Dai ro­bot all’ar­ti­gia­na­to di lus­so: 12 star­tup ita­lia­ne che stan­no fa­cen­do la dif­fe­ren­za

GQ (Italy) - - INC. - Di GIO­VAN­NI IOZZIA

Non so­no più sol­tan­to una moda: le star­tup so­no di­ven­ta­te uno sti­le, il nuo­vo sti­le del bu­si­ness che guar­da al fu­tu­ro: im­pre­se in­no­va­ti­ve, spes­so ag­gres­si­ve, qua­si sem­pre con tas­si di cre­sci­ta a dop­pia ci­fra. Suc­ce­de an­che in Ita­lia, no­no­stan­te il ri­tar­do sui tem­pi del­la Si­li­con Val­ley e di al­tri mer­ca­ti eu­ro­pei. Il 2019 sa­rà un an­no im­por­tan­te: lo scor­so di­cem­bre le star­tup iscrit­te al Re­gi­stro del­le Im­pre­se era­no 9.758, pron­te a su­pe­ra­re il pros­si­mo li­vel­lo di gio­co, ed è vi­ci­no an­che il tra­guar­do del mi­liar­do di eu­ro di fat­tu­ra­to com­ples­si­vo. Ne­gli ul­ti­mi cin­que an­ni è in­fat­ti au­men­ta­ta la quo­ta di star­tup sul to­ta­le del­le nuo­ve so­cie­tà di ca­pi­ta­li: qua­si il 3%. Cre­sce an­che l’at­ten­zio­ne de­gli in­ve­sti­to­ri in­ter­na­zio­na­li, che han­no por­ta­to ca­pi­ta­li fre­schi in un si­ste­ma an­co­ra ane­mi­co: l’ita­lia è tra i Pae­si eu­ro­pei do­ve si in­ve­ste me­no sul­le im­pre­se in­no­va­ti­ve. L’obiet­ti­vo? Rag­giun­ge­re pre­sto il mi­liar­do (ci­fra che, per esem­pio, la Fran­cia ha già am­pia­men­te su­pe­ra­to da tem­po). Gli in­cen­ti­vi pub­bli­ci ci so­no, ma mol­to di­pen­de­rà dal­la vo­glia di fu­tu­ro del­le im­pre­se che han­no fat­to gran­de il Ma­de in Ita­ly.

1. LANIERI

2012: due gio­va­ni in­ge­gne­ri del Po­li­tec­ni­co di To­ri­no, a Lon­dra per un ma­ster, cer­ca­no un abi­to di qua­li­tà sar­to­ria­le per la ce­ri­mo­nia di chiu­su­ra, ma a un prez­zo ac­ces­si­bi­le. Pen­sa­no: ci fos­se un si­to do­ve com­prar­lo! Si­mo­ne Mag­gi e Ric­car­do Schia­vot­to (nel­la fo­to) lo crea­no e lo chia­ma­no Lanieri, ispi­ran­do­si al­la tra­di­zio­ne del Biel­le­se. Af­fron­ta­no gli scet­ti­ci con i nu­me­ri: il pri­mo mi­lio­ne di fat­tu­ra­to nel 2015 e poi la cre­sci­ta con­ti­nua a dop­pia ci­fra; i ne­go­zi aper­ti in Ita­lia ma an­che a Pa­ri­gi, Mo­na­co di Ba­vie­ra, Bru­xel­les; i clien­ti all’este­ro (cir­ca il 30%). Nu­me­ri che con­vin­co­no un’azien­da con 150 an­ni di sto­ria, la Re­da, a com­pra­re la star­tup e far­la cre­sce­re.

2. MY COOKING BOX

Pap­pa al po­mo­do­ro e po­len­ta ber­ga­ma­sca. Pi­ci to­sca­ni e piz­za in ver­sio­ne gour­met. Le sca­to­le di My Cooking Box con­ten­go­no tut­ti gli in­gre­dien­ti per pre­pa­ra­re a ca­sa i piat­ti ti­pi­ci del­la ga­stro­no­mia ita­lia­na. L’idea di Chia­ra Ro­ta (nel­la fo­to), 33 an­ni, in­ge­gne­re ge­stio­na­le, na­sce dall’espe­rien­za in una mul­ti­na­zio­na­le del food e da un sog­gior­no di la­vo­ro ne­gli Usa e pren­de poi for­ma du­ran­te l’ex­po: la star­tup ber­ga­ma­sca fun­zio­na su­bi­to. L’in­gres­so in un pro­get­to di Ama­zon di­mo­stra che le con­fe­zio­ni di Mcb si ven­do­no be­ne an­che on li­ne, dal­la Nor­ve­gia al Mes­si­co. Nel 2019 ar­ri­ve­rà il pri­mo shop, gra­zie ai 500mi­la eu­ro rac­col­ti in cro­w­d­fun­ding.

