La Ca­me­ra av­ver­te il go­ver­no: “Ora ba­sta de­cre­ti fan­ta­sma”

Ge­no­va, Di­gni­tà, Si­cu­rez­za e il rior­di­no dei mi­ni­ste­ri: trop­pe “fin­te ” ap­pro­va­zio­ni in Cdm

Il Fatto Quotidiano - - POLITICA - » PAO­LA ZANCA

Al do­di­ce­si­mo gior­no dal­la spa­ri­zio­ne, dis­se il pre­mier Giu­sep­pe Con­te che do­ve­va­mo sta­re tran­quil­li: “Con­fi­dia­mo di in­viar­lo già do­ma­ni se i ri­scon­tri del Mef si chiu­de­ran­no in gior­na­ta”.

Og­get­to del­le sue spe­ran­ze di ri­tro­va­men­to era il de­cre­to su Ge­no­va, li­cen­zia­to qua­si due set­ti­ma­ne pri­ma dal Con­si­glio dei mi­ni­stri e poi spro­fon­da­to in una lun­ga ge­sta­zio­ne che, al mo­men­to del sì di pa­laz­zo Chi­gi, era sta­ta pre­an­nun­cia­ta dal­la for­mu­la du­bi­ta­ti­va del via li­be­ra “sal­vo in­te­se”. Con­te ras­se­re­nò l’udi­to­rio po­co av­vez­zo al di­rit­to e pre­oc­cu­pa­to da quell’ac­cor­do sti­rac­chia­to: “Non vi de­ve trar­re in in­gan­no: si­gni­fi­ca che noi non de­cre­tia­mo più su quell’ar­go­men­to”.

FOS­SE AN­CO­RA all’Uni­ver­si­tà, il pro­fes­so­re pre­sta­to al­la pre­si­den­za del Con­si­glio, avreb­be cer­to da­to pro­va di mag­gio­re ac­cu­ra­tez­za. Ma si sa, la po­li­ti­ca è san­gue e mer­da, mi­ca ci si può sol­laz­za­re coi re­go­la­men­ti e le for­ma­li­tà. Per quel­lo c’è il co­mi­ta­to di le­gi­sla­zio­ne, l’or­ga­no che per con­to del Par­la­men­to, dà pa­re­re sui de­cre­ti leg­ge che ar­ri­va­no dal go­ver­no. E mar­te­dì scor­so, il grup­po dei 10 de­pu­ta­ti chia­ma­to a di­re la sua sul fa­mi­ge­ra­to de­cre­to Ge­no­va ha ri­cor­da­to a Con­te e ai suoi mi­ni­stri che co­sì, no, non va be­ne. Il le­ghi­sta Al­ber­to Ste­fa­ni, re­la­to­re del pa­re­re, ha ri­cor­da­to la “di­stan­za di ben 15 gior­ni” tra­scor­sa tra l’ap­pro­va­zio­ne in Con­si­glio dei mi­ni­stri e la pub­bli­ca­zio­ne in Gaz­zet­ta Uf­fi­cia­le. E a no­me del Co­mi­ta­to ri­tie­ne che sia “op­por­tu­no un ap­pro­fon­di­men­to sul­le con­se­guen­ze di que­sta pras­si in ter­mi­ni di cer­tez­za del di­rit­to e di ri­spet­to del re­qui­si­to dell’im­me­dia­ta ap­pli­ca­zio­ne dei de­cre­ti-leg­ge”. Tra­dot­to: che sen­so ha di­re che si è ap­pro­va­to d’ur­gen­za un de­cre­to se poi non en­tra su­bi­to in vi­go­re e non si sa nean­che co­sa c’è scrit­to den­tro?

Quan­to al “sal­vo in­te­se”, Ste­fa­ni e gli al­tri, chia­ri­sco­no a Con­te che a quel­la di­chia­ra­zio­ne di in­ten­ti “do­vreb­be far se­gui­to una se- con­da e de­fi­ni­ti­va de­li­be­ra­zio­ne”. Per­ché co­sa sia cam­bia­to tra il pri­mo te­sto e quel­lo de­fi­ni­ti­vo, co­sì, nes­su­no lo sa: spe­cie i mi­ni­stri che teo­ri­ca­men­te l’han­no ap­pro­va­to.

NON È SOLOu­na que­stio­ne di tem­pi. Su Ge­no­va, no­no­stan­te il tem­po tra­scor­so, si è pub­bli­ca­to un te­sto con er­ro­ri ma­te­ria­li ( alcuni ri­fe­ri­men­ti ai com­mi sba­glia­ti, un ri­man­do ad una leg­ge abro­ga­ta) e in­no­va­zio­ni for­ma­li che de­ro­ga­no in ma­nie­ra “so­lo im­pli­ci­ta” al­le nor­me vi­gen­ti (il commissario, per di­re, do­vreb­be no­mi­nar­lo il pre­si­den­te del­la Re­pub­bli­ca su pro­po­sta del pre­mier, non di­ret­ta­men­te il go­ver­no). E an­co­ra ci so­no pun­ti po­co chia­ri. Uno su tut­ti: all’au­to­ri­tà dei Tra­spor­ti ven­go­no da­te com­pe­ten­ze so­lo su ta­rif­fe e pe­dag­gi o an­che sui ban­di di ga­ra del­le con­ces­sio­ni? Non esat­ta­men­te un det­ta­glio.

Il co­mi­ta­to (che è com­po­sto da tre gril­li­ni, due le­ghi­sti, due de­pu­ta­ti di For­za Italia, due Pd e uno di Fra­tel­li d’Italia) non può far al­tro che “os­ser­va­re” e “rac­co­man­da­re”. Ora, le com­mis­sio­ni che stan­no esa­mi­nan­do il de­cre­to per la con­ver­sio­ne in leg­ge, do­vran­no va­lu­ta­re se te­ner­ne con­to op­pu­re no.

Al go­ver­no, in ogni ca­so, il co­mi­ta­to man­da un mes­sag­gio chia­ro: il ca­so di Ge­no­va è il più cla­mo­ro­so, ma non è iso­la­to in que­sta gio­va­ne le­gi­sla­tu­ra. In quat­tro me­si, l’ese­cu­ti­vo gial­lo­ver­de, ha po­sto “un ana­lo­go in­ter­val­lo” tra il via li­be­ra “uf­fi­cio­so” e quel­lo uf­fi­cia­le an­che nel de­cre­to Di­gni­tà (11 gior­ni), nel de­cre­to di rior­di­no dei mi­ni­ste­ri (10 gior­ni) e nel de­cre­to Si­cu­rez­za ( al­tri 10 gior­ni). Il re­la­to­re le­ghi­sta in­do­ra la pil­lo­la: “Nel­la pas­sa­ta le­gi­sla­tu­ra - ri­cor­da - il fe­no­me­no si è re­gi­stra­to in al­tre venti oc­ca­sio­ni e in un’oc­ca­sio­ne (il de­cre­to per il ter­re­mo­to emi­lia­no ro­ma­gno­lo, ndr) l’in­ter­val­lo è sta­to di ben 24 gior­ni”. Pe­rò è una ma­gra con­so­la­zio­ne. Se tra il 2013 e il 2018 la me­dia fu di un de­cre­to “fan­ta­sma” a tri­me­stre, sta­vol­ta “il go­ver­no del cam­bia­men­to” è partito di le­na: uno al me­se.

Ri­chia­mo al­le re­go­le Da Pa­laz­zo Chi­gi ser­ve “cer­tez­za del di­rit­to” E se un te­sto cam­bia, dev’es­se­re ri­vo­ta­to

An­sa

La riu­nio­ne in tra­sfer­ta Il con­si­glio dei mi­ni­stri in pre­fet­tu­ra a Ge­no­va do­po il crol­lo del Mo­ran­di

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