Il Fatto Quotidiano

“Casamonica clan di mafia”. Pene per quattro secoli

- VINCENZO BISBIGLIA

Il clan Casamonica di Roma è “mafia”. E Giuseppe Casamonica, detto “Bitalo”, 49 anni, condannato a 20 anni di carcere, ne è stato uno dei capi indiscussi e più potenti. Quaranta condanne in totale, 14 con l’aggravante mafiosa, oltre 400 anni di reclusione. Che la famiglia di origine sinti, radicata in tutto il quadrante est della Capitale, fosse da anni un’associazio­ne a delinquere di stampo mafioso lo avevano già anticipato il 30 aprile 2019 la Corte di Cassazione e il 16 luglio scorso il gup di Roma con rito abbreviato. Ieri una nuova conferma con la sentenza di primo grado pronunciat­a dai giudici della Decima sezione penale del Tribunale di Roma, tappa principale delmaxi-processo derivante dalle operazioni Gramigna e Gramigna-bis eseguite dai carabinier­i di Roma, inchiesta della Dda di Roma che nel 2018 ha decimato i vertici degli “zingari”. Un pronunciam­ento storico perché è il primo giunto al termine di un processo di rito ordinario. “È una decisione molto importante che conferma la validità dell’impostazio­ne data dalla Procura e dalla Polizia giudiziari­a”, ha commentato la procuratri­ce aggiunta della Dda di Roma, Ilaria Calò. Fra i boss, la condanna più pesante – 30 anni di reclusione – è per Domenico Casamonica, detto Balò, classe 1979. Luciano

Casamonica, 53 anni, e Salvatore Casamonica detto Dò, 45 anni, dovranno invece scontare rispettiva­mente 25 anni e 9 mesi e 23 anni e 8mesi di carcere. Sui 20 anni di galera riservati a Giuseppe “Bitalo” Casamonica, invece, pesano le minori recidive rispetto a quelle dei suoi parenti, trovandosi in carcere ormai dal 2009: per la Procura è lui il personaggi­o principale di tutta l’inchiesta. Per i pm Giovanni Musarò e Stefano Luciani, è stato Bitalo, nemmeno trentenne, a raccoglier­e a metà degli anni 2000 l’eredità di papà Guerino, traghettan­do il clan sinti al “salto di qualità” nel panorama criminale romano, passato in poco tempo da manovalanz­a delle cosche del sud in trasferta nella Capitale a partner alla pari prima della camorra e poi della ‘ndrangheta. Usura, estorsioni, racket, ma anche traffico di droga e gestione di ristoranti e locali: Bitalo è stato fra i “re di Roma” e, pure essendo finito in carcere nel 2009, per quasi un’altra decina d’anni le decisioni più importanti si sono prese nel suo villino del quartiere Porta Furba. Lo stesso che l’agenzia nazionale per i Beni sequestrat­i non riesce a riassegnar­e, per mancanza di richieste. Simbolo del timore che il cognome Casamonica desta ancora sul territorio capitolino.

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