3. REOLÌ

Si può in­no­va­re l’olio, uno dei sim­bo­li del Ma­de in Ita­ly? Reolì lo ha fat­to. La star­tup, fon­da­ta nel 2015, è uno spin-off, cioè uno “scor­po­ro”, di un pro­get­to di ri­cer­ca dell’uni­ver­si­tà di Ca­la­bria fi­nan­zia­to con fon­di eu­ro­pei. Nei la­bo­ra­to­ri è sta­to mes­so a pun­to il pro­ces­so che per­met­te la so­li­di­fi­ca­zio­ne dell’ex­tra­ver­gi­ne, ren­den­do­lo spal­ma­bi­le co­me il bur­ro (la sua al­ter­na­ti­va ve­ga­na, in­som­ma), idea ri­co­no­sciu­ta al Sa­lo­ne dell’ali­men­ta­zio­ne di Pa­ri­gi nel 2018. Il bre­vet­to è di­ven­ta­to pro­dot­to gra­zie a Eu­ge­nio Con­for­ti, An­drea Vai (nel­la fo­to) e a una cor­da­ta di im­pren­di­to­ri agri­co­li. Lo sta­bi­li­men­to di Co­ri­glia­no Ca­la­bro (Co­sen­za) con­se­gna in tut­ta Ita­lia.

4. ALTHEIA SCIENCE

È la star­tup che rap­pre­sen­te­rà l’ita­lia al­la fi­na­le del­la World Cup del­le nuo­ve im­pre­se in­no­va­ti­ve, a mag­gio, a San Fran­ci­sco.

E, in par­ti­co­la­re, l’ec­cel­len­za del bio­te­ch Ma­de in Ita­ly: la so­cie­tà svi­lup­pa cu­re per le ma­lat­tie au­toim­mu­ni e con i 17 mi­lio­ni di fi­nan­zia­men­to rac­col­ti a fi­ne 2018 co­min­ce­rà a ve­ri­fi­ca­re i ri­sul­ta­ti del­le ri­cer­che su dia­be­te I e scle­ro­si mul­ti­pla. Una bel­la sto­ria, non so­lo per l’obiet­ti­vo. «C’è un for­te or­go­glio na­zio­na­le», ri­cor­da il Ceo Pao­lo Riz­zar­di. I fon­da­to­ri so­no due scien­zia­ti rien­tra­ti in Ita­lia dall’este­ro: Ales­san­dra Bif­fi e Pao­lo Fio­ri­na (nel­la fo­to), so­ste­nu­ti da Au­ro­ra-tt, so­cie­tà di tra­sfe­ri­men­to tec­no­lo­gi­co.

5. TANNICO

Ec­co la sin­te­si di­gi­ta­le del Ma­de in Ita­ly. Mar­co Ma­gno­ca­val­lo (nel­la fo­to) è l’im­pren­di­to­re che a po­co più di 40 an­ni ha fon­da­to no­ve im­pre­se. L’ul­ti­ma ri­guar­da il vi­no, di cui l’ita­lia re­sta pri­mo pro­dut­to­re mon­dia­le, con un mo­del­lo di di­stri­bu­zio­ne ba­sa­to sull’e-com­mer­ce. Tannico na­sce nel 2013, con­qui­sta la lea­der­ship di mer­ca­to nel 2016 e due an­ni do­po si av­vi­ci­na ai 15 mi­lio­ni di fat­tu­ra­to con 100 mi­lio­ni di clien­ti e più di 1 mi­lio­ne di bot­ti­glie ven­du­te. È la più gran­de ve­tri­na on li­ne di vi­ni ita­lia­ni, ma or­ga­niz­za an­che even­ti con de­gu­sta­zio­ni di cham­pa­gne. La no­vi­tà: l’e-com­mer­ce per il ca­na­le ho­re­ca, cioè eno­te­che e ri­sto­ran­ti.

