L’amica ge­nia­le e quel pro­ble­ma di neo­rea­li­smo

Il Fatto Quotidiano - - ULTIMA PAGINA - » NAN­NI DELBECCHI

La pri­ma im­pres­sio­ne è ave­re sba­glia­to ca­na­le. Non si ve­de in gi­ro un com­mis­sa­rio, un pre­te, un men­ta­li­sta im­pe­gna­to a far trion­fa­re il be­ne sul ma­le. Non un fra­te, un sa­cre­sta­no. Ep­pu­re è Rai1, pri­ma se­ra­ta, pri­ma pun­ta­ta dell’Amica ge­nia­le trat­ta dai ro­man­zi di Ele­na Fer­ran­te che han­no sban­ca­to ne­gli Sta­ti Uni­ti al pun­to di con­vin­ce­re la ge­nia­le HBO a co­pro­dur­re una se­rie co­sì re­mo­ta dai ca­no­ni di Raific­tion , pre­mia­ta da ascol­ti che fan­no ca­pi­re co­me il pub­bli­co sia più so­fi­sti­ca­to di quan­to fa co­mo­do im­ma- gi­nar­lo. La Na­po­li del­la Fer­ran­te fa un po’ Lon­dra di Dic­kens ( si par­va li­cet), “il mi­ra­co­lo dell’ami­ci­zia” re­sta il più am­bi­guo e il più let­te­ra­rio dei sen­ti­men­ti, la re­gia di­la­ta­ta di Sa­ve­rio Co­stan­zo ri­por­ta la me­mo­ria a quan­do le se­rie si chia­ma­va­no ro­man­zi sce­neg­gia­ti.

C’è del genio nel­la scel­ta del­le bam­bi­ne pro­ta­go­ni­ste Le­nù (Mar­ghe­ri­ta Maz­zuc­co) e Li­la (Ga­ia Gi­ra­ce); as­sai me­no nel­la ri­co­stru­zio­ne ra­dio­co­man­da­ta del rio­ne par­te­no­peo che nel­le pa­gi­ne del­la Fer­ran­te è un cor­po on­ni­pre­sen­te, pal­pi­tan­te; in­som­ma, ri­fa­re Na­po­li in un set è co­me sur­ge­la­re la piz­za, può an­dar be­ne giu­sto per gli ame­ri­ca­ni. L’alibi è la ri­sco­per­ta del neo­rea­li­smo, il fan­ta­sma di Ros­sel­li­ni con tan­to di ci­ta­zio­ne del­la corsa di An­na Ma­gna­ni in Roma Cit­tà aper­ta. Sou­ve­nir d’Ita­lie, tan­to va­le­va piaz­za­re sul­lo sfon­do an­che la Tor­re di Pi­sa. Uno si sve­glia una mat­ti­na e di­ce: dai, tor­nia­mo al neo­rea­li­smo. Ma il neo­rea­li­smo cos’era? L’esat­to con­tra­rio del­la sua riproduzione in pro­vet­ta.

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