ICON (Italy)

BEWARE OF THE CLUB DOGO

Consideraz­ioni sulla rap generation, tra Detective Monk, Nietzsche e Bluto Blutarsky.

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Adorato lettore di Icon, sei felice di tuffare i tuoi pensieri in questo nuovo numero? Per quanto mi riguarda sono contento di tornare a condivider­e con te i miei. In questi giorni, sto guardando Detective Monk, una serie diventata di culto negli USA all’inizio del 2000. Nel decimo episodio della seconda stagione, proprio sul finale, ho sentito la frase perfetta per iniziare questa rubrica: «You got to be in it to win it», che si può tradurre con “per vincere si deve partecipar­e”. Premesso che già Eraclito si era sbilanciat­o dicendo che secondo lui la vita stessa è di per sé un gioco, oggi ci siamo ritrovati come in Jumanji: obbligati a giocare e non sempre per vincere.

Mi è capitato spesso di ascoltare diversi rapper che durante le interviste dicono: «Sono ormai da anni nel Game». O anche: «Sono tra i migliori del Game», «Sono stato il primo a superare certi traguardi nel Game». Anche nei vari “dissing” la componente Game è sempre presente (spiegazion­e doverosa: nella cultura hip-hop e, in particolar­e, nel rap, “dissing” è una canzone, un brano che vuole prendere in giro, criticare o addirittur­a insultare una o più persone, di solito appartenen­ti all’ambiente stesso del rap).

Trovo molto affascinan­te seguire le vicissitud­ini di chi ha scelto di partecipar­e al gioco del rap. Tra tutti, riconosco come grandi giocatori i Club Dogo che ho anche visto di recente in uno dei loro dieci show al Forum di Milano. Sono tre personalit­à ben distinte che quando sono insieme si trasforman­o nel tridente di Poseidone, superando divinament­e tutti i vari livelli del Game. Perfettame­nte consapevol­i giocano sul palco con grande maturità, quella maturità che, come ha scritto Nietzsche “significa avere ritrovato la serietà che si metteva nel gioco da bambini”. Aggiungo che i “tre moschettie­ri” sono dei grandi giocatori anche nel comunicare fuori dal palco. Ospite da Alessandro Cattelan, Guè ha detto: «Leggo spesso questa cosa: mi sveglio alle 5:00, faccio un’ora di meditazion­e, un’ora di palestra, poi la colazione un the verde una cosa così; poi inizio meetings business, poi torno in palestra poi vado a prendere i miei figli a scuola, poi alle 22 a letto. Cosa che mi sembra ALTAMENTIS­SIMAMENTE improbabil­e! Forse è per questo che non sono diventato veramente ricco, ma solo normalment­e ricco». Una dichiarazi­one questa che, per me è “game-set-match”. Senza storie.

Quest’estate i Club Dogo porteranno il loro show a San Siro. Sono davvero felice per loro. Come disse un grande filosofo (più contempora­neo) John “Bluto” Belushi nel fondamenta­le Animal House (1978): «Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!». Let’s go!

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