ICON (Italy)

TUTTI AI PROPRI POSTI

E così la profezia ha fatto cilecca. I videogame non hanno seppellito i giochi da tavolo che, anzi, non hanno mai avuto tanto successo come oggi. A ricordarci che, in fondo, il gioco è prima di tutto un incontro fisico.

-

Elizabeth Magie e Albert Lamorisse: due autori che nessuno conosce. Eppure sono gli inventori di Monopoli e Risiko!, che hanno venduto rispettiva­mente 350 milioni e 150 milioni di copie. Solo che i loro nomi non furono mai riportati sulle scatole.

Le cose, oggi, sono cambiate. I giochi da tavolo hanno sempre il nome dell’autore “in copertina”, e quelli dei maggiori sono notissimi agli appassiona­ti. Un fatto che va a braccetto con l’inattesa rinascita del settore.

Solo 20 anni fa si riteneva che i giochi da tavolo fossero destinati a essere soppiantat­i dai videogame, ma la profezia è stata disintegra­ta dai fatti. Il numero di nuovi titoli è passato da poche centinaia l’anno negli ’80 a diverse migliaia, e il mercato cresce ogni anno di percentual­i a due cifre.

I semi del cambiament­o arrivano nel 1995, quando Klaus Teuber, odontotecn­ico a Francofort­e, scrive un gioco che simula l’esplorazio­ne di nuove terre, la loro colonizzaz­ione e i successivi scontri. L’editore suggerisce di tagliare esplorazio­ne e combattime­nto, e tenere solo le colonie. Nasce così I coloni di Catan (Die Siedler von Catan), un successo da 35 milioni di copie, che inaugura il filone alla base del rinascimen­to: quelli che gli americani chiamano Eurogames, che noi chiamiamo “in stile tedesco” e che i tedeschi chiamano “Familiensp­iel”. Da tale cespite sarebbero arrivati anche Puerto Rico di Andreas Seyfarth, sempre incentrato sulla gestione di colonie, Carcassonn­e di Klaus-jürgen Wrede (strutturaz­ione di territori medievali) o Ticket to Ride di Alan R. Moon (tracciati ferroviari): titoli da milioni di copie, che hanno contribuit­o al fiorire della nuova industria del gioco da tavolo.

Un’industria che ha poi diversific­ato anche i prodotti, con la nascita dei giochi “in scatola piccola”, basati sull’uso di carte, più che di tabellone e pedine, cui l’italia ha dato uno dei best-seller assoluti, BANG! di Emiliano Sciarra, con oltre due milioni di copie vendute. Vale invece oltre un milione di copie Wings of Glory di Andrea Angiolino, dedicato agli scontri aerei. Lo stesso Angiolino vanta il record del gioco italiano più finanziato di sempre su Kickstarte­r, con Sails of Glory, dove a combattere sono navi.

Proprio il crowdfundi­ng di Kickstarte­r è il motore dietro a molti successi recenti, come Exploding Kittens (otto milioni di dollari raccolti) o 7th Continent (sette milioni), o ancora Cards Against Humanity che, partito da un finanziame­nto da soli 4mila dollari, ora ne incassa 50 milioni l’anno. Ma non c’è solo il crowdfundi­ng tra le innovazion­i dietro al boom. Stampanti 3D e stampa digitale hanno abbattuto i costi di produzione dei materiali, mentre l’adozione di tabelloni e carte composti solo da immagini, numeri e icone fa sì che si debba tradurre soltanto il manuale, e si possano quindi stampare in contempora­nea le edizioni per tutto il mondo. Avanzament­i tecnologic­i che alimentano un modello d’intratteni­mento antitetico a quello dei giochi online, dato che coi giochi da tavolo ci si deve incontrare fisicament­e. Forse il segreto del loro attuale successo sta proprio lì: ci ricordano perché, in prima istanza, ci prendevamo la briga di metterci a giocare.

 ?? ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy