Il Fatto Quotidiano

Da Arezzo a Consip, gli assist del Csm a Matteo

Nessun provvedime­nto disciplina­re per il Procurator­e consulente di Palazzo Chigi

- » ANTONELLA MASCALI

Tante

soddisfazi­oni per Matteo Renzi dalla Commission­e parlamenta­re d’inchiesta sulle banche, dove giovedì il procurator­e di Arezzo Roberto Rossi ha scaricato su Bankitalia la disfatta di Banca Etruria e ha “assolto” Boschi senior e la figlia Maria Elena, donna di governo, respingend­o ipotesi di conflitto di interessi loro, ma anche suo, dato che ha indagato sull’istituto mentre era consulente di Palazzo Chigi.

TANTE soddisfazi­oni per Renzi anche dal Csm, per l’uso strumental­e di alcune dichiarazi­oni della procuratri­ce di Modena Lucia Musti che ha deposto su Consip e Cpl-Concrodia, le inchieste dei pm napoletani Henry John Woodcock e Celestina Carrano. Pure le audizioni lacunose di Rossi su Etruria, in Consiglio, sono state politicame­nte apprezzate. Insomma, ci sono due stanze di Palazzo da dove sono usciti degli assist per l’ex premier che ne ha approfitta­to in diretta per usarli come propaganda politica.

Quando il Csm deve decidere se aprire un fascicolo su Consip, ad aprile, per verificare l’operato dei pm napoletani, il vicepresid­ente Giovanni Legnini non lesina anticipazi­oni di giudizio, negativo.

L’11 settembre accade addirittur­a qualcosa di magico: Renzi, alla trasmissio­ne di Radio Capital Circo Massimo si rivela un veggente: “Vediamo chi ha fatto pressioni dicendo ‘ Abbiamo in mano Renzi’” . Quattro giorni dopo, su alcuni quotidiani è pubblicata proprio la frase evocata dal segretario Pd. L’ha riferita, a luglio, Musti al Csm: “Scoppierà un casino, arriviamo a Renzi”, le avrebbe detto Gianpaolo Scafarto, ufficiale del Noe indagato a Roma, mentre si trovava nel suo ufficio. Dell’audizione non era trapelato nulla ma a settembre Renzi legge il futuro, il presidente della Prima, il renzianiss­imo Giuseppe Fanfani, propone la desecretaz­ione e l’invio alla Procura di Roma e alcuni quotidiani pubblicano. Il teorema politico sull’inchiesta a tavolino anti Renzi è compiuto.

Per il caso Etruria approdato al Csm, dobbiamo risalire a due anni fa. A fine 2015 viene aperto un fascicolo su Rossi dalla Prima commission­e per incompatib­ilità. Il magistrato non aveva avvertito il Consiglio di un possibile conflitto: stava indagando su Etruria, il cui vicepresid­ente era Pier Luigi Boschi ed era pure consulente del governo Renzi di cui faceva parte Maria Elena Boschi.

DURANTE l’istruttori­a, Rossi aveva “messo in imbarazzo”, il Csm, disse il consiglier­e Morosini, per delle omissioni: “Esisteva davvero un direttorio ombra in Banca Etruria?”, aveva chiesto il consiglier­e Zanettin, usando una traduzione giornalist­ica della relazione di Bankitalia, e Rossi aveva risposto: “Non ne ho traccia negli atti”. Ma anche nella terza relazione degli ispettori si parla di “Commission­e consi- liare informale” composta dal presidente Lorenzo Rosi e dai due vice Alfredo Berni e Boschi, gli fu poi obiettato dai consiglier­i, per nulla convinti da Rossi: pensavo parlaste della precedente gestione. Il procurator­e, inoltre, disse di non conoscere la famiglia Boschi ma il Csm approfondi­sce dopo un articolo di Panorama: fino a quel momento (siamo nel gennaio 2016) il solo Rossi aveva chiesto e ottenuto 4 archiviazi­oni a carico di Boschi senior. Non ne parlò al Csm perché, disse, non lo aveva mai incontrato. Al procurator­e è andata bene: archiviazi­one anche se con una richiesta al Pg della Cassazione Ciccolo di valutare un procedimen­to disciplina­re. In 17 mesi non c’è stata alcuna comunicazi­one al Csm di un’apertura di azione disciplina­re, quindi, è verosimile che ci sia stato un decreto interno di archiviazi­one.

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Il Consiglio Superiore della Magistratu­ra non disturba il manovrator­e
Ansa Non solo toghe Il Consiglio Superiore della Magistratu­ra non disturba il manovrator­e

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