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GQ (Italy) - - Prologo - Te­sto di RIC­CAR­DO FERRARIS *

Il bran­co buo­no

C’è una scrit­ta da­van­ti al can­cel­lo d’in­gres­so del Loc­k­wood Ani­mal Re­scue Cen­ter. Una tra­ve di legno con in­ci­se le pa­ro­le «La for­za del lu­po sta nel suo bran­co». Aver­la let­ta si­gni­fi­ca che ho pas­sa­to no­van­ta mi­nu­ti con le ma­ni in­col­la­te al vo­lan­te sul­la stra­da che da Los An­ge­les pun­ta ver­so nord, fi­no a Fra­zier Park, un pae­si­no di due­mi­la anime spar­pa­glia­te tra i mon­ti ca­li­for­nia­ni. So­prat­tut­to, si­gni­fi­ca che in qual­che ma­nie­ra so­no ve­nu­to a sa­pe­re del War­riors and Wol­ves Pro­gram, un’in­cre­di­bi­le te­ra­pia si­mul­ta­nea po­st-trau­ma­ti­ca per uo­mo e ani­ma­le.

Da una par­te ci so­no una de­ci­na di ve­te­ra­ni dell’eser­ci­to ame­ri­ca­no. Iraq, Af­gha­ni­stan, Viet­nam. Guer­re di­ver­se e un nuo­vo ne­mi­co da com­bat­te­re: il Po­st Trau­ma­tic Stress Di­sor­der. Os­sia uno sta­to men­ta­le nel qua­le a ri­cor­di atro­ci si mi­schia la fru­stra­zio­ne di non riu­sci­re a tor­na­re più a una vi­ta nor­ma­le. Dall’al­tra ci so­no 43 lu­pi. Ani­ma­li fi­ni­ti lì per­ché ab­ba­stan­za for­tu­na­ti da so­prav­vi­ve­re ai pro­iet­ti­li di chi li cac­cia per di­ver­ti­men­to, o con­fi­sca­ti a cir­chi il­le­ga­li do­ve ve­ni­va­no of­fer­ti agli scat­ti ac­chiap­pa-li­ke di tu­ri­sti pa­gan­ti.

«In co­mu­ne c’è la sen­sa­zio­ne di non riu­sci­re a tro­va­re il pro­prio po­sto sul­la Ter­ra», di­ce Matt Sim­mons, ex ma­ri­ne che nel 2007 ha ven­du­to la sua ca­sa di Be­ver­ly Hills per ac­qui­sta­re 120 et­ta­ri di ter­ra nel cuo­re del­la Ca­li­for­nia. Ha co­strui­to da so­lo i pri­mi re­cin­ti, ha viag­gia­to per me­si al­la ri­cer­ca di lu­pi de­sti­na­ti a mor­te cer­ta e og­gi è con­vin­to di una co­sa: «Gli uni si pren­do­no cu­ra de­gli al­tri. I sol­da­ti tro­va­no la for­za di smet­te­re con al­col e psi­co­far­ma­ci per ri­sco­pri­re il ra­gaz­zi­no che vi­ve­va in lo­ro pri­ma del trau­ma. I lu­pi im­pa­ra­no che non tut­ti gli es­se­ri uma­ni so­no da te­me­re».

La mia gui­da a Loc­k­wood si chia­ma Jim Mi­nick. Il vol­to ro­ton­do e le brac­cia ta­tua­te dei ri­cor­di di tre an­ni passati in Iraq. Sta­rò con lui per un an­no in­te­ro. Sam­son, Ray­ner, Hou­ston: mi in­se­gne­rà a chia­ma­re i lu­pi per no­me, a ri­co­no­sce­re le lo­ro abi­tu­di­ni e a ri­spet­tar­ne gli spa­zi. Una se­ra di giu­gno, da­van­ti a una taz­za di caf­fè, Jim mi con­fes­se­rà del­la do­lo­ro­sa se­pa­ra­zio­ne dal­la mo­glie, do­po la guer­ra, che gli ha por­ta­to via la ca­sa, il fi­glio, la vi­ta. Mi rac­con­te­rà di Ba­gh­dad e dell’odo­re di mor­te che lo sve­glia­va la not­te, ma an­che di Ky­hei, un lu­po ar­ti­co, la pel­lic­cia bian­ca co­me la ne­ve, che og­gi è il suo in­se­pa­ra­bi­le ami­co. Mi con­fes­se­rà che in­sie­me so­no gua­ri­ti. Gior­no do­po gior­no han­no co­min­cia­to a fi­dar­si sem­pre più l’uno dell’al­tro fi­no a in­stau­ra­re un rap­por­to uni­co. Una re­la­zio­ne fon­da­men­ta­le per Jim, quel­la su cui pog­gia­re la ri­co­stru­zio­ne di tut­te le al­tre.

I lu­pi non pos­so­no tor­na­re in na­tu­ra do­po aver vis­su­to in cat­ti­vi­tà. Per i ve­te­ra­ni è im­pen­sa­bi­le pro­va­re a cer­ca­re un la­vo­ro in un fa­st food do­po aver vis­su­to con l’adre­na­li­na a mil­le per an­ni. Loc­k­wood è la lo­ro ul­ti­ma fer­ma­ta. Qui sco­pro­no che, do­po tut­to, quel­la scrit­ta in­ci­sa nel legno è ve­ra. La for­za sta nel bran­co.

* Ric­car­do Ferraris, na­to a Gal­la­ra­te nel 1986, vi­ve a Los An­ge­les vi­ci­no al­la ca­sa in cui Walt Di­sney in­ven­tò To­po­li­no. Ama i do­cu­men­ta­ri: il suo The War in Bet­ween, sul cen­tro di re­cu­pe­ro per ve­te­ra­ni e lu­pi LARC, in Ca­li­for­nia, è sta­to pre­sen­ta­to all’ul­ti­ma Fe­sta del Ci­ne­ma di Ro­ma

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