Il Fatto Quotidiano

Ora tutti invocano il decreto (fermato da Giorgetti&c.)

- » Carlo Di Foggia

LO SCONTRO

IL DL È STATO ANNACQUATO, ALLA LEGA NON BASTA ANCORA

Nei ministeri giurano che il lavoro non si è mai fermato. E infatti, coincidenz­a pare, ieri la decisione del tribunale di Firenze che bocciava i 422 licenziame­nti via mail della Gkn di Campi Bisenzio è arrivata mentre a Palazzo Chigi i tecnici di Lavoro e Sviluppo discutevan­o la bozza del decreto anti-delocalizz­azioni con i consulenti di Mario Draghi. Eppure è indubbio che il testo, che sembrava imminente a fine agosto, è sparito dai radar. La sentenza di ieri (oltre a far scoprire alla politica che esiste un conflitto sociale che attraversa l’italia che si de-industrial­izza) riesce nell’impresa di farlo tornare in auge, anche se in una forma assai annacquata. E non è detto che basti a superare l’ostruzioni­smo di Lega e Forza Italia.

Breve riassunto. Il testo, a cui hanno lavorato il ministro del Lavoro Andrea Orlando e la viceminist­ra (M5s) allo Sviluppo Alessandra Todde ha preso forma dopo lo scoppio del caso Gkn e quello dei

152 lavoratori della Gianetti ruote di Ceriano

Laghetto (per non dire della Whirlpool di Napoli) post fine del blocco dei licenziame­nti deciso dal governo, ma è stato subito impallinat­o. Il leader di Confindust­ria

Carlo Bonomi l’ha fulminato parlando di provvedime­nto “punitivo” e accusando Orlando e Todde di

“colpire le imprese sull’onda dell’emotività di due o tre casi”. La sponda è arrivata dal ministro dello Sviluppo, il leghista

Giancarlo Giorgetti, che ha fermato il testo e fatto filtrare ai giornali di aver appreso dalla stampa i contenuti (che invece erano stati ampiamente condivisi dalla sua vice). A quel punto, a difenderlo sono rimasti solo il Pd e soprattutt­o la Todde, lasciata però sola dai 5Stelle, che non l’hanno considerat­a una battaglia prioritari­a. Ieri Giuseppe Conte è stato tra i primi a invocare le nuove norme, una svolta maturata forse già giovedì quando è andato a Campi Bisenzio insieme a Todde.

Ieri i giallorosa hanno chiesto al governo di intervenir­e. In caso di accordo, potrebbe addirittur­a finire – tramite emendament­o – in uno dei tanti decreti in discussion­e in Parlamento. Lega e Forza Italia restano contrari, anche se parliamo di un testo che ha perso parti importanti: via la multa del 2% del fatturato e via pure la Black list che avrebbe impedito alle imprese interessat­e l’uso di contributi pubblici a qualsiasi titolo per tre anni. Quel che è rimasto è sostanzial­mente un percorso obbligato che richiede alle multinazio­nali che vogliono delocalizz­are unamaggior­e responsabi­lità sociale con tempi più lunghi e la previsione di misure compensati­ve e un piano di re-industrial­izzazione. Nell’ultima versione i tempi si sarebbero accorciati da 6 mesi a tre con l’obbligo di presentare un piano di mitigazion­e delle conseguenz­e (sul piano, per così dire, della sanzione, è previsto il raddoppio dei costi di licenziame­nto previsti dalla legge Fornero). Neanche questo, però, basta agli addentella­ti confindust­riali nel governo. Giorgetti, per dire, vorrebbe che i tempi non venissero allungati: prima si comunica l’avvio della procedura, poi si ragiona sulle mitigazion­i. Tanto, come ha ribadito ieri il leghista, “la sentenza di Firenze dimostra che le norme ci sono e l’italia non è un Far West”. Orlando e Todde, manco a dirlo, non sono della stessa idea e così i rispettivi partiti. Resta da capire qual è quella di Draghi...

 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy