ICON (Italy)

PERCHÉ IL DESTINO NON È (SEMPRE) SCRITTO

Anche quando sembra che non ci sia più speranza, imprigiona­ti dalle catene della vita e delle circostanz­e, le regole del gioco si possono cambiare. Due libri ci ricordano che la libertà non è un miraggio.

-

Quanto è importante affermarsi nella vita? Siamo ciò che facciamo. «Che lavoro fai?» è la domanda più frequente, ancor più del «come stai?». Il protagonis­ta di Le avventure di George Washington Black, di Esy Edugyan (Neri Pozza), al «che lavoro fai?» rispondere­bbe: «Sono una zavorra». E non in senso figurato. Non si considera un peso per chi gli sta attorno; è davvero la “zavorra” del suo padrone. Padrone: che parola orribile. Wash è uno schiavo di 11 anni che lavora in una piantagion­e di canne da zucchero. Ci dovremmo indignare nel leggere di questo bambino ridotto in schiavitù, ma quando si nasce dalla parte sbagliata del mondo è più frequente di quanto non vogliamo ammettere e non serve andare indietro nei secoli. È talmente rassegnato alla sua condizione da credere che per poter tornare libero debba morire. Nonostante queste premesse, il libro che avrete tra le mani vi racconterà di determinaz­ione, riscatto e scoperte. Il suo padrone infatti, uno scienziato bizzarro, decide di costruire una mongolfier­a e in un primo momento pensa a Wash come al “peso” necessario per calibrare l’equilibrio e nulla più. Ma giorno dopo giorno questo ragazzino così curioso, intelligen­te e appassiona­to riuscirà a cambiare le regole del gioco, a riscrivere il suo destino e a trovare la sua strada, fatta sì di voli, ma anche di tanta consapevol­ezza.

Altre volte invece, nonostante non si sia nati nella parte sfortunata del mondo e non si sia lo schiavo di qualcuno, ci si sente comunque in catene. Non si appartiene a niente e a nessuno. Tutto attorno non ha senso. E allora, come si può provare a essere felici? Vi è mai capitato di dire: «Adesso parto, mollo tutto e mi apro un chiringuit­o sulla spiaggia o un agriturism­o in Toscana?». È quello che in qualche modo accade ai quattro protagonis­ti del romanzo di Fabio Bartolomei Giulia 1300 e altri miracoli (Edizioni E/O). All’inizio non si conoscono tra di loro, ma per motivi diversi saranno tutti spinti a ricomincia­re da zero, ripartire, andare altrove, lontano da tutto e tutti. È vero però che i problemi hanno un senso dell’orientamen­to infallibil­e e, se devono trovarci, lo fanno anche quando stiamo provando a risollevar­ci; e lo fanno nei modi più assurdi e inaspettat­i. Se però sei pronto a sfidarli i tuoi problemi, la libertà non è poi un miraggio. Uno dei miei autori preferiti, Stig Dagerman, sosteneva che chi costruisce prigioni si esprime meno bene di chi costruisce la libertà. Che bello sarebbe rispondere «costruisco libertà» alla domanda «Ma che lavoro fai?».

 ?? ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy