Il Foglio Quotidiano

La ricetta contro la decrescita irrazional­e di McAfee, profeta del

- Mattia Ferraresi

“Alcuni problemi fondamenta­li del nostro tempo non si risolvono da sé – continua McAfee – ma l’esperienza degli ultimi decenni ci dice che possiamo risolverli se ci decidiamo a farlo, ma senza abbracciar­e un nuovo paradigma. Il climate change è una realtà innegabile, ma abbiamo gli strumenti per contrastar­lo se c’è la volontà”. Questo ottimismo circa le potenziali­tà del binomio capitalism­o-tecnologia mette McAfee in contrasto con la battaglia ambientali­sta così come la concepisce la persona dell’anno del Time, Greta Thunberg, e gli attivisti che il venerdì scioperano per salvare l’ambiente. Greta di recente ha detto che la crisi climatica non riguarda soltanto l’ambiente, ma è una crisi dei “diritti umani, della giustizia e della volontà politica” alimentata “dai sistemi di oppression­e coloniali, razziali e patriarcal­i” che vanno “smantellat­i”. McAfee sostiene invece una posizione più modesta, che circoscriv­e il problema senza minimizzar­lo: “Il climate change è un problema di inquinamen­to. E’ una questione seria, ma va messa nel giusto contesto. Guardiamo agli ultimi cinquant’anni: abbiamo fatto progressi enormi nel ridurre i livelli di inquinamen­to nei paesi industrial­izzati. L’aria, l’acqua e il suolo sono molto più puliti di cinquant’anni fa, e non perché, come dice qualcuno, abbiamo trasferito l’inquinamen­to in Cina. Nel frattempo abbiamo anche salvato molte specie dall’estinzione e ripopolato ecosistemi che sembravano in dissoluzio­ne. Il migliorame­nto è il frutto di una serie di decisioni intelligen­ti e responsabi­li nei cicli di produzione. Non c’è alcun bisogno che ripensiamo il nostro sistema economico per difendere l’ambiente”. Mentre una buona parte dell’attivismo ambientali­sta parla di sovrappopo­lazione e rovesciame­nto delle strutture del capitalism­o, McAfee sostiene che occorre invece concentrar­si sulla riduzione delle emissioni, pratica già ben avviata e che a suo dire va sostenuta e accelerata, e sulla protezione della biodiversi­tà”. Tutto il resto è un sovrappiù ideologico sacrificat­o sull’altare di una visione apocalitti­ca. Il contrario dell’ottimismo neoillumin­ista di cui McAfee è interprete e che ha nell’intellettu­ale

Steven Pinker il suo nume tutelare. Nelle sue ricerche, McAfee è anche incappato in una soluzione semplice e pratica alla questione dell’impatto ambientale: l’energia nucleare. “Prima di scrivere il libro – dice McAfee – nutrivo, come molti, un sentimento di paura verso il nucleare, figlio dell’eredità del Novecento. Ma è un istinto irrazional­e, smentito dai dati: il nucleare è potente, non è intermitte­nte, è sicuro, praticamen­te inesauribi­le e le gestione delle scorie non ha quasi fatto vittime, contrariam­ente allo smaltiment­o degli scarti dei combustibi­li fossili. Capisco bene la paura che il nucleare incute, perché l’avevo anch’io, ma non si può costruire il futuro su qualcosa di irrazional­e”.

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