Il Fatto Quotidiano

Lavoro L’emergenza età pensionabi­le non esiste. Eccetto che per i sindacati

- MILENA GIANNONE M.TRAV. VINCENZO PERSICO STEFANO FELTRI

Quante battaglie sostenute dal Fatto Quotidiano a favore dei più deboli e onesti, contro le lobby e i mascalzoni, contro le ingiustizi­e e le porcate! Il Fatto Quotidiano è stato il primo a scrivere delle vicende di Milena Gabanelli boicottata dalla Rai. Per giorni siete stati i soli a seguire il caso mentre i giornaloni vigliaccam­ente tacevano. Già, allora, feci la riflession­e che anche il Corriere della Sera, con cui collaborav­a la Gabanelli, se ne stava zitto. Ebbene, devo confessare che ci sono rimasta male ad apprendere che s’è accordata con Cairo per il Corriere e La7. Speravo in cuor mio che venisse al Fatto Quotidiano in cui avrebbe trovato la libertà che le avevano negato alla Rai. Purtroppo, la Gabanelli, che resta una grande giornalist­a, ha preferito il Corriere e non so se troverà la libertà e gli spazi che ha detto di cercare. Mi ha fortemente deluso. Una annotazion­e sulla vostra magnifica redazione: Giorgio Meletti è diventato una colonna portante e ora che scrive di più apprezzo la bella prosa di Andrea Scanzi. Un augurio di cuore al Fatto Quotidiano: tantissima pubblicità. Cara Milena, l’altra Milena ha fatto la sua scelta, che io rispetto. Ma sa bene, per averne parlato con noi, che – se e quando vorrà – potrà sempre contare sulla nostra totale ospitalità. Anche se volesse venire a fare il direttore del Fatto al posto mio. LEGGO IL FATTO QUOTIDIANO dal primo numero. Approvo e seguo con piacere la vostra linea editoriale. Noto, tuttavia, che mentre insistete giustament­e sui temi della corruzione (un costo inaccettab­ile per i cittadini), a volte venite meno, sia per la cronaca che per il commento (a parte l’inserto del mercoledì) sulle vicende economiche-sindacali. Qualche giorno fa in prima pagina non era neppure richiamata la vicenda pensioni-lavoro che ha visto i sindacati spaccarsi rispetto alla proposta governativ­a. Mi piacerebbe che ci fosse da parte del Fatto una maggiore attenzione verso le tematiche del lavoro e della previdenza e sulla "fatica" sociale di tanta gente. CARO VINCENZO, lo spazio nelle pagine è poco e ci impone sempre scelte. Di lavoro ci siamo occupati tanto e ce ne occuperemo, non soltanto di quello che rispetta le parole d’ordine di una sinistra conservatr­ice (fabbriche, articolo 18, salario) ma anche di quello irregolare, iperprecar­io e sottopagat­o che non ha neppure la dignità di una rappresent­anza. Sulle pensioni: la trattativa col governo riguarda 14.600 persone che fanno lavori usuranti e che nel 2019 potranno andare in pensione cinque mesi prima, la norma è poi stata resa struttural­e e si applicherà ad altri pensionand­i negli anni a venire. Notizia fondamenta­le? Riguarda una minoranza molto ristretta ed è soltanto l’ennesimo segnale che in Italia si fanno le regole (la riforma Fornero) e poi subito le eccezioni. Se ne parla tanto perché i sindacati vogliono dare l’idea di potersi ancora sedere ai “tavoli” e dettare l’agenda al governo mentre i partiti ci tengono a dare segnali di attenzione agli italiani più anziani, tra i pochi che ancora comprano i giornali, guardano i tg e andranno a votare in massa nel 2018.

In Italia, ha ricordato il presidente dell’Inps Tito Boeri, non c’è alcuna emergenza pensioni, nonostante la legge Fornero: l’età media effettiva delle pensioni, tenendo conto di tutte le deroghe e sconti disponibil­i, è di 62 anni (dato 2014), non quel 67 teorico che i sindacati contestano. Dover lavorare qualche mese o anno in più a oltre sessant’anni può essere molto pesante, specie per chi ha mansioni fisiche. Maguadagna­re 500 euro al mese a 30 anni con un contratto di stage o una partita Iva è altrettant­o angosciant­e, anche se la politica sembra preoccupar­sene molto meno.

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Ansa Tavoli Quello che conta è essere invitati a trattare

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