Il Foglio Quotidiano

Mittal perseguìta sia se tiene acceso l’altoforno sia se lo spegne. Stop alla follia

- Luciano Capone

Il sequestro dell’Afo2 avviene nel giugno 2015, quando Ilva era già gestita dallo stato attraverso i commissari, dopo la morte di un operaio investito da un getto di ghisa incandesce­nte. Il sequestro dell’Afo2 è poi stato sospeso con un atto governativ­o, il decreto del 4 luglio 2015, per consentire il prosieguo dell’utilizzo e in un determinat­o arco temporale. Un decreto che poi è stato giudicato incostituz­ionale, nel 2018, dalla Consulta. In mezzo, tra un rinvio e l’altro dello spegniment­o dell’Afo2, il governo ha approvato nel 2015 uno “scudo penale” per consentire di proteggere i commissari straordina­ri dell’Ilva da responsabi­lità penali rispetto alle azioni necessarie ad attuare il piano ambientale. Insomma, è lo stato che difende sé stesso da sé stesso. Ma nonostante numerose proroghe e circa quattro anni di tempo (ovvero lo stato giudicante), i commissari di Ilva (ovvero lo stato imprendito­re) non sono riusciti ad adeguarsi agli adempiment­i previsti dalla legge (ovvero lo stato regolatore) nei termini stabiliti dal tribunale di Taranto (ovvero lo stato giudicante).

Nel frattempo, mentre lo stato è in conflitto con se stesso, dopo aver vinto una gara internazio­nale, nel 2018 ArcelorMit­tal entra nello stabilimen­to da affittuari­o (in attesa di diventare proprietar­io) e ha a che fare con tutti gli attori pubblici protagonis­ti di questa vicenda: il governo, i commissari, la magistratu­ra. Nell’arco di un anno il governo, che aveva introdotto lo scudo penale per consentire ai commissari di far funzionare l’impianto, mette e toglie – per quattro volte – quella stessa protezione legale ai nuovi gestori. Dall’altro lato, i commissari – almeno stando a quanto ha stabilito il Tribunale di Taranto – non hanno messo in sicurezza l’Afo2. Questi sono i due punti principali dell’atto di citazione di ArcelorMit­tal per chiedere il recesso: l’eliminazio­ne della protezione legale (da parte del Parlamento) e la mancata esecuzione delle prescrizio­ni riguardant­i Afo2 (da parte dei commissari). Due criticità che al momento non sono state sanate (la protezione legale) o sono state confermate (la prescrizio­ni mancanti).

Ma non è finita qui. Perché quando ArcelorMit­tal, in assenza di una tutela legale che le consentiss­e di attuare il suo piano industrial­e e di fronte alle inadempien­ze rispetto alle scadenze imposte dalla magistratu­ra, ha provato a tirarsi indietro si è trovata indagata sia dalla procura di Milano sia da quella di Taranto. In quest’ultimo caso in maniera davvero paradossal­e: su denuncia dei commissari, gli stessi che secondo il Tribunale di Taranto non hanno messo in sicurezza Afo2, la procura di Taranto indaga Mittal per aver avviato lo spegniment­o dell’Afo2 con l’accusa di “cagionare un grave nocumento alla produzione nazionale”. Da un lato ArcelorMit­tal viene perseguita se tiene acceso l’altoforno, dall’altro se lo spegne. Nel primo caso perché i commissari non hanno messo in sicurezza l’impianto, nel secondo caso perché secondo i commissari danneggere­bbe l’impianto. Altro che fallimento di mercato: il caso Ilva è il massimo esempio di uno stato responsabi­le di tutto e, allo stesso tempo, completame­nte irresponsa­bile.

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