SE QUE­STO È UN PA­DRE

Il suo, e quel­lo (ve­ro) del suo pros­si­mo film

GQ (Italy) - - LIFE CINEMA - Te­sto di RO­BER­TO CROCI

Al­me­no due pi­sto­le a te­sta, se­con­do i cal­co­li uf cia­li, so­lo nell’area me­tro­po­li­ta­na. 56 tee­na­ger uc­ci­si, quell’an­no. Al­tri 300 fe­ri­ti da un’ar­ma da fuo­co. Que­sta era De­troit nel 1987, la cit­tà in cui la vio­len­za ave­va rag­giun­to un pun­to di non ri­tor­no. La cro­na­ca re­sa da Bar­ry Mi­chael Coo­per dal­le co­lon­ne di

The Vil­la­ge Voi­ce ren­de lo sce­na­rio in cui si muo­vo­no Ri­chard Wer­she Se­nior e suo glio, Ri­chard Ju­nior, Rick. E cioè il più gio­va­ne in­for­ma­to­re dell’fbi, as­sol­da­to a 14 an­ni per to­glie­re dai guai il pa­dre. Di­ven­ta­to di lì a bre­ve il più gio­va­ne spac­cia­to­re di co­cai­na, ar­re­sta­to con ot­to chi­li di dro­ga a 17 an­ni. Il suo ter­zo re­cord: aver pas­sa­to la vi­ta in ga­le­ra, con una sentenza di er­ga­sto­lo, per un rea­to tut­to som­ma­to mi­no­re. Se gli an­drà be­ne, ver­rà ri­la­scia­to il 25 di­cem­bre 2020, per buo­na con­dot­ta. For­se ac­ce­le­ra­ta dall’at­ten­zio­ne sul ca­so pro­dot­ta da un lm: Co­cai­ne - La ve­ra sto­ria di Whi­te Boy Rick, re­gia di Yann De­man­ge, con Matthew Mcconaughe­y e l’esor­dien­te Ri­chie Mer­ritt, pre­sen­ta­to al To­ron­to Film Fe­sti­val, in sa­la dal 7 mar­zo. Sul­la vi­cen­da di cro­na­ca, e sui suoi tan­ti la­ti oscu­ri, c’è an­che il do­cu­men­ta­rio di Sha­wn Re­ch, Whi­te Boy, di­spo­ni­bi­le su Ama­zon.

Matthew Mcconaughe­y, co­no­sce­va la sto­ria ve­ra die­tro il lm?

No, an­zi: quan­do ho let­to la sce­neg­gia­tu­ra non me lo so­no nem­me­no im­ma­gi­na­to. Quan­do l’ho sa­pu­to ho det­to: mo­ti­vo in più per ac­cet­ta­re di far par­te del­la pro­du­zio­ne.

Lei in­ter­pre­ta Ri­chard Wer­she Sr. Che raz­za di pa­dre era?

Un pa­dre sen­za mo­glie, cre­sciu­to sen­za nien­te, sen­za affetti. Un uo­mo che ha per­so tut­te le donne del­la pro­pria vi­ta: la so­rel­la muo­re di over­do­se, la mo­glie lo la­scia, la glia lo ri­tie­ne un per­den­te e fa di tut­to per al­lon­ta­nar­si da lui. Nel mo­men­to in cui ca­pi­sce che po­treb­be ri­met­ter­ci an­che il glio, ten­ta di tut­to per sal­va­re ciò che re­sta del­la fa­mi­glia. Ma­la­men­te.

Ma non glie­ne va be­ne una, po­ve­rac­cio».

Lei è te­xa­no, va a cac­cia, e so­stie­ne il se­con­do emen­da­men­to del­la Co­sti­tu­zio­ne ame­ri­ca­na che ga­ran­ti­sce il di­rit­to di pos­se­de­re ar­mi. E il per­so­nag­gio di que­sta sto­ria le ven­de. Vogliamo par­lar­ne?

Po­trem­mo di­scu­te­re per ore sul pro­ble­ma del­le ar­mi ne­gli Usa, co­sì co­me po­trem­mo par­la­re del pro­ble­ma del­la po­ver­tà: co­me uo­mo e cit­ta­di­no ri­co­no­sco che il pos­ses­so di ar­mi va­da re­go­la­to e che non si pos­sa mo­ri­re per un ca­so sfor­tu­na­to. Ma co­me at­to­re cer­co di fa­re il mio la­vo­ro, il che com­por­ta non ce­de­re al mo­ra­li­smo. Non cri­ti­co Ri­chard Wer­she Sr.: è un im­bro­glio­ne che ven­de fu­ci­li e pi­sto­le per­ché in que­sto mo­do sfa­ma la sua fa­mi­glia. Non col­le­ga la de­lin­quen­za in cit­tà a una con­se­guen­za del suo la­vo­ro: non è un suo pro­ble­ma. E co­mun­que nes­su­no, in que­sto film, glo­ri­fi­ca né le ar­mi, né la dro­ga.

Co­me ha co­strui­to la re­la­zio­ne con Ri­chie Mer­ritt, che in­ter­pre­ta Ri­chard Jr.?

Io ho tre fi­gli: Levi, Vi­da e Li­ving­ston. Ri­chie è an­co­ra mol­to gio­va­ne, ma ama mol­to la sua fa­mi­glia. Ab­bia­mo un sen­ti­re co­mu­ne: nel­le sce­ne era­va­mo au­ten­ti­ci, so­no fie­ro di lui co­me lo sa­rei dei miei fi­gli. Co­me lo era­no i ve­ri pro­ta­go­ni­sti di que­sta sto­ria: Ri­chard Sr. vi­ve­va per Ri­chard Jr. e ha sem­pre vo­lu­to es­se­re il suo mi­glio­re amico; un er­ro­re co­mu­ne a mol­ti ge­ni­to­ri. I fi­gli han­no bi­so­gno di un pa­dre, gli ami­ci li tro­va­no fuo­ri ca­sa.

Whi­te Boy Rick po­ne dei que­si­ti ba­si­la­ri sul­le re­la­zio­ni. È im­por­tan­te per lei ri­ce­ve­re una le­zio­ne dai film che in­ter­pre­ta? Mol­to: è uno dei mo­ti­vi per cui ac­cet­to un ruo­lo. In que­sto ul­ti­mo ca­so vor­rei che gli spet­ta­to­ri si fa­ces­se­ro del­le do­man­de sull’im­por­tan­za del ruo­lo del ge­ni­to­re: spes­so par­lia­mo del pro­ble­ma dell’edu­ca­zio­ne nel­le scuo­le ma non ab­ba­stan­za su co­me aiu­ta­re i pa­dri e le madri in dif­fi­col­tà.

Che rap­por­to ave­va lei con suo pa­dre? Mio pa­dre era la per­so­na più buo­na che ho mai co­no­sciu­to. Viag­gia­va mol­to, lo ve­da­va­mo po­co. Ma quan­do c’era, esi­ste­va so­lo per noi. Era un uo­mo for­te, non gli pia­ce­va sen­tir­mi di­re che non riu­sci­vo a fa­re qual­co­sa: non vo­le­va sen­tir­lo, per lui non c’era­no pro­ble­mi ma so­lo so­lu­zio­ni. Vo­le­va che cre­sces­si co­me lui, che di­ven­tas­si un uo­mo ca­pa­ce di pren­der­si cu­ra del­la sua fa­mi­glia.

Matthew Mcconaughe­y, 49 an­ni, in Co­cai­ne - La ve­ra sto­ria di Whi­te Boy Rick (dal 7 mar­zo)

Ri­chie Mer­ritt con Bel Po­w­ley: in­ter­pre­ta­no i ve­ri Ri­chard Wer­she Jr. (Whi­te Boy Rick) e sua so­rel­la Da­wn

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