ICON (Italy)

LA RICERCA CHE NON STA FERMA

Lorenzo Osti raccoglie la preziosa eredità di famiglia che diventa il fulcro di un progetto tra moda e sperimenta­zione.

-

L’essere contempora­neo, “vestire” l’oggi con una forma e, ancor prima, un pensiero originale è una tradizione di famiglia per Lorenzo Osti il quale, con Massimo Osti Studio, ha fatto proprie le motivazion­i che avevano mosso papà Massimo a dar vita, ormai 40 e più anni fa, a quelle imprese che sono CP Company, Stone Island (e all’epoca Boneville, poi Massimo Osti Production, Left Hand). «Contempora­neo», spiega, «è un termine che oggi è spesso distorto. Lo si usa per dare a intendere che il tale prodotto è la cosa giusta al momento giusto. Ma per me contempora­neo, nell’abbigliame­nto come in ogni settore, definisce qualcosa che riflette o dialoga con gli elementi della società del momento. CP Company e Stone Island hanno successo perché da subito ci sono riusciti, con creazioni con cui la gente entra in piena relazione».

Insomma, l’oggetto moda è, al di là del puro dato economico-edonistico, un prodotto culturale che trascende il succedersi delle collezioni. «Il tema della stagionali­tà», analizza Osti, «tornato oggi sotto riflettori per il diffuso abuso del claim “sostenibil­ità”, va visto in un’ottica chiara e definita, quella del “buy less buy better”. La stagionali­tà fa invecchiar­e i prodotti in sei mesi e porta i negozianti ad avere dei forti ricarichi per poi andare in saldo dopo tre mesi. È un sistema inefficien­te. Si ribalta sulle tasche del consumator­e. Ecco perché il design dei capi MOS non vuole cogliere le tendenze del pubblico del momento, ma ha l’ambizione di essere valido oggi come fra 20 anni». Come farlo? «Abbiamo unito i pilastri della ricerca di mio padre: l’innovazion­e tessile e il design funzionale che sono senza tempo». Lasciate da parte a/i e p/e Osti ha scelto di lavorare «per drop, capitoli. Ognuno è incentrato su un tema di ricerca tessile o costruttiv­a del prodotto. Quando è pronto vanno online in piccole serie. La sfida è difficile: tutti i capi sono basati su innovazion­i tessili che non puoi toccare. E basarsi solo sulle foto in rete richiede una buona capacità interpreta­tiva. Ma stiamo ragionando anche di proporli in punti vendita selezionat­i».

Presentato in gennaio a Parigi, dopo un paio d'anni di gestazione, MOS attinge a quella miniera di idee che è il centro ricerca di CP Company Massimo Osti – all’epoca magari troppo diverse o costose, quanto troppo belle e originali per non concretizz­arle, anche solo in produzioni limitate. «Mi aspettavo un fiume di critiche; invece tutti hanno capito il tentativo, molto franco, di prendere in mano un testimone difficile da gestire. e di farlo con umiltà». Divisa in otto “chapter” la prima collezione è al quarto step. Dopo le uscite con Alcantara (parka, pantalone, short jacket con cappuccio, cap, zaino), Limonta 1893 (work jacket, pantalone, bag), e i capi modulari in Tecnomesh, è il momento di un gilet tattico con un utensile Leatherman personaliz­zato nel gilet. «È un progetto che ho voluto personalme­nte, sono un fan del marchio che rispetta alla perfezione il motto Form Follows Function». Il capitolo cinque? «Sarà un’altra esplorazio­ne culturale, questa volta andremo tra le passioni più personali di mio padre, la vela». Ne riparlerem­o al momento opportuno. gm

 ?? ??
 ?? ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy