Con­te a Ge­no­va un me­se do­po “10 gior­ni per il com­mis­sa­rio”

PON­TE MO­RAN­DI La Le­ga ha ce­du­to sul de­cre­to, ora vuo­le un suo uo­mo al co­man­do

Il Fatto Quotidiano - - DA PRIMA PAGINA - » FERRUCCIO SANSA

■La de­ci­sio­ne ar­ri­ve­rà so­lo do­po l’en­tra­ta in vi­go­re del te­sto li­cen­zia­to gio­ve­dì in Cdm. Il pri­mo mi­ni­stro nel ca­po­luo­go li­gu­re tor­na a pro­met­te­re: lo ri­fac­cia­mo noi con i sol­di di Au­to­stra­de

Sem­pre piaz­za De Fer­ra­ri. Trop­po re­to­ri­ca e gran­de per Ge­no­va. Ma poi di qui pas­sa la sto­ria e la riem­pie. Da quan­do par­ti­gia­ni e na­zi­sti si spa­ra­va­no tra le co­lon­ne. Agli scon­tri del 1960 con­tro il Go­ver­no Tam­bro­ni. Poi l’ad­dio a Gui­do Ros­sa da­van­ti a una fol­la ocea­ni­ca di 250mi­la per­so­ne che vol­tò le spal­le dell’Ita­lia al ter­ro­ri­smo. Fi­no al G8 del 2001, ai po­ten­ti del­la ter­ra as­ser­ra­glia­ti pro­prio qui. Ades­so è il ri­cor­do del­le vit­ti­me del pon­te. Tra­ge­dia che ha spez­za­to Ge­no­va. E ri­schia di di­ven­ta­re sim­bo­lo di un’Ita­lia che crol­la.

Al­lo­ra ec­co­li, pun­tua­li, i ge­no­ve­si che ar­ri­va­no a te­sti­mo­nia­re. Quin­di­ci­mi­la, for­se più. Una cit­tà an­co­ra uni­ta, ma smar­ri­ta, de­si­de­ro­sa di ag­grap­par­si a qual­cu­no.

Tul­lio So­len­ghi, cre­sciu­to a Sant’Ila­rio - do­ve og­gi vi­ve Bep­pe Gril­lo - dal pal­co chia­ma una per una le 43 vit­ti­me. Il no­me e due pa­ro­le per ognu­no. Ma la vo­ce gli si spez­za quan­do toc­ca al bam­bi­no “che in au­to ave­va il pal­lo­ne di Spi­der­man”, al ra­gaz­zo al­ba­ne­se “che so­gna­va di di­ven­ta­re Ro­nal­do”. Cer­ca di trat­te­ner­si So­len­ghi, tos­si­sce, poi fi­nal­men­te si la­scia an­da­re, pian­ge. E tan­ti con lui. Poi toc­ca a Lu­ca Biz­zar­ri, lui pu­re ge­no­ve­se e no­mi­na­to pre­si­den­te del Pa­laz­zo Du­ca­le dal nuo­vo ci­clo del sin­da­co Buc­ci, che leg­ge una del­le sto­rie rac­col­te tra i ge­no­ve­si: Eric, bam­bi­no che an­ni fa è na­to pro­prio lì, sul Mo­ran­di, men­tre la ma­dre cor­re­va in ospe­da­le. È sta­to an­che un luo­go di vi­ta quel pon­te ma­le­det­to.

Sal­go­no sul pal­co i vi­gi­li del fuo­co, gli agen­ti di po­li­zia, i vo­lon­ta­ri. Ogni parola un ap­plau­so. Ave­va bi­so­gno di que­sto Ge­no­va: com­muo­ver­si e pian­ge­re, tut­ti in­sie­me, do­po un me­se di fa­ti­ca e ten­sio­ne.

Par­la an­che Ni­co­lò An­sel­mi, giovane ve­sco­vo ama­tis­si­mo dai ra­gaz­zi. “Io pen­so che Ge­no­va - è l’ ap­pel­lo di An­sel­mi - ri­na­sce­rà se tut­ti sa­re­mo più at­ten­ti e ap­pas­sio­na­ti nel no­stro com­pi­to e nel no­stro la­vo­ro, se ci im­pe­gne­re­mo ad es­se­re pa­pà e mam­me, fi­gli, stu­den­ti e in­se­gnan­ti, gio­va­ni e an­zia­ni, la­vo­ra­to­ri, ope­rai e pro­fes­sio­ni­sti, po­li­ti­ci e gior­na­li­sti, pre­ti, vo­lon­ta­ri, non­ni e ca­sa­lin­ghe mi­glio­ri, lon­ta­ni dai ri­flet­to­ri, nel ser­vi­zio or­di­na­rio e quo­ti­dia­no”. E il ve­sco­vo - An­ge­lo Ba­gna­sco non c’è - chie­de qua­si il per­mes­so di re­ci­ta­re un’Ave Ma­ria. Ma an­che in que­sto il cer­chio di piaz­za De Fer­ra­ri è spec­chio di un’Ita­lia di­ver­sa: po­chi lo se­guo­no nel­la pre­ghie­ra che si spe­gne tra la fol­la in un sus­sur­ro.