6. YAPE

Lo han­no già vi­sto cir­co­la­re a Cremona, do­ve so­no sta­ti fat­ti i pri­mi te­st su stra­da: il pri­mo ro­bot-fat­to­ri­no è il vol­to nuo­vo del­la mec­ca­ni­ca Ma­de in Ita­ly, set­to­re con un fu­tu­ro le­ga­to all’in­ter­net del­le co­se. Yape, che sta per Your Au­to­no­mous Po­ny Ex­press, è na­to in e-no­via, star­tup mi­la­ne­se gui­da­ta da Vin­cen­zo Rus­si (nel­la fo­to) che dal 2012 pro­du­ce im­pre­se in­no­va­ti­ve; ha de­but­ta­to a fi­ne set­tem­bre 2017 e si è già fat­to co­no­sce­re nel mon­do (dal Con­su­mer Elec­tro­nics Show di Las Ve­gas a Fran­co­for­te, do­ve ha ap­pe­na vin­to il Ger­man De­si­gn Award). Tom­my Hil­fi­ger lo ha uti­liz­za­to du­ran­te la Fashion Week 2018. E pre­sto Yape po­treb­be con­se­gna­re pac­chi per un gran­de ope­ra­to­re po­sta­le.

7. FRE­SCO FRIGO

Do­po aver in­ven­ta­to Su­per­mer­ca­to24 (la spe­sa a do­mi­ci­lio) e Chec­kout Tech­no­lo­gies (il ne­go­zio sen­za cas­se), En­ri­co Pan­dian (nel­la fo­to), 40 an­ni, esu­be­ran­te im­pren­di­to­re se­ria­le ve­ro­ne­se, pun­ta a por­ta­re l’in­no­va­zio­ne nel mon­do dei di­stri­bu­to­ri automatici. Non più me­ren­di­ne in­du­stria­li o sa­la­tis­si­mi snack ma ci­bo fre­sco, sa­no e a chi­lo­me­tro ze­ro. È l’idea con cui na­sce nel 2017 Fre­sco Frigo, fon­da­ta con Tom­ma­so Ma­gna­ni, per lan­cia­re sul mer­ca­to un di­stri­bu­to­re do­ve fi­ni­sco­no so­lo piat­ti pre­pa­ra­ti da ri­sto­ran­ti nel rag­gio di 500 me­tri: mez­zo mi­liar­do di eu­ro rac­col­ti e 200 in­stal­la­zio­ni pre­vi­ste en­tro il 2019 in azien­de e al­tri spa­zi pub­bli­ci.

8. DESIGNITAL­Y.COM

Do­po una car­rie­ra nel­le ban­che e un li­bro sul­la ri­vo­lu­zio­ne fin­te­ch, ci si aspet­ta­va che Ro­ber­to Ferrari (nel­la fo­to), ex di­ret­to­re ge­ne­ra­le di Che­ban­ca! e Chief Di­gi­tal and In­no­va­tion Of­fi­cer di Me­dio­ban­ca, fa­ces­se una star­tup di ser­vi­zi fi­nan­zia­ri di­gi­ta­li. E in­ve­ce lui ha pun­ta­to su un’ec­cel­len­za del Ma­de in Ita­ly: il lan­cio di Designital­y.com sa­rà du­ran­te la De­si­gn Week di apri­le. Obiet­ti­vo: por­ta­re sul mer­ca­to in­ter­na­zio­na­le il la­vo­ro di mi­glia­ia di pic­co­le e me­die im­pre­se, ar­ti­sti, de­si­gner e ar­ti­gia­ni an­co­ra po­co co­no­sciu­ti fuo­ri dall’ita­lia. Il mo­del­lo è quel­lo di Ea­ta­ly (food) e Yoox (fashion). Ferrari è con­vin­to che fun­zio­ne­rà an­che per il de­si­gn.

