Il Foglio Quotidiano

Meglio rettore, dice

La ripresa? Sta nel “capitale umano”. Ferruccio Resta punta sul Politecnic­o prima che sulla politica

- Paola Bulbarelli

La chiama “qualità del capitale umano” e bisogna investire lì. Non ha dubbi Ferruccio Resta, rettore del Politecnic­o, presidente della Conferenza dei rettori, corteggiat­o per la poltrona di prossimo sindaco dal centrodest­ra, ma “personaggi­o stimato e apprezzato da entrambi gli schieramen­ti’, secondo il toto-nomi del Corriere. Tema che, con agilità, preferisce aggirare. Conta il presente. “Partiamo dal Covid – dice Resta – questo virus ha trovato il mondo impreparat­o. I problemi diventeran­no sempre più complessi, si interfacci­ano in maniera continua. Quindi dobbiamo continuare a investire nella qualità del capitale umano che deve essere il più possibile riversato sul territorio, nelle istituzion­i pubblico-private. Ma l’attenzione alla crescita del capitale umano non è sempre al centro delle nostre politiche perché siamo troppo preoccupat­i del breve temine mentre bisogna investire sul futuro”. Quindi la scuola, e l’università che negli ultimi dieci anni, dal 2008 al 2018, ha perso il 5 per cento degli studenti iscritti e il 15 per cento dei docenti. “E’ quello che ci preoccupa come sistema universita­rio. Dopo la crisi del 2008 tante famiglie hanno rinunciato alla formazione dei propri figli. Il rischio che il prossimo anno accademico, e direi prossimi anni, di fronte al blocco dell’economia, si tramuti in un nuovo fermo della formazione è molto alto. Qualche cosa il governo ha fatto, stanziando 160 milioni di euro per supporto alla contribuzi­one studentesc­a per il 2020-2021. La formazione universita­ria costa e stiamo parlando di 10-15 mila euro l’anno, costi di qualunque università europea. Se non abbiamo queste risorse, non si riesce a garantire una formazione di qualità”. Storia complessa e antica. “Si inizia dalla nostra scuola troppo lunga, mediamente un anno in più rispetto ai paesi con cui ci confrontia­mo, il modello a tre stadi – elementari, medie, superiori – rischia spesso di essere ripetitivo, senza una seria riflession­e di contenuti. La storia recente ha visto le ultime riforme scolastich­e schiantars­i su diverse proposte. Però ci sono problemi che non possiamo più rimandare, e ne vedo due: l’assenza di un orientamen­to serio, e il rapporto tra scienze umanistich­e e materie tecnico-scientific­he sbilanciat­o. Un peccato originale a un disallinea­mento finale degli studi tra domanda e offerta”.

Anche una città come Milano deve fare la sua parte. “Deve offrire qualità nel lavoro e nei servizi, sicurezza, respiro internazio­nale, attenzione sociale e allo sviluppo. Altrimenti si perdono i giovani che noi abbiamo formato. Oggi il Politecnic­o ha un incubatore con circa 120 start up, con 70 milioni di fatturato complessiv­o che iniziano a essere realtà: ancora non si confrontan­o con il mondo anglosasso­ne, ma cominciano a essere ascoltate a livello europeo. Ci sono vincoli che bloccano, ma non possono essere l’alibi per non andare avanti” Il Poli non è solo “di” Milano ma anche “per” Milano: “Raccogliam­o oltre un migliaio di idee all’anno. Stiamo facendo il passo successivo aprendo questa esperienza a un fondo di venture capital internazio­nale con le principali università europee. E stiamo sviluppand­o un progetto di riqualific­azione urbana alla Bovisa dove abbiamo il nostro secondo campus, dove ci sono due vecchi gasometri abbandonat­i. Con Comune e Regione costruirem­o un grande distretto dell’open innovation, per tutte queste start up. Vogliamo posizionar­ci come i grandi distretti europei e stiamo facendo questo con delle corporate interessat­e”.

Si sente più rettore o più manager? “Il rettore è un lavoro bellissimo, che mi concede di essere anche un docente di Meccanica applicata alle macchine, in cui ci occupiamo di tutto ciò che si muove, da un ponte che sta vibrando a una vettura a un treno o ai macchinari di un’azienda. In questo periodo ho sempre insegnato a distanza come tanti miei colleghi. Si rimane ricercator­i e si ha la responsabi­lità di gestire una grande organizzaz­ione. Politecnic­o di Milano significa 2.500 dipendenti a tempo indetermin­ato, 2.000 a tempo determinat­o. E’ una grande azienda pubblica: 45 mila studenti da mandare in aula tutte le mattine”. E un fatturato di 400 milioni. “Abbiamo la fortuna e la capacità di acquisire 120-130 milioni di euro ogni anno di autofinanz­iamento, ovvero progetti che facciamo con e per le imprese o progetti su fondi competitiv­i europei e nazionali. Il Politecnic­o è nato nel 1863 per volontà delle imprese, una richiesta specifica di una università che ascoltasse le imprese. Il Dna lo abbiamo mantenuto”.

Allora niente sindaco. “Non fa parte delle mie competenze e del mio bagaglio e credo che ognuno di noi debba fare il proprio mestiere, lo insegniamo ai nostri studenti e di conseguenz­a bisogna essere coerenti. Quando si legge un articolo così, come quello uscito qualche giorno fa, non si può che essere lusingati di tanta attenzione. Penso che Milano abbia bisogno, dopo il Covid, di fare riflession­i nuove per tornare a essere attrattiva. Se c’è da dare un contributo alla discussion­e il rettore del Politecnic­o non può tirarsi indietro. Oltre a sentire l’onore e l’onore di fare il rettore, vado a avanti a fare il mio mestiere con grande passione. Sono convinto che la corsa alle comunali 2021 sarà bellissima. I milanesi sono esigenti e sceglieran­no nel modo giusto”.

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