MA EC­CO che sul pal­co sal­go­no il sin­da­co e il go­ver­na­to­re Gio­van­ni To­ti. Un mo­men­to de­li­ca­to, il con­fi­ne tra la com­me­mo­ra­zio­ne e il co­mi­zio può es­se­re sot­ti­le. Lo ve­di dal­le fac­ce del­la gen­te. Per­ché or­mai a Ge­no­va lo san­no tut­ti che tra To­ti e i Cin­que Stel­le è in cor­so un brac­cio di fer­ro sull’af­fi­da­men­to dei la­vo­ri ad Au­to­stra­de.

E De Fer­ra­ri di­ven­ta di nuo­vo sim­bo­lo, in que­sta cit­tà che no­no­stan­te la rab­bia fi­no­ra ha ap­plau­di­to la po­li­ti­ca e il Go­ver­no. Qui, per la pri­ma vol­ta, si può ca­pi­re se la lu­na di mie­le del­la nuo­va mag­gio­ran­za resiste an­co­ra. Ma Buc­ci non sem­bra su­pe­ra­re il con­fi­ne: “La set­ti­ma­na pros­si­ma inau- gu­re­re­mo una nuo­va stra­da, gra­zie al­la cit­tà e a tut­ti i ge­no­ve­si che han­no di­mo­stra­to for­za, co­rag­gio e solidarietà. Ge­no­va ri­na­sce­rà an­co­ra piu bel­la”. La gen­te ap­plau­de per­ché ci cre­de o ne ha bi­so­gno.

È più po­li­ti­co To­ti, lo av­ver­ti già nel to­no del­la vo­ce, nel cre­scen­do che sol­le­ci­ta emo­zio­ne: “Ab­bia­mo co­min­cia­to con la let­tu­ra di 43 no­mi e sia­mo in que­sta piaz­za per chie­de­re per lo­ro ve­ri­tà e giu­sti­zia”.

E in­fi­ne ec­co­lo, il pre­mier Giu­sep­pe Con­te. Che era ve­nu­to già nei gior­ni del­la tra­ge­dia, che era tor­na­to per i con­si­gli dei mi­ni­stri e nel gior­no del fu­ne­ra­le. Sem­pre ap­plau­di­to. Co­me ie­ri. “Il mio pri­mo pen­sie­ro - esor­di­sce Con­te - lo vo­glio ri­vol­ge­re al do­lo­re che an­co­ra sof­fre chi ha su­bi­to la per­di­ta di af­fet­ti ca­ri, all’in­giu­sti­zia di chi si è do­vu­to al­lon­ta­na­re ra­pi­da­men­te dal­la pro­pria abi­ta­zio­ne”. Ma poi Con­te mo­stra dei fo­gli, è il de­cre­to per Ge­no­va. Co­min­cia a elen­ca­re quel­lo che il Go­ver­no pro­met­te di fa­re per la cit­tà. Ogni frase una pau­sa. “Be­lin, guar­da co­me cer­ca gli ap­plau­si”, ur­la qual­cu­no. E l’in­ter­ven­to di­ven­ta de­ci­sa­men­te po­li­ti­co. Fi­no al pas­sag­gio su Au­to­stra­de: “Non ab­bia­mo ce­du­to al ri­cat­to di of­fri­re ad Au­to­stra­de la ri­co­stru­zio­ne del pon­te. Lo fa­re­mo a spe­se di Au­to­stra­de con que­sto de­cre­to ma la pro­ce­du­ra per la re­vo­ca del­la con­ces­sio­ne ri­ma­ne in pie­di e si com­ple­te­rà”. Una sti­let­ta­ta a To­ti? Tra la fol­la qual­cu­no, for­se una cla­que del Go­ver­na­to­re, ur­la: “To­ti, To­ti”. Par­te qual­che ti­mi­do fi­schio. Cer­to tan­ti ap­plau­si, ma in ca­lan­do. Qual­che fac­cia si stor­ce. C’è chi si al­lon­ta­na. Dif­fi­ci­le di­re se sia la con­fer­ma di un idil­lio o il ma­ni­fe­star­si del­le pri­me cre­pe. Il con­fi­ne è sot­ti­le, co­me tra l’emo­zio­ne di una com­me­mo­ra­zio­ne e la re­to­ri­ca di un co­mi­zio.

Sul pal­co

Le te­sti­mo­nian­ze dei soc­cor­ri­to­ri e dei vo­lon­ta­ri Il ve­sco­vo chie­de qua­si il per­mes­so per un’Ave Ma­ria

Ansa/LaPresse

Un mi­nu­to di si­len­zio Ge­no­va ie­ri al­le 11.36, un me­se do­po il crol­lo

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