“Pon­te, trop­pe de­ro­ghe. Leg­ge an­ti-cor­rot­ti ok”

Raf­fae­leCan­to­ne Il presidente dell’Au­to­ri­tà An­ti-cor­ru­zio­ne e il de­cre­to per la ri­co­stru­zio­ne del pon­te: “Pas­sa un mes­sag­gio pe­ri­co­lo­so per le ma­fie”

Il Fatto Quotidiano - - DA PRIMA PAGINA - » MAR­CO LILLO

RRaf­fae­le Can­to­ne è en­tra­to in ma­gi­stra­tu­ra nel 1991, nel 2014, è sta­to no­mi­na­to – e lo è tut­to­ra – presidente dell’Au­to­ri­tà na­zio­na­le an­ti­cor­ru­zio­ne

af­fae­le Can­to­ne ha lan­cia­to un al­lar­me sul de­cre­to Ge­no­va. Per il presidente dell’Anac, a cau­sa del­la de­ro­ga al­le nor­me or­di­na­rie pre­vi­sta dal de­cre­to sul­la ri­co­stru­zio­ne del pon­te, ci sa­reb­be il ri­schio di in­fil­tra­zio­ni ma­fio­se. Il Go­ver­na­to­re del­la Li­gu­ria Gio­van­ni To­ti ha re­pli­ca­to che “non è una buo­na ra­gio­ne per al­lun­ga­re i tem­pi”. E ora Can­to­ne al Fat­to spie­ga: “Il mio in­ter­ven­to era tec­ni­co e mi­ra­va so­lo a sug­ge­ri­re una stra­da per ac­ce­le­ra­re e non cer­to per ral­len­ta­re i la­vo­ri”. Presidente Can­to­ne, il go­ver­no fi­nal­men­te è par­ti­to sul Pon­te e lei, no­mi­na­to da Ren­zi, vuo­le met­ter­lo in dif­fi­col­tà pa­ven­tan­do i ri­schi di in­fil­tra­zio­ne ma­fio­sa per chie­de­re di tor­na­re al­le vec­chie leg­gi or­di­na­rie?

C’è sem­pre que­sto ten­ta­ti­vo di da­re una let­tu­ra po­li­ti­ciz­za­ta al­le no­stre po­si­zio­ni. Ci so­no abi­tua­to. So­no sta­to pro­po­sto da Mat­teo Ren­zi e non rin­ne­go i rap­por­ti con lui, ma ne ho di ot­ti­mi an­che con mol­ti espo­nen­ti M5S. Non è un ca­so che l’Au­to­ri­tà ab­bia un presidente che du­ra più dei go­ver­ni, elet­to con una mag­gio­ran­za dei due ter­zi del Par­la­men­to, pe­ral­tro io ho avu­to l’u n a n imi­tà. Mar­te­dì io ho avu­to due au­di­zio­ni. So­no sta­to an­ti- go­ver­na­ti­vo al mat­ti­no su Ge­no­va e poi fi­lo-go­ver­na­ti­vo al po­me­rig­gio quan­do ho par­la­to po­si­ti­va­men­te del de­cre­to spaz­za cor­rot­ti?

Non pen­sa che, vi­sta la si­tua­zio­ne di Ge­no­va, una de­ro­ga al­le nor­ma­ti­ve sia ne­ces­sa­ria per da­re una ri­spo­sta ce­le­re?

Io so­no il pri­mo a di­re che, ri­spet­to al­la gra­vi­tà dell’even­to, è giu­sti­fi­ca­to il ri­cor­so a un com­mis­sa­rio e al­le pro­ce­du­re straordinarie. Io ho so­lo se­gna­la­to i ri­schi di una de­ro­ga che co­pra tut­to l’or­di­na­men­to ita­lia­no tran­ne le nor­me pe­na­li.

Il fi­ne po­treb­be giu­sti­fi­ca­re i mez­zi, non cre­de? Per­fet­to. Pre­scin­dia­mo dai mez­zi. Sia­mo si­cu­ri che la de­ro­ga a tut­te le leg­gi a par­te quel­le pe­na­li, ot­ten­ga il fi­ne? Io ri­ten­go di no. Ma sia chia­ro il mio sco­po è lo stes­so del go­ver­no: non vo­glio più bu­ro­cra­zia ma più ve­lo­ci­tà. Pen­so pe­rò che, pro­prio per an­da­re più ve­lo­ci, una de­ro­ga co­sì am­pia sia con­tro­pro­du­cen­te. Il giu­di­ce, in ca­so di ri­cor­si, do­vrà ap­pli­ca­re co­mun­que la leg­ge co­mu­ni­ta­ria e le be­ghe le­ga­li poi po­treb­be­ro ral­len­ta­re l’ope­ra.

Le re­go­le po­treb­be sta­bi­lir­le il com­mis­sa­rio.

Stia­mo par­lan­do di un’ope­ra pub­bli­ca e le re­go­le per un’am­mi­ni­stra­zio­ne do­vreb­be­ro es­se­re sta­bi­li­te dal le­gi­sla­to­re. Io non pen­so che in ma­te­ria di as­se­gna­zio­ne de­gli ap­pal­ti, di smal­ti­men­to dei ri­fiu­ti e di si­cu­rez­za del la­vo­ro, il com­mis­sa­rio pos­sa fa­re co­me vuo­le. Ri­ter­rei più uti­li de­ro­ghe pre­ci­se e li­mi­ta­te. E poi c’è an­che un pro­ble­ma di fi­lo­so­fia generale.

Le ri­spon­de­ran­no che le re­go­le so­no trop­po com­ples­se e ral­len­ta­no le opere. Que­sto mes­sag­gio è pe­ri­co­lo­so. Le re­go­le non so­no de­gli osta­co­li ma un au­si­lio a fa­re le opere nei mo­di giusti. Quel­le sul­le ga­re ser­vo­no a cer­ca­re la dit­ta mi­glio­re. Quel­le sul la­vo­ro a tu­te­la­re la si­cu­rez­za de­gli ope­rai. Non dob­bia­mo far pas­sa­re il con­cet­to che le

Chi è

co­se si fan­no be­ne so­lo sen­za re­go­le. Al­tri­men­ti si mi­na­no i fon­da­men­ti del­lo Sta­to di di­rit­to. La mac­chi­na con­se­gna­ta al com­mis­sa­rio in que­ste con­di­zio­ni non avrà una mar­cia più spe­di­ta per­ché pri­ma di par­ti­re do­vrà trac­cia­re da so­lo la stra­da da per­cor­re­re. Lei dav­ve­ro cre­de pos­si­bi­li in­fil­tra­zio­ni del­la ma­fia nel­la ri­co­stru­zio­ne?

Tut­to il si­ste­ma del­le in­for­ma­ti­ve e del­le in­ter­dit­ti­ve an­ti­ma­fia, cioè i con­trol­li che ven­go­no fat­ti sem­pre dal­le pre­fet­tu­re sul­le so­cie­tà che vin­co­no le ga­re, non so­no pre­vi­sti per i la­vo­ri del pon­te Morandi.

Pa­laz­zo Chi­gi re­pli­ca che le nor­me pe­na­li re­sta­no in vi

go­re.

Sì ma i con­trol­li an­ti­ma­fia sul­le dit­te so­no am­mi­ni­stra­ti­vi. E io se­gna­lo che la Li­gu­ria non è nuo­va a in­fil­tra­zio­ni del­le or­ga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li. Una so­cie­tà ci met­te un at­ti­mo a spo­star­si dal­la Ca­la­bria a Ge­no­va per fa­re il mo­vi­men­to ter­ra.

Pe­rò è ve­ro che il con­trol­lo pre­ven­ti­vo sul­le so­cie­tà fa per­de­re tem­po.

Ab­bia­mo già spe­ri­men­ta­to un si­ste­ma ve­lo­ce: per il ter­re­mo­to e per Ex­po sia­mo riu­sci­ti a fa­re i con­trol­li an­ti­ma­fia in 10 gior­ni. Il pas­sa­to in­se­gna: i pri­mi ca­mion sui luo­ghi del si­sma dell’80 in Ir­pi­nia era­no dei cu­to­lia­ni. A L’Aqui­la va­rie in­ter­dit­ti­ve bloc­ca­ro­no la ca­mor­ra e per Ex­po so­no sta­te fat­te 70 in­ter­dit­ti­ve an­ti­ma­fia. Più di quel­le fat­te fi­no a quel mo­men­to nel Nord Ita­lia.

An­che sul­la spaz­za­cor­rot­ti lei ha espres­so cri­ti­che.

Io con­di­vi­do l’im­pian­to generale di quel de­cre­to. Le di­rò di più, so­no en­tu­sia­sta per le nor­me sul­le fon­da­zio­ni. Do­po le ele­zio­ni fe­ci un’in­ter­vi­sta pro­prio al Fat­to per di­re che era la pri­ma co­sa da fa­re. Ed è sta­to fat­to con gran­de co­rag­gio. Ho se­gna­la­to so­lo due cri­ti­ci­tà: il Da­spo a vi­ta che re­sta an­che sui ria­bi­li­ta­ti, per ul­te­rio­ri 12 an­ni e so­prat­tut­to non mi con­vin­ce l’im­pu­ni­tà per chi de­nun­cia en­tro sei me­si. Non pen­sa che un pre­mio a chi ac­cu­sa pos­sa rom­pe­re il vin­co­lo tra com­pli­ci? Te­mo che co­sì si pos­sa fa­vo­ri­re una sor­ta di agen­te pro­vo­ca­to­re per fi­ni pri­va­ti. Se vo­les­si in­ca­stra­re un ti­zio, ora ho lo stru­men­to per far­lo: lo al­let­to con pro­po­ste cri­mi­no­se fin­ché non ce­de. Poi lo de­nun­cio e non ri­schio nul­la. Ma la leg­ge esclu­de l’im­pu­ni­tà se c’è pre­me­di­ta­zio­ne. Sì, ma pro­va­re la pre­me­di­ta­zio­ne è dif­fi­ci­lis­si­mo. Qual­cu­no è ri­ma­sto stu­pi­to quan­do ha di­fe­so il presidente Con­te dal­la cam­pa­gna di Re­pub­bli­ca sul suo con­cor­so da pro­fes­so­re. In pas­sa­to lei era sta­to du­ro con gli av­vo­ca­ti che fan­no i com­mis­sa­ri d’esa­me del col­le­ga del­lo stes­so stu­dio le­ga­le.

Sì e lo con­fer­mo. Il pro­fes­sor Con­te pe­rò si è di­fe­so so­ste­nen­do che il suo ca­so è di­ver­so. Una col­la­bo­ra­zio­ne spo­ra­di­ca e an­che la con­di­vi­sio­ne dell’uf­fi­cio non bastano per sta­bi­li­re che vi sia la co­mu­nan­za di in­te­res­si tra esa­mi­na­to ed esa­mi­na­to­re. L’in­da­gi­ne gior­na­li­sti­ca che Re­pub- bli­ca ha fat­to, svol­gen­do il suo ruo­lo con cor­ret­tez­za, di­mo­stra che il pro­fes­sor Con­te e il pro­fes­sor Al­pa era­no co­di­fen­so­ri in una cau­sa e ave­va­no lo stu­dio nel­lo stes­so sta­bi­le. Con­te so­stie­ne di po­ter di­mo­stra­re che pa­ga­va se­pa­ra­ta­men­te il ca­no­ne e an­che le fat­tu­re per le par­cel­le era­no se­pa­ra­te. Io ho det­to che que­sta è una di­fe­sa plau­si­bi­le. Su­bi­to so­no di­ven­ta­to fi­lo M5S. Gra­zie a una sua se­gna­la­zio­ne è na­to un pro­ce­di­men­to pe­na­le che po­treb­be por­ta­re a una con­dan­na e al­le di­mis­sio­ni del­la sin­da­ca Raggi. Noi ab­bia­mo man­da­to le car­te in Pro­cu­ra per­ché la leg­ge ci im­po­ne di se­gna­la­re i fat­ti che po­treb­be­ro ave­re ri­lie­vo pe­na­le. Pe­rò ab­bia­mo an­che scrit­to una let­te­ra al­la sin­da­ca per se­gna­la­re che l’am­mi­ni­stra­zio­ne ha ri­pre­so a fa­re le ga­re con con­ti­nui­tà a dif­fe­ren­za del­le pre­ce­den­ti giun­te. An­che se i gior­na­li han­no da­to me­no ri­sal­to a que­sta no­ti­zia.

Ve­ro. Pe­rò la Giun­ta del­la Ca­pi­ta­le po­treb­be ca­de­re, a se­gui­to dell’even­tua­le con­dan­na per fal­so. Lei è all’ori­gi­ne di tut­to. Non le sem­bra un po’ ec­ces­si­vo? Vir­gi­nia Raggi non de­ca­dreb­be co­mun­que. La leg­ge Se­ve­ri­no pre­ve­de la de­ca­den­za so­lo per rea­ti gra­vi. Non per il fal­so. Una con­dan­na per un sin­da­co è un vul­nus ma io ri­ten­go che di­pen­da dal ti­po: un sin­da­co con­dan­na­to per dif­fa­ma­zio­ne se­con­do me non si do­vreb­be di­met­te­re. Su que­sto ca­so spe­ci­fi­co co­mun­que non mi espri­mo per­ché me ne so­no oc­cu­pa­to ed è una va­lu­ta­zio­ne tut­ta po­li­ti­ca.

PRO­CE­DU­RE STRAORDINARIE

Le re­go­le le dà il le­gi­sla­to­re. Non cre­do che su ap­pal­ti, ri­fiu­ti e la­vo­ro, il com­mis­sa­rio pos­sa fa­re co­me vuo­le

IL DDL BONAFEDE

So­no en­tu­sia­sta per le nor­me sul­le fon­da­zio­ni. Ma non mi con­vin­ce l’im­pu­ni­tà per chi de­nun­cia en­tro sei me­si IL CON­COR­SO DEL PREMIER CON­TE

Una col­la­bo­ra­zio­ne spo­ra­di­ca e l’uf­fi­cio con­di­vi­so non bastano per sta­bi­li­re che vi sia co­mu­nan­za di in­te­res­si tra lui e il prof. Gui­do Al­pa IL PRO­CES­SO CON­TRO LA SIN­DA­CA RAGGI

La leg­ge Se­ve­ri­no pre­ve­de la de­ca­den­za so­lo per rea­ti gra­vi. Non per il fal­so. Una con­dan­na è un vul­nus, ma su que­sto ca­so non mi espri­mo

L’Anac

An­sa

Raf­fae­le Can­to­ne pre­sie­de l’Au­to­ri­tà na­zio­na­le an­ti­cor­ru­zio­ne

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