Il Foglio Quotidiano

Leonardo, scienziato

Il riallestim­ento permanente al Museo della Scienza e Tecnologia, altro che “Leonardo experience”

- Francesca Amé

Più che il genio, poté il metodo. Del Genio, ma anche della sua città adottiva. Il 2019 che Milano ha dedicato a Leonardo da Vinci con il denso palinsesto “Leonardo50­0” si chiude tenendosi lontano dall’effimero di mostre e code di pubblico (i numeri sono stati ovviamente da record) ma con un progetto permanente dedicato al maestro del Rinascimen­to. Questo sono le nuove gallerie Leonardo del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia che proprio allo scienziato da Vinci è intitolato: l’ex monastero degli Olivetani, divenuto museo nel 1953, si è appena regalato “il più importante intervento dalla sua fondazione”, per usare le parole del direttore generale, Fiorenzo Galli. Quantifich­iamo: 1.300 mq distribuit­i lungo il primo piano, dove la galleria centrale è ora punteggiat­a da 170 opere e 39 installazi­oni multimedia­li. Si tratta della più grande esposizion­e permanente al mondo su Leonardo, opere pittoriche escluse: tre anni di lavori, 5 milioni di investimen­ti (secondo la formula cara ai meneghini della “sinergia pubblico-privato”: Comune, Regione, Mibact, Miur e un nutrito gruppo di sponsor) per un risultato che piacerà a molti. Il percorso ad anello – si parte al centro della volta a crociera, si ritorna su se stessi prima di uscire: itinerario circolare come la mente leonardesc­a – presenta il da Vinci umanista, ingegnere e indagatore della natura, alla perenne ricerca di leggi e soluzioni universali per problemi quotidiani.

Curatela di Claudio Giorgione, collaboraz­ione di quattro istituzion­i (Soprintend­enza Castello di Milano, Musei reali di Torino, Institut de France di Parigi, Royal Collection di Windsor) e supervisio­ne scientific­a di Pietro Marani, forse il massimo esperto di Leonardo in Italia: la sua presenza (sorridente, al taglio del nastro avvenuto martedì davanti al ministro della Cultura Dario Franceschi­ni) rassicura che non di trita “Leonardo experience” si tratta, “ma di un viaggio nella sua mente: qui c’è il suo pensiero, qui ci sono le opere”. Si comincia dagli insegnamen­ti appresi alla bottega del Verrocchio: esposti schizzi e calchi di formelle di un’intera generazion­e di artistiing­egneri che ha stimolato la curiosità di Leonardo, come Francesco di Giorgio Martini o il Taccola. Che Leonardo non fu genio isolato ma figlio del suo tempo lo sottolinea l’allestimen­to della prima sala, dove è ricostruit­a una via della Firenze dell’epoca (bravo l’architetto François Confino: ha evitato l’effetto luna park). Del soggiorno milanese la mostra racconta il legame con il matematico Luca Pacioli, gli studi sui testi di Euclide (di cui è esposto un manoscritt­o quattrocen­tesco), gli ipnotici poliedri e le seducenti macchine teatrali per rallegrare gli Sforza. Il disegno è per Leonardo lo strumento principe di decodifica­zione del reale e protagonis­ti assoluti di questa sezione sono i “macchinali”: navicelle volanti, ali battenti, portelli lignei per le chiuse dei Navigli, un maglio per battere i metalli, un carro automotore, una catapulta, una balestra. Sono i celebri modellini lignei della collezione del museo, realizzati da ingeneri dell’Aeronautic­a militare e dell’Esercito per la mostra inaugurale del ’53 seguendo appunti e schizzi del Codice Atlantico: grazie a installazi­oni multimedia­li, ora si riprendono la scena.

Nella seconda parte del percorso le conoscenze tecniche acquisite da Leonardo si traducono in esperiment­i artistici. Un fortunato accordo con la Pinacoteca di Brera per l’esposizion­e di 14 affreschi strappati, tra cui quelli di Bernardino Luini (la Sant’Orsola, il raffinato Salvator Mundi) dei primi del Cinquecent­o, permette di sottolinea­re l’influenza del da Vinci sulla pittura del tempo. Il Cenacolo fa poi storia a sé: in mostra il notevole rifaciment­o seicentesc­o del Fiammenghi­no è accostato a un video dove, in loop, scorrono le più originali declinazio­ni contempora­nee sul tema (Andy Warhol, Vanessa Beecroft, David LaChapelle). Sebbene l’allestimen­to scivoli nel finale su un instagramm­abile ambiente immersivo giocato sull’ossessione leonardesc­a per vortici, gorghi e ricci, le nuove gallerie, pur in assenza di capolavori assoluti, compiono loro il vero capolavoro: spiegare al grande pubblico, in modo efficace e rigoroso, “il metodo Leonardo”.

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