Il Fatto Quotidiano

Ucciso Deby, il dittatore “utile” contro i jihadisti

AMICO DELLA FRANCIA Il presidente aveva annullato ogni forma di dissenso, ma si era reso indispensa­bile nel contrasto agli estremisti islamici del Sahel

- » Luana De Micco

Idriss Déby è morto in uno scontro con i ribelli: per il Ciad si chiude una pagina lunga trent’anni. Déby era stato appena rieletto presidente con il 79,32% dei voti al primo turno delle elezioni dell’11 aprile scorso. Si preparava dunque a guidare il Paese per il sesto mandato consecutiv­o e per altri sei anni. La sua vittoria non era stata una sorpresa.

Déby, che aveva 68 anni, ha comandato col pugno di ferro dal colpo di Stato del 2 dicembre 1990, quando prese il potere rovesciand­o il dittatore Hissene Habré, grazie anche all’appoggio della Francia. Con l’avv i ci na rs i dello scrutinio, il clima sociale nel Paese si era fatto incandesce­nte. Da mesi Déby aveva messo il bavaglio alle opposizion­i, reprimendo nella violenza le manifestaz­ioni pacifiche dei giovani che chiedono la svolta democratic­a nel Paese, arrestando in modo arbitrario, censurando Internet e i social e impedendo con tutti i mezzi possibili ai leader dei partiti di opposizion­e di presentars­i contro di lui alle elezioni. Molti di loro avevano lanciato appelli a boicottare lo scrutino. Al Fatto , il sociologo Roland Marchal, ricercator­e a Sciences Po-parigi, sentito a marzo, aveva previsto il risultato: “I ciadiani non credono più nelle elezioni – aveva detto –. Tutti sanno che il cambiament­o in Ciad non verrà dalle urne, non fintanto che Déby sarà vivo”. L’11 aprile, giorno del voto, il gruppo ribelle FACT, Fronte per l’alternanza e la concordia in Ciad, ha dunque lanciato un’offensiva entrando in Ciad dalla vicina Libia per contestare l’inevitabil­e rielezione di Déby e rovesciarn­e il governo.

GLI SCONTRI si sono concentrat­i nelle province di Tibesti e di Kanem, regolarmen­te teatro di guerra, a circa 300 chilometri a nord dalla capitale N’djamena. Il 19, l’esercito ciadiano ha annunciato di aver ucciso almeno 300 ribelli e di averne fatti prigionier­i altri 150. Il FACT, circa 1.500 uomini, già impegnati in Libia contro il generale Haftar, ha a sua volta annunciato di aver preso Kanem e fatto circolare la notizia che il presidente Déby era rimasto ferito sul fronte. Le forze armate ciadiane hanno poi confermato la morte del presidente- maresciall­o a causa delle ferite riportate in zona di guerra, ma senza fornire maggiori precisioni sui fatti.

Ieri il governo e il Parlamento del Ciad sono stati sciolti. Ora il Paese è in mano a un Consiglio militare comandato dal generale Mahamat Idriss Déby, uno dei figli del presidente ucciso, 37 anni ma già – sulle orme del genitore – una lunga esperienza nelle forze d’élite dell’esercito. Per il Ciad si apre una fase di transizion­e di 18 mesi che dovrebbe sfociare in elezioni “d em o c rat iche”. Déby lascia un Paese chiuso tra Libia, Sudan e Niger, in preda alle tensioni interne e alle minacce di Boko Haram. Un Paese povero, malgrado le risorse, al 187° posto su 189 dell’indice di sviluppo umano dell’onu. Con Déby muore anche uno dei principali alleati, e dei più imbarazzan­ti, dell’onu nel Sahel, e in particolar­e della Francia, da cui l’ex colonia ha ottenuto l’indipenden­za nel 1960.

DÉBY ERA RIUSCITO a rendersi indispensa­bile nella lotta contro il terrorismo investendo mezzi, soldi e uomini nel preparare il terreno in Mali all’operazione militare Serval ( poi diventata Barkhane), lanciata dall’ex presidente francese François Hollande nel 2013. Da allora, malgrado fosse alla testa di un regime corrotto, autoritari­o e liberticid­a, Déby non ha mai perso l’avallo politico di Parigi. Già nel 2008, e l’ultima volta ancora nel 2019, è stato l’esercito francese a intervenir­e per respingere le offensive ribelli che avanzavano su N’djamena.

A febbraio, Déby aveva presieduto un G5 Sahel durante il quale Emmanuel Macron, partecipan­do in videoconfe­renza da Parigi, aveva riconferma­to la presenza delle truppe francesi nel Sahel. Il rischio per Parigi ora è un’instabilit­à nella regione con effetti nefasti sulla lotta all’estremismo islamico. Il Ciad “perde un grande soldato” e la Francia “un amico coraggioso”, ha scritto l’eliseo in un comunicato, sottolinea­ndo “l’importanza di una transizion­e politica pacifica”.

CONTINUITÀ

IL FIGLIO CON IL CONSIGLIO MILITARE SALE AL COMANDO

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