Quan­do Di Ma­io ser­vi­va le piz­ze e le fo­to­gra­fa­va

Po­mi­glia­no d’Ar­co Nel ri­sto­ran­te do­ve Di Ma­io la­vo­rò (in ne­ro) tra il 2011 e il 2012. I ge­sto­ri: “Tra di noi c’era un rap­por­to ami­che­vo­le”

Il Fatto Quotidiano - - DA PRIMA PAGINA - » VIN­CEN­ZO IURILLO in­via­to a Po­mi­glia­no d’Ar­co (Na­po­li)

La scel­ta di pran­za­re nel­la piz­ze­ria “La Dal il a ” di Po­mi­glia­no d’Ar­co si ri­ve­la for­tu­na­ta, ric­ca di sor­pre­se e di no­ti­zie. Tra una mar­ghe­ri­ta e una co­ca co­la sco­pria­mo dal­la vi­va vo­ce di chi ser­ve ai ta­vo­li, pre­pa­ra le pie­tan­ze e tie­ne aper­to il lo­ca­le che il fu­tu­ro vi­ce­pre­mier e mi­ni­stro del­lo Svi­lup­po Lui­gi Di Ma­io ci ha la­vo­ra­to per un an­no, dall’esta­te 2011 all’esta­te 2012, cioè fi­no a po­chi me­si pri­ma del­la sua ele­zio­ne al­la Ca­me­ra, co­me ca­me­rie­re “non in­qu adr ato”, che da que­ste par­ti si­gni­fi­ca in ne­ro. E non so­lo: ha re­ga­la­to a que­sto pic­co­lo ri­sto­ran­te la sua at­ti­vi­tà di web ma­ster, apren­do e cu­ran­do­ne il si­to in­ter­net e la pa­gi­na fa­ce­book “s en­za chie­de­re un eu­ro, lo fa­ce­va a li­vel­lo ami­che­vo­le: era lui che fa­ce­va le fo­to del­le piz­ze e le pub­bli­ca­va. Ci ha aiu­ta­to in tut­ti i mo­di, noi non sa­pe­va­mo nem­me­no co­sa fos­se que­sto Fa­ce­book”.

GRA­TIS. “Lui­gi non era inquadrato, ve­ni­va sol­tan­to la mat­ti­na, qua­si tut­ti i gior­ni, lu­ne­dì, mer­co­le­dì, gio­ve­dì e ve­ner­dì... era un ec­cel­len­te ca­me­rie­re e la­va­va an­che i bi­do­ni del­la spaz­za­tu­ra qui fuo­ri”. Il si­to per la ve­ri­tà ora è spen­to. “Ve­ni­va­no ogni an­no per far pa­ga­re il do­mi­no.. il do­mi­nò… co­me si di­ce?”. Si di­ce il do­mi­nio. Bi­so­gna rin­no­va­re an­nual­men­te la re­gi­stra­zio­ne del .it, co­sì fun­zio­na. “L’ul­ti­mo an­no non è sta­to pa­ga­to”. Al­lo­ra è nor­ma­le che il si­to non si ac­cen­da più. Il racconto scor­re flui­do, pie­no di det­ta­gli, in­ter­rot­to da po­che domande. E ci re­sti­tui­sce l’im­ma­gi­ne di un gio­va­ne uni­ver­si­ta­rio che in­fram­mez­za­va gli stu­di con que­sto la­vo­ro in ne­ro svol­to con passione e pro­fes­sio­na­li­tà, se­con­do il ri­cor­do chi lo ha avuto af­fian­co e af­fer­ma di ri­ce­ve­re ogni an­no da lui gli au­gu­ri di Na­ta­le e Pa­squa: “Ora pe­rò è un an­no che non lo sen­tia­mo”.

Po­mi­glia­no d’Ar­co non è New York e certi cu­rio­si in­cro­ci so­no pos­si­bi­li: qui ha la­vo­ra­to co­me piz­za­io­lo per un pe­rio­do uno dei fra­tel­li di Sal­va­to­re Piz­zo, l’ex mu­ra­to­re che con la sua in­ter­vi­sta al­le Ie­ne ha sca­te­na­to il ca­so del ri­cor­so al la­vo­ro ne­ro nell’im­pre­sa edi­le del­la fa­mi­glia Di Ma­io. È una par­te del racconto ascol­ta­to mor­den­do una piz­za di buo­na qua­li­tà, for­se sfor­na­ta un po­co di fret­ta. In que­sta piz­ze­ria tut­ti vo­glio­no be­ne a Lui­gi Di Ma­io e giu­di­ca­no con se­ve­ri­tà la scel­ta di Piz­zo di ren­de­re pub­bli­ca la sto­ria. Gli epi­te­ti scel­ti per far­lo so­no ir­ri­fe­ri­bi­li.

I ri­cor­di di Di Ma­io ca­me­rie­re “non inquadrato” ven­go­no col­lo­ca­ti con pre­ci­sio­ne all’esta­te 2011 “per­ché in quel pe­rio­do ci tra­sfe­rim­mo da via Roma a qui (via Gua­da­gno, ndr), aprim­mo a giu­gno, lui ar­ri­vò a lu­glio”. Ave­va 25 an­ni. E qui la si­gno­ra si al­lar­ga in un sor­ri­so ra­dio­so: “Ri­cor­do che ar­ri­vò con una ca­mi­cia az­zur­ra, tut­to ab­bron­za­to… pen­sai che bel­lu gua­glio­ne...”. La piz­za vol­ge al ter­mi­ne men­tre ap­pren­dia­mo per­ché il lo­ca­le si chia­ma “La Da­li­la”: è il no­me, bel­lo, del­la fi­glia dei ge­sto­ri. Ed an­che per­ché il la­vo­ro di Di Ma­io si in­ter­rom­pe nel 2012. “Quell’an­no ru­ba­ro­no tut­te le at­trez­za­tu­re all’im­pre­sa del pa­dre – ci di­co­no al ta­vo­lo all’an­go­lo, sot­to il te­le­vi­so­re – e lui do­vet­te pren­de­re in ma­no l’azienda di fa­mi­glia in­sie­me al­la so­rel­la. Lui­gi aiu­tò il pa­dre a ri­pren­der­si, a ri­sol­le­var­si, gli stet­te vi­ci­no, ma non ha mai la­vo­ra­to con lui”. Ma sa­pe­va­te che era già in po­li­ti­ca? “Sì, già quan­do la­vo­ra­va qui. Ma so­lo do­po si è fat­to un no­me. Io gli dis­si: ‘ Lui­gi, tu fa­rai gran­di co­se…’”.

PRO­PRIO IE­RI Di Ma­io ha vo­lu­to sca­gio­nar­si dall’ac­cu­sa di aver an­che lui la­vo­ra­to in ma­nie­ra ir­re­go­la­re con il pa­pà nell’azienda di fa­mi­glia. Gliel’ave­va­no chie­sto Le Ie­ne. Di Ma­io ha pubblicato al­cu­ne car­te che pro­va­no l’as­sun­zio­ne e quat­tro bu­ste pa­ga. Il con­trat­to di la­vo­ro dei di­pen­den­ti edi­li è a tem­po de­ter­mi­na­to, dal 27 feb­bra­io 2008 al 27 mag­gio 2008, con ora­rio a tem­po pie­no e la man­sio­ne di manovale. Man­ca l’estrat­to con­to con­tri­bu­ti­vo, gli con­te­sta il Pd che in­ten­de ora por­ta­re la vi­cen­da in Par­la­men­to at­tra­ver­so un’in­ter­ro­ga­zio­ne al­la qua­le, pa­ra­dos­sal­men­te, do­vreb­be ri­spon­de­re lo stes­so Di Ma­io in qua­li­tà di mi­ni­stro del La­vo­ro.

I TI­TO­LA­RI DEL LO­CA­LE

Era lui che rea­liz­za­va le im­ma­gi­ni dei piat­ti e le pub­bli­ca­va. Ci ha aiu­ta­to in tut­ti i mo­di, noi non sa­pe­va­mo nem­me­no co­sa era que­sto Fa­ce­book

LaPresse

“La Da­li­da” In al­to, il vi­ce­pre­mier Lui­gi Di Ma­io. A fian­co, la piz­ze­ria di Po­mi­glia­no d’Ar­co

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