9. SPRINGA - GOLIATH

Goliath è il frut­to di una te­si di lau­rea, quel­la di Lo­ren­zo Fran­gi (nel­la fo­to), 29 an­ni, in­ge­gne­re del Po­li­tec­ni­co di Mi­la­no, che nel 2016 ha crea­to con due ami­ci (Da­vi­de Ce­vo­li e Ales­san­dro Tri­fo­ni) la star­tup Springa per pro­dur­re la pri­ma fre­sa por­ta­ti­le a con­trol­lo nu­me­ri­co. In al­tre pa­ro­le: un pic­co­lo ro­bot che la­vo­ra da so­lo il le­gno e che pia­ce tan­to da rac­co­glie­re in so­li 45 gior­ni ol­tre 1 mi­lio­ne di dol­la­ri su Kick­star­ter, la più im­por­tan­te piat­ta­for­ma di cro­w­d­fun­ding del mon­do. A con­qui­sta­re i ma­ker ame­ri­ca­ni è il mix di ar­ti­gia­na­li­tà Ma­de in Ita­ly e tec­no­lo­gia. Tra giu­gno e lu­glio sa­rà pronta la pri­ma se­rie di Goliath.

10. ARTEMEST

Chi pen­sa che il web non fun­zio­ni per il lus­so, fac­cia un gi­ro su Art­me­st, do­ve lo scon­tri­no me­dio è di cir­ca 1.600 eu­ro. Artemest, che sta per Ar­ti e Me­stie­ri, è una star­tup che nel 2015 ha lan­cia­to il pri­mo e-com­mer­ce per l’ar­ti­gia­na­to ri­cer­ca­to. Il pro­get­to è di una jewel­ry de­si­gner ita­lia­na tra­sfe­ri­ta ne­gli Usa, ma sem­pre al­la ri­cer­ca di ma­ni d’oro: Ip­po­li­ta Ro­sta­gno (nel­la fo­to). Con lei, un ma­na­ger ap­pas­sio­na­to di de­si­gn e con un’espe­rien­za in Yoox, Mar­co Cre­den­di­no. Che Artemest ab­bia cen­tra­to il ber­sa­glio è con­fer­ma­to dall’in­ve­sti­men­to di 4 mi­lio­ni di eu­ro ar­ri­va­to un an­no fa (ne fa par­te il fon­do del­la fa­mi­glia Pao di Hong Kong).

11. RESPECTLIF­E

Un’in­ven­zio­ne de­gli An­ni 50, fir­ma­ta da un pre­mio No­bel (Giu­lio Nat­ta) ri­let­ta e ri­pro­po­sta in chia­ve di so­ste­ni­bi­li­tà. È l’idea di Mi­rel­la Ci­var­di e Cristina Sab­ba­di­ni (nel­la fo­to) che a Pa­via han­no fon­da­to nel 2015 la star­tup Respectlif­e e bre­vet­ta­to un tes­su­to uti­liz­zan­do il po­li­pro­pi­le­ne. È anal­ler­gi­co, tra­spi­ran­te, re­si­sten­te al­le muf­fe. In­som­ma ri­spet­to­so dell’uo­mo e dell’am­bien­te. Una so­lu­zio­ne in­no­va­ti­va per il mon­do fashion ma non so­lo, per­ché nu­me­ro­se so­no le ap­pli­ca­zio­ni nell’hô­tel­le­rie ma an­che in cam­po ospe­da­lie­ro. Tan­to che la star­tup ha vin­to nel 2018 il Pre­mio Cor­po­ra­te Fa­st Track all’in­ter­no del Pre­mio Mar­zot­to, il più im­por­tan­te in Ita­lia.

12. BRANDON

L’e-com­mer­ce è una gran­de opportunit­à per tan­te pic­co­le e me­die im­pre­se del Ma­de in Ita­ly ma non è co­sì fa­ci­le far­lo be­ne, so­prat­tut­to a li­vel­lo in­ter­na­zio­na­le. L’aiu­to ar­ri­va da Brandon, di­stri­bu­to­re di­gi­ta­le crea­to da Pao­la Mar­za­rio (nel­la fo­to): im­pren­di­tri­ce se­ria­le da quan­do ave­va 20 an­ni, dal 2012 ha fat­to cre­sce­re la star­tup con rit­mi da ma­nua­le. Già mi­lio­na­ria do­po il pri­mo an­no di at­ti­vi­tà, Brandon ha chiu­so il 2018 con un fat­tu­ra­to di 10 mi­lio­ni. Dall’ini­zio dell’an­no Mar­za­rio ha la­scia­to il ti­mo­ne dell’azien­da a una Ceo: Ila­ria Tiez­zi. Boc­co­nia­na, ex Me­dia­set, Sky e Bcg, ha un obiet­ti­vo am­bi­zio­so: rag­giun­ge­re i 50 mi­lio­ni en­tro il 2022.

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