­no, quel­lo di­fet­to­so. I van­tag­gi di vi­ve­re a Syd­ney, lon­ta­na da Hol­ly­wood? Che spes­so la con­nes­sio­ne te­le­fo­ni­ca è di­stur­ba­ta, co­sì che puoi in­ter­rom­pe­re le te­le­fo­na­te che cer­chi di evi­ta­re ( ri­de, ndr). È stu­pi­do, lo so, ma spes­so non pos­so far­ne a me­no. C’è sem­pre un can­gu­ro nel mio giar­di­no!

BEL­LE E ASTU­TE Il ca­st di Ocean’s 8 in una sce­na: un grup­po di truf­fa­tri­ci so­gna di fa­re il col­po del se­co­lo du­ran­te il Met Ga­la di New York.

TESTOSTERONICO Ch­ris Hem­swor­th, 34 an­ni: è ora nel­le sa­le con il film di guer­ra 12 sol­diers.

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