Il Fatto Quotidiano

Omicidio Trotsky: ombre italiane e la mano di Stalin

Il nemico del despota sovietico, protagonis­ta con Lenin della Rivoluzion­e russa, fu ucciso a picconate da una spia del regime. L’ipotesi: nel delitto giocò un ruolo l’ex parlamenta­re Pci (e agente segreto) Vittorio Vidali

- » MASSIMO NOVELLI

La recente polemica su Stalin e Trotsky fra Marco Rizzo, a capo del Partito comunista italiano di matrice marxista-leninista, e Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori d’ispirazion­e trotzkista, coincide con l’anniversar­io degli ott ant’anni dall’as sassi nio del grande oppositore del dittatore georgiano. Il 21 agosto del 1940, infatti, Lev Trotsky moriva a Coyoacán, un quartiere di Città del Messico. Noto come Trotsky, pseudonimo di Lejba Davidovic Bronštein, e nato a Janovka, in Ucraina, nel 1879, era stato uno dei grandi protagonis­ti della rivoluzion­e sovietica del 1917. Commissari­o del popolo agli Affari Esteri e alla Guerra, comandante dell’Armata Rossa, dai primi anni Venti, dopo la morte di Lenin, divenne l’antagonist­a numero uno di Stalin e nel 1929 venne esiliato ad Alma Ata; quindi fu espulso dall’Urss.

QUEL 20 AGOSTO 1940, ventiquatt­r’ore prima di morire, era stato colpito con un colpo di picozza alla testa dal sedicente cittadino canadese Frank Jackson, in realtà Jaime Ramón Mercader del Río Hernández, che si spacciava per simpatizza­nte della Quarta Internazio­nale, il movimento fondato da Trotsky. Joseph Hansen, dirigente della sezione statuniten­se della Quarta Internazio­nale, quel giorno era a casa di Trotsky, chiamato da lui il “Vecchio”. Racconta che, in ospedale, il teorizzato­re della rivoluzion­e permanente disse: “È un assassinio politico. Jackson era un membro della Gpu”, una delle polizie segrete dell’Urss, “o un fascista, più probabilme­nte dalla Gpu”. Il “‘Vecchio ’ stava riflettend­o su Jackson, e nel poco tempo a sua disposizio­ne mi descrisse il suo pensiero su come si dovesse analizzare l’attentato, sulla base dei fatti che avevamo a disposizio­ne: ‘La Gpu di Stalin è colpevole, ma dobbiamo lasciare aperta la possibilit­à che sia stata aiutata dalla Gestapo di Hitler’”. Il “Vecchio” non si sbagliava. Il suo assassino, Ramón Mercader (Barcellona, 1913 -

L’Avana, 1978), fratello dell’attrice María Mercader, seconda moglie di Vittorio De Sica, era un agente della Nkvd, i servizi segreti interni di Stalin.

Comunista come la madre, era partito con lei per Mosca, negli anni Trenta, diventando, come la donna, una spia del regime. Nel 1953 l a sua vera identità fu scoperta, ma i rapporti con l’Nkvd sarebbero venuti alla luce con la fine dell’Urss. In Messico era stato condannato a 20 anni di carcere. Nel 1960, tuttavia, fu liberato in seguito a una delle richieste di grazia presentate dalle autorità di Mosca. Fu accolto a Cuba da Fidel Castro, mentre in Urss, nel 1960, venne insignito dell’onorificen­za di “Eroe dell’Unione Sovietica”. Visse tra l’Urss, la Cecoslovac­chia comunista e Cuba, dove morì nel 1978.

FIN DAI PRIMI GIORNI successivi all’omicidio di Trotsky, in ogni caso, la stampa libertaria e trotskista non esitò a indicare in Stalin il mandante. Il giornalist­a e sindacalis­ta Carlo Tresca, negli Stati Uniti da molti anni, che fra il 1937 e il 1938 aveva partecipat­o all’American Committe to Defend Leon Trotsky, nato per difendere il vecchio rivoluzion­ario dai violenti attacchi di Stalin e dell’Urss, il 28 agosto 1940, dalle colonne del suo periodico Il Martello di New York scrisse: “Trotsky è caduto. Dopo vari falliti tentativi, il braccio di Stalin lo ha preso. Come il braccio di Mussolini prese i corpi dei fratelli Rosselli. I dittatori si somigliano anche nel delitto”.

NEL MIRINO DI TRESCA, e della stampa anarchica e trotskista, c’era soprattutt­o il comunista triestino Vittorio Vidali ( 1900– 1983), il “comandante Carlos” della guerra di Spagna, ritenuto un agente sovietico e sospettato di essere uno degli organizzat­ori dell’assassinio di Trotsky. Scrive il suo biografo Patrick Karlsen, autore di Vittorio Vidali. Vita di uno stalinista (1916-1956), pubblicato da Il Mulino, che “lo dipinsero come un mostro capace di assassinar­e perfino la sua compagna. Tina Modotti infatti moriva a Città del Messico nel gennaio 1942 a bordo di un taxi (‘senza vedere la splendida alba’, scrisse Vidali)”. Si disse “che l’avesse avvelenata perché Tina si stava distaccand­o dal Partito comunista ed era a conoscenza di tutti i suoi misfatti”. Uno di questi misfatti sarebbe stato il delitto Trotsky. Afferma Karlsen che “si tratta di dicerie destinate incredibil­mente a sopravvive­re fino a oggi. Incredibil­mente non solo in quanto l’identità del vero assassino di Trotsky – Ramón Mercader – è nota da oltre mezzo secolo ma perché, in merito a questi avveniment­i, è disponibil­e da un quindicenn­io a questa parte il resoconto del loro principale tessitore, il vice capo della Sezione Paesi esteri dell’Nkvd Pavel Sudoplatov. Il suo è un racconto affidabile e assai circostanz­iato nel quale il nome di Vidali risulta completame­nte assente”.

CIÒ NON SIGNIFICA, aggiunge lo storico, estraniare Vidali “dalla complessa trama volta all’eliminazio­ne di Trotsky, decisa da Stalin e portata a termine con sofisticat­a tenacia. Al suo interno gli spettò comunque un lavoro che gli riusciva molto bene, quello di orchestrar­e la propaganda di denigrazio­ne e disumanizz­azione che doveva precedere e preparare l’annientame­nto fisico dell’avversario. Il periodico comunista El Machete er a pieno di articoli aggressivi contro il ‘ porco di Coyoacán’, solo uno dei vari capitoli di una mobilitazi­one intensissi­ma, comprenden­te cortei e sit-in davanti all’abitazione della vittima designata”. Quello di Vidali era “un ruolo di primo piano che non sfuggì allo stesso Trotsky, il quale in un articolo scritto due giorni prima della morte lo denunciò come uomo-chiave della Gpu in Messico, sottolinea­ndo la crudeltà di cui avrebbe dato prova in Spagna”.

L’ASSASSINIO IN MESSICO

Il sicario è Ramón Mercader: spagnolo, fratello dell’attrice María Mercader, seconda moglie di Vittorio De Sica

LA SVASTICA SUL “ROSSO”

Il dissidente in esilio, in punto di morte, formulò il sospetto: “Sono stati i servizi sovietici, forse con l’aiuto dei nazisti”

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Ansa L’eretico Sopra, Lenin A sinistra, Lejba Davidovic Bronštein, noto come Trotsky
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