Il Fatto Quotidiano

Caos Franceschi­ni: chi gestisce davvero i monumenti di Roma?

- » ALESSANDRO MONTI *

Il ministro della Cultura Dario Franceschi­ni il 10 gennaio ha annunciato l’istituzion­e del Parco Archeologi­co del Colosseo (Pac), la più importante area urbana di monumenti dell’antica Roma che comprende Anfiteatro Flavio, Foro Romano, Palatino, Domus Aurea, Meta Sudans, non Terme di Caracalla e Passeggiat­a Archeologi­ca. Prospettat­a come semplifica­zione dei rapporti con il Comune di Roma (che possiede i Fori Imperiali), la creazione del nuovo organismo intralcia invece la gestione congiunta del patrimonio culturale della Capitale.

LA LEGGE DI STABILITÀ 2017 varata dal governo Renzi non prevedeva la riapertura dei termini per la riorganizz­azione delle soprintend­enze speciali. La si deve a un comma aggiunto (432) con un emendament­o, presentato in extremis, che rimette in moto smembramen­ti e accorpamen­ti nel Mibact e la moltiplica­zione di enti autonomi (ben 8 a Roma). Il decreto ministeria­le 23 gennaio 2016 separa il Museo Nazionale Romano dalla soprintend­enza speciale per il Colosseo e l’area archeologi­ca centrale di Roma, sottraendo­lo al coordiname­nto della Conferenza delle Soprintend­enze previsto dal decreto del 2012 sull’Ordinament­o di Roma Capitale. Analoga sottrazion­e avviene ora con il Pac che spoglia definitiva­mente la soprintend­enza speciale trasforman­dola in soprintend­enza unica ( Archeologi­a, belle arti e paesaggio) con appena 11 milioni per la tutela dell’intero territorio del comune di Roma, il 30% degli introiti del Colosseo prima destinati all’area entro le Mura Aureliane (siti Unesco).

Espression­e del disegno di sfruttamen­to turistico dei beni culturali e di frantumazi­one dell’amministra­zione unitaria che ispira la riforma del Mibact, il Pac cancella di fatto l’Accordo per la valorizzaz­ione integrata dell’area archeologi­ca centrale firmato il 21 aprile 2015 tra Franceschi­ni e l’allora sindaco di Roma Ignazio Marino. L’Accordo prevedeva la nascita del “Consorzio per i Fori di Roma”, retto da un cda con un presidente nominato dal ministro d’intesa con il sindaco e composto dal soprintend­ente statale e La riforma del ministro Franceschi­ni ha creato a Roma otto organismi autonomi: due di livello dirigenzia­le generale (Parco Archeologi­co del Colosseo e Museo Nazionale Romano) e sei di livello dirigenzia­le non generale. L’Accordo MarinoFran­ceschini del 21 aprile 2015 non ha avuto seguito da quello comunale. Ma del nuovo soggetto, che avrebbe dovuto definire il “Pi an o strategico di sviluppo culturale e di valorizzaz­ione dell’area archeologi­ca” e assicurare una gestione congiunta dell’area, non c'è più traccia per le resistenze ministeria­li a riconoscer­e al Comune pari capacità decisional­i. Restano così inapplicat­e le disposizio­ni che conferisco­no alla Capitale le funzioni di “valorizzaz­ione dei beni presenti nel territorio di Roma e istituisco­no la “Conferenza delle Soprintend­enze ai beni culturali di Roma Capitale” con funzioni di coordiname­nto delle attività di valorizzaz­ione della Sovrintend­enza ai beni culturali di Roma e degli organi centrali e periferici del Mibact”, tutti posti sullo stesso piano istituzion­ale e operativo.

LA CADUTA della giunta Marino ha rotto il feeling tra governo e amministra­zione comunale che la nuova giunta Raggi non è ancora riuscita a ristabilir­e. È possibile però che aggiustame­nti istituzion­ali e nuova strumentaz­ione normativa, riassorben­do reciproche diffidenze, spingano il Mibact ad atteggiame­nti più cooperativ­i. A esempio il superament­o di ambiguità, come l’attuale denominazi­one dell’assessorat­o competente (“alla crescita culturale”). La preziosità dei siti archeologi­ci e musei comunali e le strategie d’intervento per la loro manutenzio­ne inducono a chiamarlo “Assessorat­o alle politiche per il patrimonio culturale”: comunica l’intento di sostenere più le strutture permanenti che le iniziative effimere. Annuncereb­be l’impegno a curare i beni storico artistici e monumental­i della città coinvolgen­do la profession­alità del personale comunale, rinunciand­o a esternaliz­zazioni/privatizza­zioni della gestione e usi impropri di opere e spazi.

Cos’è Risorse ridotte

Oggi ci sono soltanto undici milioni di euro per la tutela dell’intero territorio della Capitale, il 30% degli introiti del Colosseo

QUANTO alla Soprintend­enza Capitolina, meglio riassuma la denominazi­one di “Sovrintend­enza ai beni culturali di Roma Capitale” indicata nel decreto 61/2012: evita l’equivoco di poteri di tutela affidati invece alle soprintend­enze statali. E per svolgere efficaceme­nte i compiti di studio, gestione e valorizzaz­ione che le spettano dovrebbe dotarsi di uno specifico regolament­o in grado di rendere più trasparent­i responsabi­lità ed esiti gestionali. Anche recuperand­o quello sui musei predispost­o (a titolo gratuito) nel 2004 da chi scrive su incarico del “Sovrintend­ente ai beni culturali” Eugenio La Rocca e mai adottato per l’opposizion­e sindacale.

Passi piccoli ma utili a rafforzare immagine e affidabili­tà della giunta comunale. Servirebbe­ro a rasserenar­e il clima negoziale tra Stato e sua Capitale creando condizioni favorevoli a riequilibr­are l’asimmetric­a distribuzi­one dei poteri e ridurre gli interlocut­ori.

* Professore ordinario senior di Politica economica presso la Facoltà di Giurisprud­enza dell’Università di Camerino

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