Ter­zo va­li­co, lob­by del ce­men­to ver­so l’en­ne­si­mo trion­fo

Il Fatto Quotidiano - - PIAZZA GRANDE - » GIOR­GIO MELETTI

Il Ter­zo Va­li­co si chia­ma co­sì per­ché già due fer­ro­vie col­le­ga­no Ge­no­va con la Pa­da­nia. Ep­pu­re da 27 an­ni il partito del ce­men­to spin­ge per l’al­ta ve­lo­ci­tà tra il ca­po­luo­go li­gu­re e Milano. Il go­ver­no Mon­ti, ap­pe­na in­se­dia­to, ha ta­glia­to le pen­sio­ni con la leg­ge For­ne­ro per evi­ta­re il de­fault ma ha stan­zia­to 6,2 mi­liar­di per il Ter­zo Va­li­co. Non per ar­ri­va­re a Milano ma per fer­mar­si a Tor­to­na, a un ter­zo del cam­mi­no. So­no 54 chi­lo­me­tri, co­ste­ran­no 115 mi­lio­ni a chi­lo­me­tro. Ci an­dran­no i pas­seg­ge­ri o le mer­ci? Nes­su­no lo di­ce. Pe­rò si dà per scon­ta­to che si col­le­ghe­rà all’Eu­ro­pa il por­to di Ge­no­va che, da Tor­to­na, spez­ze­rà le re­ni a quel­lo di Rot­ter­dam, di­stan­te 1.100 chi­lo­me­tri. È la fa­mo­sa in­ven­ti­va ita­lia­na. Es­sen­do la stra­te­gia più che co­mi­ca, la lob­by del ce­men­to ha or­di­na­to ai po­li­ti­ci as­ser­vi­ti di guai­re sui po­sti di la­vo­ro in pe­ri­co­lo. Pe­rò: per la più inu­ti­le del­le ope­re inu­ti­li, dei 6,2 mi­liar­di pre­vi­sti ne so­no sta­ti spe­si 1,5 e ne re­sta­no da sper­pe­ra­re 4,7. Se que­sto de­na­ro, an­zi­ché spre­car­lo per un’ope­ra del tutto inu­ti­le, ve­nis­se di­stri­bui­to tra i 2500 la­vo­ra­to­ri che – se­con­do le sti­me più ge­ne­ro­se – sa­ran­no oc­cu­pa­ti a re­gi­me, fa­reb­be­ro qua­si due mi­lio­ni di euro a te­sta. Al­tro che red­di­to di cit­ta­di­nan­za. A di­fen­de­re po­sti di la­vo­ro che co­sta­no due mi­lio­ni l’uno ci so­no spes­so gli stes­si ge­ni dell’eco­no­mia che, quan­do in bal­lo c’era­no i sus­si­di al­la fab­bri­ca di al­lu­mi­nio Al­coa in Sar­de­gna (azien­da stra­te­gi­ca se­con­do l’ex mi­ni­stro Car­lo Ca­len­da che si fa­ti­che­reb­be a de­fi­ni­re un Ma­sa­niel­lo), tuo­na­va­no con­tro l’as­si­sten­zia­li­smo.

MA GLI OPINIONISTI A GETTONE­san­no che in gio­co non ci so­no ope­rai sar­di, ben­sì le ge­ne­ro­se azien­de del­le co­stru­zio­ni. Mes­si in gi­noc­chio da Ma­ni Pu­li­te 25 an­ni fa, e te­nu­ti as­si­sten­zial­men­te in vi­ta pro­prio dall’Al­ta ve­lo­ci­tà, i no­stri ce­men­tie­ri co­rag­gio­si han­no con­ti­nua­to a com­prar­si i po­li­ti­ci. Per il Ter­zo Va­li­co so­no sta­ti ar­re­sta­ti il pre­si­den­te del con­sor­zio Co­civ, il di­ret­to­re dei la­vo­ri e il di­ret­to­re dei la­vo­ri che ha so­sti­tui­to quel­lo ar­re­sta­to, più va­ri ma­na­ger so­spet­ta­ti di cor­ru­zio­ne. In tutto 36 in­da­ga­ti tra i qua­li l’ex ra­gio­nie­re del­lo Sta­to An­drea Mo­nor­chio, il pa­dre dell’al­ta ve­lo­ci­tà Er­co­le In­cal­za e il pa­dro­ne dell’Im­pre­gi­lo Pie­tro Salini. Tra i gran­di co­strut­to­ri chi non è in ga­le­ra è in­da­ga­to, chi non è né in ga­le­ra né in­da­ga­to è co­mun­que al­la can­na del gas. Se il go­ver­no chiu­des­se i ru­bi­net­ti del­le ope­re inu­ti­li sa­reb­be­ro mor­ti.

IL MI­NI­STRO DEL­LE IN­FRA­STRUT­TU­RE Da­ni­lo To­ni nel li ha avu­to il( prov­vi­so­rio) co­rag­gio di fa­re ciò che il suo pre­de­ces­so­re Gra­zia­no Del­rio, più fur­bo dei fur­bi, an­nun­cia­va so­lo, col bron­cio pen­so­so. Ha com­mis­sio­na­to a un grup­po di esper­ti l’ana­li­si co­sti-be­ne­fi­ci, cioè uno stu­dio per ca­pi­re se quei sol­di so­no spe­si be­ne o but­ta­ti. Tut­ti han­no pen­sa­to l’ov­vio, cioè che se l’ana­li­si ri­ve­las­se che so­no sol­di but­ta­ti­si fer­me­reb­be­ro i can­tie­ri esi ri­spar­mie­reb­be­ro 4,7 mi­liar­di. Mac­ché. Il# go­ver­no del cam­bia­men­to ha que­sto di bel­lo, è tal­men­te co­rag­gio­so da sfi­da­re an­che le leg­gi del­la fi­si­ca e, so­prat­tut­to, del­la lo­gi­ca. Quan­do i la­vo­ra­to­ri del Ter­zo Va­li­co so­no an­da­ti a pro­te­sta­re sot­to il mi­ni­ste­ro del­le In­fra­strut­tu­re, To­ni­nel­li li ha con­so­la­ti no­tan­do co­me “ogni ti­po di al­lar­mi­smo sol­le­va­to sia in­giu­sti­fi­ca­to”. E il suo sot­to­se­gre­ta­rio Edoar­do Ri­xi, le­ghi­sta ge­no­ve­se, ha spie­ga­to con più chia­rez­za: “È fon­da­men­ta­le che que­sta ana­li­si co­sti-be­ne­fi­ci non fac­cia per­de­re nean­che un po­sto di la­vo­ro e non fac­cia ri­tar­da­re l’ese­cu­zio­ne del­le ope­re”. Cioè è fon­da­men­ta­le che l’ana­li­si co­sti-be­ne­fi­ci sia fat­ta tan­to per fa­re, con buo­na pa­ce de­gli esper­ti che la stan­no fa­cen­do. Qua­lun­que sia il ri­sul­ta­to si an­drà avan­ti. Han­no scher­za­to. Co­me pre­vi­sto, con il go­ver­no pen­ta­le­ghi­sta il partito del ce­men­to è più for­te che mai.

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