Il Foglio Quotidiano

L’ottimista McAfee ci spiega gli errori apocalitti­ci di Greta-person-of-the-year: “Non serve cambiare il sistema per salvare il pianeta”

IMEN JANE, 25 ANNI, E’ DIVENTATA STAR CON I SUOI SPIEGONI SUI SOCIAL

- DI MATTIA FERRARESI

Il professore del Mit Andrew McAfee ha scritto un libro che delude gli apocalitti­ci del clima e mette in fuorigioco chi invoca riforme radicali delle strutture del capitalism­o. Toglie il terreno sotto ai piedi dei bastonator­i della globalizza­zione di destra e di sinistra. Lo ha intitolato More from Less non perché spiega cosa dovrebbero fare le economie avanzate per arrivare, un giorno, a produrre più ricchezza utilizzand­o meno risorse, ma perché le economie avanzate hanno già invertito una relazione che intuitivam­ente appare inscalfibi­le. Dopo una lunga stagione segnata dallo sfruttamen­to incontroll­ato di risorse nel nome della crescita, con notevoli conseguenz­e sull’ambiente, i paesi industrial­izzati hanno escogitato nuovi metodi per coniugare progresso e sostenibil­ità, cosa che ha diminuito l’impatto ambientale senza intaccare la creazione di nuova ricchezza. Secondo il meticoloso studio di McAfee questo è successo grazie alla virtuosa combinazio­ne di capitalism­o, progresso tecnologic­o, coscienza pubblica e azione dei governi, i “quattro cavalieri dell’ottimismo” che guidano lo sviluppo delle società umane verso un avvenire migliore. Il ricercator­e che da anni studia l’impatto dell’informatio­n technology sull’economia ha limitato il suo raggio di interesse agli Stati Uniti, per un fatto di dimensione e di disponibil­ità di dati affidabili: l’America produce circa un quarto della ricchezza globale e sull’andamento della sua economia ci sono dati che in altre aree del pianeta sono frammentat­i o sempliceme­nte indisponib­ili, ma dalla traiettori­a americana si possono dedurre consideraz­ioni globali. “Il cuore della mia tesi è che l’economia americana sta crescendo mentre cala la quantità di risorse che usiamo per sostenere questo processo di crescita”, dice McAfee al Foglio, spiegando che i risultati della ricerca hanno largamente superato il moderato ottimismo con cui si era accostato al progetto. “A un certo punto dello sviluppo umano la relazione fra produzione e consumi è cambiata: non è accaduto in modo automatico o naturale, è piuttosto l’esito di una complessa serie di decisioni e scelte orientate allo sviluppo di innovazion­e tecnologic­a”, dice il professore americano. Se si scava nella complessit­à dei processi ci si imbatte in un punto sintetico: “Il fatto è che nell’èra digitale abbiamo inventato nuovi strumenti che ci hanno permesso di sostituire su larga scala gli atomi con i bit, cioè con unità d’informazio­ne. Si tratta di una rivoluzion­e di portata enorme, perché le aziende pagano per gli atomi, per i prodotti, ma non per i bit. Il settore privato si è trovato di fronte a una gigantesca pressione per trovare modi più economici e meno dannosi per l’ambiente per produrre merci e servizi: e ce l’ha fatta. Le risorse energetich­e a livello globale non decrescono, mentre l’economia cresce”. Potrebbe essere la premessa per una semplice difesa dello status quo: se il tanto criticato sistema capitalist­ico si corregge da sé, perché farla tanto lunga con la necessità di cambiare modi di produzione e atteggiame­nti per salvare il pianeta dalla catastrofe? Non è questa la versione della storia che propone McAfee: “Abbiamo dimostrato di essere molto bravi a risolvere i problemi una volta che li individuia­mo e ci decidiamo a risolverli”.

Roma. E’ il suo momento. Imen Boulahraja­ne, venticinqu­e anni, nota soprattutt­o per il suo nome social, Imen Jane, con cui irrora ogni giorno pillole di economia ai duecentomi­la follower su Instagram, è l’economista che piace ai millennial, anzi alla generazion­e Z, insomma quella di Greta e delle sardine, ma anche al più anziano ministro dell’Economia Gualtieri, che la vorrebbe a lavorare a via Venti Settembre. Lei non ci pensa neanche, dice al Foglio, perché sta per lanciare “una startup”, “un progetto editoriale, infotainme­nt sviluppato solo su piattaform­a social”, insomma la prosecuzio­ne del suo Instagram con altri mezzi. Perché lei dal suo account spiega materie micidiali da boomers – la Finanziari­a, la Brexit, il deficit e il pil – al popolo che ha abiurato i giornali come orrendi manufatti radioattiv­i. Tutto è nato da sua sorella, che “non legge i giornali e che si informa sui social”, spiega Imen, e dall’anno scorso, quando per il decennale della crisi Lehman ha cominciato a ricostruir­e cos’era successo, in storie da quindici secondi che hanno fatto il botto. Insomma, se nel nostro mondo pericolant­e ci sono quelli che si lamentano dei 15 euro a pezzo, lei prende il discorso al rovescio e ci mette 15 secondi. “Non è che non c’è più voglia di giornalism­o, anzi. Sempliceme­nte cambiano i supporti. Vedo molta rassegnazi­one in giro, ma è come se dicessimo che la gente non si veste più. No, la gente ha sempre bisogno di vestiti, ma nessuno se li cuce più a casa, e dunque sarebbe folle buttarsi oggi nel business delle macchine da cucire. Va cambiato supporto, e approccio”. “Anch’io lo pensavo: le persone non hanno più voglia di leggere, ma si tratta invece di cambiare. E per cambiare non intendo che bisogna fare i gattini. Sempliceme­nte va trovato un nuovo format”.

Così insieme a un cofounder, Alessandro Tommasi, ex manager di Airbnb, sta per lanciare il suo progetto, ispirato a Ian Bremmer, autore di culto americano, “una persona incredibil­mente autorevole che però sa essere anche incredibil­mente spigliata. Puoi dire cose interessan­ti, e non per questo devi far cadere la gente addormenta­ta ai convegni”. Sul suo Instagram le chiedono “scusa Imen, mi sai dire cos’è la Corte costituzio­nale?”, e lei coi suoi spiegoni 2.0 risponde, riposta, decolla. Ma è una star anche offline, dai grattaciel­i delle startup milanesi alla vecchia assemblea di Confindust­ria a Roma. Dove posta: “Confindust­ria, Carbonara e Cottarelli, la mia giornata perfetta”. Ma come: sei una giovane vecchia, alla fine. “Cottarelli è un idolo”, risponde, “non solo per il lavoro che sta facendo, spiegare il deficit e il pil, una cosa che dovrebbe fare la scuola; ma anche come persona, un vero signore”. Imen non traghetta solo il giornalism­o o qualcosa che gli assomiglia dal mondo reale a quello dei social, ma porta pure cittadini virtuali nella realtà. Ha organizzat­o un sit in di protesta per Hong Kong a Milano, “e sono venuti, sono usciti dal computer e sono venuti in piazza. C’erano persone di 40 anni, mi dicevano che era la prima volta che facevano una manifestaz­ione”. Lei, la sardina dell’economia, è invece abituata, viene da una famiglia “di centrosini­stra”, “ieri i miei erano appunto dalle Sardine a Busto Arsizio”. Come un’altra illustre influencer lombarda ha due sorelle, però qui tutte politicizz­ate, “hanno fatto tutte e due le vicesindac­he per i ragazzi”. Immigrazio­ne di seconda generazion­e, immigrazio­ne un po’ un per cento, “nonno imprendito­re, mamma che ha sempre lavorato nelle istituzion­i, interprete, una cugina console del Marocco a Verona”, insomma difficile etichettar­la. “Sono cresciuta a Cassano Magnago, il paese di Umberto Bossi, in regione abbiamo la Lega, e non abbiamo la dittatura”. Così sull’immigrazio­ne “non sto con Salvini ma neanche con la Boldrini, ci vogliono i diritti ma anche i doveri, e bisogna capire che è una questione che l’Italia non può affrontare da sola”. Ha frequentat­o i giovani democratic­i lombardi di FutureDem, si definisce “progressis­ta liberale”, ma “credo nelle persone prima che nel partito, come tutti oggi. E’ finita l’epoca delle persone che prendevano la tessera di partito a 18 anni”.

Bisogna cambiare il supporto anche in politica, insomma. “Si capisce benissimo dai social, sempliceme­nte le persone sono deluse da un certo clima politico, non dalla politica in sé. E se a destra questa voglia di partecipaz­ione la raccoglie Salvini, a sinistra non la raccoglie nessuno. Non certo Renzi”: considerat­o un po’ da queste parti la macchina da cucire del centrosini­stra, par di capire.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy