Il Foglio Quotidiano

GOAT

Coconino Press, 221 pp., 21 euro

- Emanuele Rosso (Adelaide Pellegrino)

Idris Arslanian è nato nel 1988 ed è un francese di origini siriane. Mancino, rovescio a una mano, ha un rapporto di amore-odio con il tennis. Giocare gli piace, vincere gli dà soddisfazi­one (anche se effimera), ma le sconfitte lo deprimono fino al punto di far crescere in lui una voglia irresistib­ile di mollare tutto. Eppure Idris è il protagonis­ta di una delle più straordina­rie imprese sportive degli ultimi anni. Tra il febbraio 2015 e il febbraio 2017, sui campi del torneo Atp Open 13 di Marsiglia ha battuto Novak Djokovic, Rafael Nadal, Andy Murray. Un’impresa che forse nemmeno gli appassiona­ti di tennis ricordano. Ma non è un problema perché Idris, in realtà, non esiste. O meglio esiste su carta, nella forma di una graphic novel realizzata da Emanuele Rosso e pubblicata da Coconino Press-Fandango. E forse, verrebbe da dire arrivati alla fine della lettura, esiste anche nella realtà.

Perché Idris è un insieme di storie, una grande sommatoria di personaggi che in questi anni hanno combattuto dentro e fuori dai campi da tennis. Hanno affrontato i loro fantasmi, le loro insicurezz­e, hanno battuto i “fab four” del tennis mondiale, sono comparsi e scomparsi, caduti e rinati. Meteore? Campioni incapaci di gestire il loro immenso talento? O tennisti pronti a raccoglier­e l’eredità di Djokovic, Nadal, Murray, Federer? Dopotutto anche il titolo del libro gioca su questa ambivalenz­a: Goat, che tradotto letteralme­nte dall’inglese vuol dire “capra”, ma che in campo sportivo è l’acronimo di Greatest of all time, cioè “il più grande di tutti i tempi”. E la domanda nasce spontanea: cos’è che fa la differenza tra una “capra” sgarbianam­ente intesa e un campione?

La graphic novel di Rosso, nel continuo rimando tra fiction e realtà, prova a offrire degli spunti di risposta. Idris si allena, anche se non sempre con entusiasmo, spinto da un allenatore, Laurence Tieleman (giocatore realmente esistito), che prova continuame­nte a farlo uscire dagli schemi. Idris fugge da una madre oppressiva (che ricorda molto il padre di Andre Agassi). Idris si trova faccia a faccia con quelli che sono considerat­i, ormai da anni, i “più grandi di tutti i tempi”. E li batte. Anche se non sa bene come ciò sia possibile. In fondo come si legge a un certo punto della storia “il tennis è lo sport del diavolo. Non Basta fare più punti del tuo avversario. Devi vincere i punti che servono a fare i game e i game per i set. E poi da capo. E non tutti i punti valgono uguale. Nel tennis i punti non si contano, i punti si pesano”. L’ultimo scoglio per Idris è quello di una finale con Federer, forse il più grande tra i grandi. Ma batterlo fa veramente la differenza? Può bastare una vittoria per entrare nell’Olimpo del tennis? Ai lettori l’ardua sentenza.

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