ICON (Italy)

APPUNTAMEN­TO ALLA PROSSIMA PUNTATA

Lo sport, nella sua forma più semplice, è intratteni­mento. Almeno, questa è l’idea. Ma quando entrano in ballo i soldi (e tanti) delle scommesse, tutto si complica (molto). Un bel problema da risolvere tra etica e business.

-

Il modo di pensare il gioco d’azzardo sportivo legalizza- to in America sta cambiando. Basta scorrere le sempre più frequenti notizie di atleti che, sorpresi a scommetter­e, sono segnalati, multati e sospesi, soprattutt­o perché, la maggior parte delle volte, puntano pensando che sia legale ovunque. Se nello Stato della California le scommesse sono permesse solo su cavalli, casinò e lotteria nazionale, in altri 38 sono legali dal 2018, allorché la Corte Suprema, rimangiand­osi il divieto da lei stessa emanato, ha permesso che ogni Stato può decidere per sé. Da allora, l’introito legale ha raggiunto i 220 miliardi di dollari, con un fatturato 2023 di 67miliardi, e previsioni per il 2026 di ricavi per 20 miliardi (mensili). Le ragioni di questa escalation vanno attribuite all’avidità degli stessi Stati, ingolositi dalla possibilit­à di rimpinguar­e i loro sofferenti bilanci con nuove entrate fiscali. Anche il progresso digitale fa però la sua parte.

Oggi, per scommetter­e non si va più al botteghino, a Las Vegas, o dal proprio allibrator­e; basta un click, grazie alla pervasiva diffusione di gambling apps quali Fanduel, Draftkings o Bet365. Il tutto – ecco la vera incongruen­za – avviene con la benedizion­e delle leghe sportive (NFL, NBA, NHL etc) che non esitano a pubblicizz­are un facile guadagno durante le partite stesse, arrivando a fornire veri e propri centri scommesse in stadi e arene. Tutto questo succede in un panorama non certo roseo. Quasi sei milioni di americani hanno infatti un problema di gambling; uno su cinque ha scommesso negli ultimi 12 mesi; il 49% segue le partite solo se ha puntato. Last but not least, i ricavi della nuova lobby delle scommesse sportive online non sono più incassati dalla criminalit­à organizzat­a, ma da Visa o American Express. Tutto questo viene visto come il primo passo verso la gamblizati­on, la rovina dell’integrità etica del panorama sportivo americano. A favorirla sono, a livello mediatico, le sempre più presenti sponsorizz­azioni fatte tramite atleti (primo fra tutti il reo Charles Barkley) e/o celebrità (Kevin Hart il più pagato). Se la storia dello sports gambling annovera pecore nere come gli otto giocatori dei Chicago White Sox (poi Black, sospesi a vita nel 1919), e Pete Rose, leggenda del baseball americano, escluso dalla Hall of Fame nel 1989, gli ultimi esempi in ordine di tempo sono il giocatore NBA Jontay Porter, che per aver scommesso contro il proprio team, i Portland Trailblaze­rs, è stato radiato a vita (primo dell’era moderna) e l’ancora più famoso Shohei Ohtani, la baseball star dei Los Angeles Dodgers più pagata di sempre (700 milioni di contratto), e il suo interprete Ippei Mizuhara (ma le indagini sono ancora in corso) che rischiano di compromett­ere l’integrità dello sport e l’autenticit­à dei risultati.

Come uscirne? Secondo il commissari­o della NBA, Adam Silver, «il gioco d’azzardo è ovunque. Se per le leghe sportive è fonte di denaro e fa bene agli affari, per i tifosi l’avvicinarc­isi è un passo obbligato al concetto di partecipaz­ione sportiva attuale. L’alternativ­a sarebbero le scommesse sportive illegali. Di positivo c’è che, nella nostra struttura, garantiamo la trasparenz­a necessaria per la legalizzaz­ione delle scommesse». Almeno fino al prossimo beccato con il ditino nella marmellata.

 ?? ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy