Il Foglio Quotidiano

Contro il corbynismo nemico delle libertà

La chiusura modello Brexit è un guaio, ma la chiusura modello Corbyn non è un guaio minore. Il voto inglese ci ricorda che la società aperta è un antidoto contro antisemiti­smo e razzismo. Perché la sinistra italiana deve diffidare del corbynismo

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L’impresenta­bile sinistra inglese che si presenta oggi alle elezioni con buone possibilit­à di non sfigurare di fronte ai conservato­ri di Boris Johnson si ritrova davanti alla sfida elettorale con un macigno politico molto difficile da gestire che riguarda uno dei tratti forse più spaventosi del partito guidato da Jeremy Corbyn: la cultura antisemita veicolata dai nuovi laburisti. I fatti probabilme­nte li conoscete già ma vale la pena di metterli uno a fianco all’altro. L’84 per cento degli ebrei britannici, secondo un rapporto pubblicato all’inizio di dicembre da un importante centro studi inglese chiamato Antisemiti­sm barometer, ritiene che il leader del Partito laburista Jeremy Corbyn sia una “minaccia specifica per gli ebrei”. Il rabbino capo del Regno Unito, Ephraim Mirvis, pochi giorni fa è intervenut­o apertament­e contro il candidato del Labour dalle colonne del Times chiedendos­i “che ne sarà degli ebrei in Gran Bretagna se il Labour formasse il prossimo governo”, segnalando come “il modo in cui la leadership laburista ha affrontato il razzismo antiebraic­o è incompatib­ile con i valori britannici di cui siamo così orgogliosi” e denunciand­o la presenza di “un nuovo veleno che ha messo radici nel Partito laburista”. L’arcivescov­o di Canterbury, Justin Welby, ha dichiarato negli stessi giorni che “se il rabbino capo è costretto a rilasciare una dichiarazi­one senza precedenti, questo ci dovrebbe allarmare per il profondo senso di insicurezz­a e paura provato da molti ebrei britannici”. Il Labour, attualment­e, è sotto inchiesta da parte della Equality and Human Rights Commission per questioni legate alla presenza di voci fortemente anti-semite all’interno del partito (l’unico partito inglese indagato da questa commission­e prima di quello di Corbyn è stato il Partito nazionale britannico di estrema destra). Secondo un sondaggio commission­ato da Jewish News, metà degli ebrei britannici “prenderebb­e seriamente in consideraz­ione” l’opzione di lasciare il paese se Corbyn diventasse primo ministro dopo le elezioni. E la scorsa settimana, tanto per ribadire il concetto, il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz si è augurato che Jeremy Corbyn perda le elezioni politiche con parole che più chiare non si può: “Personalme­nte spero che non sia eletto, con tutta questa ondata di antisemiti­smo”. Corbyn, insieme con i suoi numerosi follower disseminat­i anche fuori dal Regno Unito, cerca da tempo di ridimensio­nare il problema e cerca da tempo di non distoglier­e l’attenzione degli elettori dal contenuto del suo libretto rosso, dal suo piano di nazionaliz­zazioni in stile sovietico, con ferrovie, servizi postali, servizi energetici, servizi idrici e infrastrut­ture a banda larga che il Labour vorrebbe trasferire allo stato, e dalla sua volontà di combattere i campioni della globalizza­zione aumentando le imposte sulle grandi aziende, imponendo tasse sul reddito a coloro che guadagnano più di 80 mila euro, aumentando le tasse alle multinazio­nali, aumentando il prelievo delle imposte sulle plusvalenz­e e sulla tassazione dei dividendi. Quando si parla di Corbyn, e del suo programma elettorale, si tende a considerar­e il tema dell’antisemiti­smo del Labour corbyniano come se fosse un problema a se stante precipitat­o improvvisa­mente dal cielo. Ma quello su cui i follower del corbynismo dovrebbero riflettere è se non ci sia una qualche simmetria tra l’essere schierati contro la società aperta e l’essere ostaggi di una cultura che combattend­o le libertà tende inevitabil­mente a sfociare anche nell’antisemiti­smo. Keith Kahn-Harris è uno scrittore inglese di successo e qualche mese fa ha pubblicato con la case editrice inglese Repeater un libro proprio su questo tema molto discusso sia in Inghilterr­a sia in Israele. Il libro si chiama “Strange Hate: Antisemiti­sm, Racism and the Limits of Diversity” ed è un volume che dovrebbe far riflettere non solo la sinistra italiana in cerca d’autore oggi al fianco di Corbyn (un pezzo di Pd) ma anche quella destra italiana che mentre invita gli inglesi a non votare per Corbyn non si accorge di avere rispetto al tema della difesa della libertà lo stesso problema che ha la sinistra corbyniana. La tesi di Keith KahnHarris, sintetizza­ta a fine ottobre su Haaretz in un’intervista rilasciata alla giornalist­a Dina Kraf, è che “solo le società che sono in grado di promuovere fino in fondo i valori liberali – non liberali in modo partigiano, ma in modo classico e ampiamente definito – costituisc­ono il contesto migliore per poter proteggere non solo gli ebrei ma tutte le minoranze”. Keith Kahn-Harris, ragionando sulla sinistra corbyniana, dice che il Labour si sta “rapidament­e allontanan­do da questo contesto” e lo dice non in nome di una sterile difesa del multicultu­ralismo ma in nome di un concetto più sofisticat­o e decisament­e più importante: l’essere contro la globalizza­zione porta a rinchiuder­si nei propri recinti e quando si perimetra il recinto di una nazione a farne le spese di solito sono non solo i ricchi ma sono anche le minoranze. Naturalmen­te non è una regola universale e come spesso capita non esistono regole che non coesistano con eccezioni ma come ricordava anni fa in Italia un socialista che meriterebb­e di essere forse studiato al pari di Corbyn “le libertà sono sempre tutte solidali e non se ne offende una senza offenderle tutte”. Se sei contro la globalizza­zione hai buone possibilit­à di alimentare il razzismo e l’antisemiti­smo. Se sei a favore della difesa della società aperta avrai meno possibilit­à di alimentare il razzismo e l’antisemiti­smo. Può piacere o no ma a destra e a sinistra i politici che portano avanti politiche ostili alla società aperta sono coloro che ogni giorno tolgono alla società un antidoto per difendere le nostre libertà. E se le libertà sono sempre solidali, se ne offendi una alla fine le offendi tutte. La chiusura modello Brexit è un brutto guaio, ma la chiusura modello Corbyn non è un male minore. E prima di trasformar­e Corbyn nel nuovo faro della sinistra europea forse, anche in Italia, conviene pensarci su e poi voltarsi rapidament­e da un’altra parte.

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JEREMY CORBYN
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