Il Fatto Quotidiano

“Sono io Arno Saar. In Italia è impossibil­e tenere un segreto”

L’INTERVISTA ALESSANDRO PERISSINOT­TO Esce oggi il secondo giallo baltico, firmato dallo scrittore insieme con il suo pseudonimo

- » CAMILLA TAGLIABUE

Giù la maschera: per Arno Saar è il momento di rivelare la sua vera identità o, meglio, per Alessandro Perissinot­to è il momento di rivelare la sua falsa identità, l’amato pseudonimo con cui l’anno scorso ha siglato Il treno per Tallinn. E il coup de théâtre è da copertina: da oggi, infatti, è in libreria La neve sotto la neve, che riporta in frontespiz­io la duplice firma del torinese e del suo alter ego baltico. Perissinot­to, ci racconta la genesi dello pseudonimo? Arno Saar debutta nel maggio del 2016 con il primo romanzo che ha per protagonis­ta il commissari­o Kurismaa: ho rubato il nome a un mio amico estone. Per me è un gioco paraletter­ario: volevo capire se riuscivo a immedesima­rmi nel luogo e nello spirito delle persone tanto da essere credibile come autore baltico. E il gioco ha funzionato: Il treno per Tallinn è entrato nella classifica dei gialli estoni.

Si è fatto influenzar­e dalla nouvelle vague nordica? Sì, nella misura in cui il giallo nordico aderisce fortemente alla natura e alla società. Quando leggiamo Mankell, Paasilinna o la Läckberg, troviamo il paesaggio naturale insieme a quello umano. Ho seguito la loro lezione applicando­la a un paese che però non è scandinavo. Mi sembrava interessan­te perché di queste tre repubblich­e baltiche sappiamo poco, anche se sono nel cuore dell’Europa, sempre in bilico tra appartenen­za europea e passato sovietico. Associando Baltico e pseudonimi viene in mente Romain Gary ( lituano, n dr), mentre in Italia è impossibil­e non fare riferiment­o alla Ferrante: il nom de plume è una moda?

Se lo è, non si è mai esaurita... per altro, nel giallo italiano degli anni Settanta adottare uno pseudonimo americano era quasi un’abitudine. Certo il caso della Ferrante riporta al l’attenzione il fenomeno, anche se io non lo vivo come una moda: per me è voglia di mettermi alla prova usando il testo per forgiare l’autore. Come mai ha deciso di uscire allo scoperto già al secondo romanzo di Saar?

Ahimè, perché l’Italia è un paese dove i segreti durano poco. Quindi sarebbe stato sciocco continuare con lo pseudonimo puro. Faccio i compliment­i a Elena Ferrante perché il suo nome reale è gelosament­e custodito. Io ora tengo a conservare il doppio nome, perché in fondo Arno Saar è quella parte di me che vuole continuare a scrivere poliziesch­i.

Non si sente un po’dottor Jekyll e mister Hyde?

Lo scrittore ha sempre questo tipo di problemi, anche quando usa il suo nome. L’immersione nel mondo dei personaggi è talmente forte che sono abituato a fare i conti con l’identità: non sarà uno pseudonimo in più che mi crea sdoppiamen­ti della personalit­à. Lo spero, insomma. Perché esce a fine estate con un titolo sulla neve? Non era meglio proporlo come strenna natalizia? Scherzando direi che è un libro rinfrescan­te nella canicola di fine agosto. E poi i libri non hanno stagione, e questo non è solo un libro da ombrellone. Una delle cose che fa Arno Saar quando lavora con Alessandro Perissinot­to è scrivere gialli in piena regola, mentre Alessandro Perissi- notto – comincio a sentirmi male a parlare di me in terza persona... Dicevo, io, quando scrivo, ormai da molti anni contamino la narrazione, la fiction, con una parte sostanzios­a di non fiction: una specie di operazione à la C arr èr e. Con Arno, invece, mi dedico alla finzione pura.

Oltre allo pseudonimo, ci svela qualcosa della trama? Un braccio spunta dalla neve: è di una ragazza, nuda, con indosso solo un perizoma. Forse è una escort, forse c’è un serial killer di mezzo, forse è qualcosa di più bieco. Si scoprirà infatti che la donna è bielorussa, e così si torna a un tema caldo della società civile: il contrasto tra gli estoni e i russofoni.

Quando è nato il suo amore per l’Estonia?

Molti anni fa, quando il Paese era ancora sovietico: a Tartu c’era una delle scuole semiotiche più importanti del mondo, un luogo di sapere privilegia­to per chi, come me, è laureato in semiotica. Poi ci sono stati i viaggi di vacanza e di lavoro per motivi universita­ri. Dovendo scegliere un paese del cuore, ho scelto l’Estonia. E poi fare sci di fondo in riva al mare d’inverno è impagabile.

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LaPresse Torinese Alessandro Perissinot­to, secondo allo Strega nel 2013

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