ICON (Italy)

IL FUTURO DEL VINTAGE? 100% SOSTENIBIL­E

Dentro la storia e il domani di Levi’s. Più che un brand, un fenomeno culturale. Per jeans che durino altri 150 anni.

-

Mica facile essere stilista per Levi’s. Come si può innovare un jeans iconico come il 501, che da 150 anni veste il mondo intero, da giovani rivoluzion­ari a capi di Stato? «In realtà c’è tanto da fare. Ma la sfida è migliorare, senza che nessuno se ne accorga», ci dice Paul Dillinger, vice presidente della Global Design Innovation di Levi Strauss & Co. «Di solito i designer vogliono farsi notare. Nel mio caso, la missione è essere silenzioso: il cambiament­o deve valer la pena. La mia responsabi­lità è disegnare un great future vintage, jeans migliori che durino ancora più a lungo, nel segno della sostenibil­ità».

Esperto di moda sostenibil­e, abbiamo incontrato Dillinger a Milano per la mostra Icons, Innovation­s & Firsts. Stories of Heritage and Progress from the Levi’s Archives. In dialogo tra ieri e domani, gli archivi LS&CO. sono stimolo nella ricerca odierna del brand. «Sono tuttora fonte di ispirazion­e per Paul e i nostri stilisti. Usano capi vecchi per creare jeans nuovi», spiega Tracey Panek, archivista e memoria storica dell’azienda. Tra i pezzi conservati: la giacca in pelle Menlo Cossack di Einstein, i pantaloni con gli schizzi di Andy Warhol per L’ultima Cena, il più antico denim moderno datato 1874 circa. Era il 20 maggio 1873 quando Levi Strauss e Jacob Davis firmavano il brevetto per fissare le tasche con rivetti: nascevano i blue jeans. «Per i primi 50-60 anni furono capi da lavoro. Ne abbiamo uno di inizio 900 indossato da un minatore con incollate gocce di cera di candela», dice Panek. «Poi, nel 1967 a San Francisco esplose la Summer of Love: migliaia di ragazzi accorsero e scelsero i Levi’s come uniforme non ufficiale. Per la prima volta fu adottato il termine “blue jeans”, come li definivano quei giovani pacifisti».

I Levi’s 501 (quelli coi bottoni) sono un fenomeno culturale. Indossati da tutti – Marlon Brando, James Dean, Steve Jobs, Barack Obama... – sono fashion item che per il MOMA hanno cambiato la società. «Il periodo Levi’s che prediligo è degli inizi», dice Panek. «Amo i capi workwear che mostrano per quale uso erano indossati, come quelli dei cowboy, strappati in fondo dagli speroni. Oggi cerchiamo di replicare quel senso di usura con dispositiv­i tech; allora, l’aspetto dei tuoi Levi’s dovevi guadagnart­elo». Resistenza e longevità sono concetti base nella storia del brand. Come ricordano sull’etichetta di ogni capo i due cavalli che tirano in direzioni opposte un paio di jeans. «Punto a creare Levi’s che durino per altri 150 anni», dice Dillinger. «Usiamo il processo Wellthread, un laboratori­o di sviluppo in cui combiniamo conservazi­one ambientale e progettazi­one sostenibil­e». Tra i nuovi jeans green i Plant-based 501, in filati di origine vegetale, e i Circular 501, in fibre riciclate, e riciclabil­i. «Puntiamo a ridurre il consumo di acqua e carbonio; si possono usare le fibre più avanzate e i sistemi più innovativi, ma se il capo ottenuto non è amato, chi lo sceglie non lo terrà a lungo. Questo non è sostenibil­e. Perciò il 501 è un’ottima base su cui lavorare: ho sempre in mente regole fisse di qualità e aspettativ­e del consumator­e». Per un grande futuro vintage.

 ?? ??
 ?? ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy