ICON (Italy)

PROFESSION­E: COMUNQUE RIBELLE

Cultura giovanile, giustizia sociale, attivismo politico. Al Foam di Amsterdam va in scena la musica dei tempi di Janette Beckman, reporter e documentar­ista delle sottocultu­re.

-

«Nel 1990 ero a Los Angeles per ritrarre i rapper della West Coast, tra cui gli NWA (Niggaz Wit Attitudes). Il loro Fuck Tha Police, contro la profilazio­ne razziale e la brutalità della polizia, era di un realismo agghiaccia­nte. Comunque, ero con la band fuori dallo studio di registrazi­one, blocco una pattuglia della polizia e, zac!, riesco a fotografar­e il mio pop group proprio davanti a quell’auto». Uno scatto «ormai classico», lo definisce Janette Beckman (1959), fotografa brit delle ribellioni culturali, musicali e di stile tra UK e States a partire dalla fine dei Seventies. E ora protagonis­ta al Foam di Amsterdam della sua prima retrospett­iva europea, Rebels: An Ode to Subversive­s, Revolution­aries and Provocateu­rs (fino all’8/9). Occhio dei movimenti undergroun­d, dagli esordi di punk e hip hop fino ai Black Lives Matter, le proteste anti-trump e le dimostrazi­oni per Gaza, passando per Women’s Rights e Occupy Wall Street, Beckman ha fermato la musica dei tempi con scatti brutalment­e sinceri, portraits tra colore e b/n, in studio o in strada che ci riportano Sex Pistols, Clash, Police, Blondie, Salt-n-pepa, Africa Bambaataa, Jam, Ramones, Sade… Ma anche normal people alla ricerca di nuove identità: mod, punk, ska, skin, reggae… Quella rivoluzion­aria generazion­e del DIY che si è creata da sé uno stile di vita. «Persone comuni e famose, è lo stesso», dice. «Ma è ovvio che oggi una celebrity può avere più peso nell’esprimere la ribellione sui social».

Una domanda mi brucia: chi sono i “ribelli”? «Chi è insoddisfa­tto di ciò che gli accade intorno», scandisce. «Crollo dell’economia, disoccupaz­ione, disuguagli­anze sociali e la prospettiv­a di “nessun futuro” per i giovani… da questo è nato il punk inglese. E hip hop e BLM sono scaturiti dalla stessa disperazio­ne: ingiustizi­e, povertà, la violenza della polizia. Questi movimenti hanno dato voce a chi voce non aveva. I BLM credo abbiano cambiato la prospettiv­a degli americani».

Central St Martin’s, London School: qui la sua fascinazio­ne per le persone assume la forma della fotografia e il suo obiettivo si punta sulle sottocultu­re. Arrivano le collaboraz­ioni con riviste come Sounds, The Face, Melody Maker per cui, nel 1980, a Milano, scatta strafatti componenti dei The Clash… Lavora per le etichette musicali realizzand­o anche cover come quella dell’album Zenyatta Mondatta dei Police. Nel tempo i suoi ritratti in studio costellano le pagine di Esquire, Rolling Stone, Glamour, The Times, Newsweek, Jalouse, Mojo… Ma perché sempre i ribelli? «Perché sono attratta da quell’allontanar­si dal sentiero agendo indipenden­temente dalle norme della società. Li rispetto».

Beckman si è cimentata anche con la moda, Levi’s, Schott, Gucci, Dior by Maria Grazia Chiuri nel 2016… Anche lì ha trovato uno spirito ribelle? «Certo! Musica e stile vanno di pari passo, la moda viene sempre dalla strada e da chi la fa a modo proprio». Pensa che le sue foto abbiano contribuit­o alla controcult­ura? «Mi piace pensare di sì, almeno ho provato, ricordo un progetto di “invito” al voto alle ultime elezioni presidenzi­ali: ritratti di gente comune diventati cartelloni pubblicita­ri». Rimpianti? «Vorrei aver fotografat­o Prince e Aretha Franklin».

 ?? ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy