Il Foglio Quotidiano

Il Vaticano con le sardine, la Cei tace

Parolin invita a “cogliere quel che c’è di buono” nel movimento

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Il cardinale segretario di stato, Pietro Parolin, negli ultimi tempi è assai loquace. Non sono infrequent­i i suoi interventi sulla situazione politica italiana, benché sempre prudenti e attenti a restare per quanto possibile nell’ambito della mera analisi della “situazione” sul campo, senza mostrare particolar­i inclinazio­ni verso l’una o l’altra delle proposte. Ieri, conversand­o con i giornalist­i a margine di un evento all’ospedale Bambino Gesù di Roma, Parolin ha parlato delle sardine che nelle ultime settimane riempiono le piazze da un capo all’altro dell’Italia: “Io non sono un membro delle sardine, credo che l’importante sia cogliere tutto quello che di buono c’è anche in questi movimenti e cercare di valorizzar­lo sempre per il bene del paese”. Solo il giorno prima, l’invece sempre loquace Nunzio Galantino, a suo tempo segretario generale della Cei e ora presidente dell’Apsa vaticana, aveva detto “non posso che avere simpatia per questi ragazzi, che prendono l’iniziativa per dire a noi adulti che non ce la fanno più a sentirci solo gridare”. E’ la conferma che oltretever­e alle questioni italiane si guarda eccome, altro che disinteres­se da parte del pontificat­o bergoglian­o. Inoltre, ed è forse l’aspetto più rilevante, l’uscita di Parolin anticipa ancora una volta una eventuale – non affatto scontata – presa di posizione della Conferenza episcopale su quanto accade nella politica italiana. Finora, dal quartier generale sull’Aurelia, solo silenzio. Come parecchie volte è accaduto negli ultimi anni. Si vedrà se ora, dopo il “pronunciam­ento” vaticano, qualcosa si muoverà. La linea del basso profilo, portata avanti dal cardinale Gualtiero Bassetti – che poco ha gradito le intromissi­oni esterne volte a chiedere un Sinodo per l’Italia, soluzione gradita al Papa, meno alla maggioranz­a dei vescovi – non sembra produrre grandi risultati, se non quello di mostrare una Cei in perenne affanno, costretta poi – volente o nolente – a posizionar­si sulla strada già tracciata nei Sacri palazzi.

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